Shahada

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Shahada

Il film ci racconta separatamente la vita di Maryam, Samir e Ismail, tre giovani mussulmani che vivono a Berlino. Durante il corso delle vicende raccontate ognuno di loro entra in crisi con i propri valori e la propria fede e sarà costretto a cercare nuove strade e a chiedersi chi sono, chi amano e in che cosa credono. Le loro storie s’incrociano in una moschea guidata dall’illuminato Iman Vedat.
Maryam è la figlia di Vedat. E’ una buontempona che cerca di rassomigliare alle ragazze occidentali. Il suo comportamento libero è causa di continui conflitti con il padre single, preoccupato della condotta morale della figlia 19enne. Le sue paure hanno qualche fondamento, infatti Maryam si ritrova inavvertitamente incinta. Samir è nigeriano e insieme al suo amico tedesco Daniel frequenta le lezioni di Corano di Vedat. Appare subito chiaro che Daniel considera Samir molto più di un amico, sentimenti che sono ricambiati anche da Samir e che trasformano la loro amicizia in una vera e propria relazione. Ismail è un poliziotto 35enne con famiglia. Un giorno durante un’irruzione della polizia al mercato centrale, vede Leyla, la donna che tre anni prima rischiò di morire per un proiettile di rimbalzo partito dal suo fucile. Questo incontro sconvolge Ismail… Il titolo del film si riferisce alla prima regola dell’Islam: Shahada è la professione di fede mussulmana e nel film sta a significare le scelte che ognuno deve fare per trovare la propria strada.

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3 commenti

  1. E’ un bel film , ottimamente recitato da attori non professionisti. Il regista è un afgano che vive in occidente. Da quì , penso , l’assoluta neutralità del regista sul fondamentalismo religioso islamico in una societè occidentale. Di rilievo solamente la “pietas” che traspare verso l’essere umano in generale pur senza prendere mai partito. Almeno quella , tra tanto fanatismo e intolleranza su cui il regista non si pronuncia mai!
    Ah le religioni istituzionalizzate , qualunque esse siano…..

  2. maurizio

    un film che ci vuole insegnare la tolleranza , una tolleranza verso le nostre vite il nostro modo di essere piu profondo che prescinde da qualsiasi religione , un film da non perere sia per il cast che ho trovato superbo che per la sceneggiatura che lega le tre vite dei protagonisti con un unico denominatore comune “ritrovarsi “

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