Dalla rassegna stampa Cinema

La famiglia di Julianne Moore madre lesbica

…nel film tedesco Shahada … il coraggio di confrontare le possibili contraddizioni della vulgata coranica — che condanna l’omosessualità e obbligherebbe i padri a vegliare sulla morigeratezza delle figlie— con una lettura più tollerante dei testi sacri (come appunto fa Vedat) è qualità …

Appassionato dagli esploratori polari, il russo Alexei Popogrebsky ha pensato bene di ambientare Kak ya provel etim letom (Come ho finito questa estate) in una base polare artica che ospita due soli meteorologi. Succede molto poco, se non che il più giovane non ha il coraggio di dire all’altro la tragedia che ha colpito la sua famiglia. Ma nell’economia del film tutto finisce per perdere valore (isolati dalle nebbie e dai ghiacci, i due possono fare poco o niente di fronte alle notizie che arrivano via radio), perché al regista interessa soprattutto raccontare come si modifichi la percezione del reale e come due persone molto diverse — il più anziano ama pescare, il più giovane passa il tempo coi videogiochi e l’mp3— finiscano per «assomigliarsi» nello stravolgere la realtà.

Quella stessa realtà che invece nel film tedesco Shahada (la «professione di fede» secondo il Corano) di Burhan Qurbani stravolge le vite di tre giovani mussulmani berlinesi: Maryam deve far i conti con l’aborto a cui l’ha portata la sua vita «allegra», Samir è angosciato dalle sue pulsioni omosessuali e il poliziotto Ismail entra in crisi quando incontra Leyla, la donna che tre anni prima aveva ferito (e fatto abortire) involontariamente durante una sparatoria. A tenere insieme le storie ci pensa il rabbino Vedat, padre di Maryam e guida spirituale di Samir e Leyla (e questa è la parte più debole del film), ma il coraggio di confrontare le possibili contraddizioni della vulgata coranica — che condanna l’omosessualità e obbligherebbe i padri a vegliare sulla morigeratezza delle figlie— con una lettura più tollerante dei testi sacri (come appunto fa Vedat) è qualità non indifferente, che il regista di origini afgane racconta con uno stile incisivo e convincente.

Tono molto più spensierato e divertente per The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko (fuori concorso), che racconta i normali problemi di una famiglia con figli adolescenti: genitori un po’ troppo apprensivi, frustrazione del partner che ha sacrificato le ambizioni per la famiglia, scappatella extraconiugale. Tutto nella norma, se non fosse che i genitori sono due donne la cui relazione lesbica finisce per fare i conti con gli stessi problemi delle coppie etero. Come nella miglior tradizione hollywoodiana, alla fine l’unità della famiglia vince su tutto, ma il delicato tocco della regista riesce a cancellare ogni possibile ipocrisia moralistica in nome di una più generale (e generosa) accettazione delle diversità. E che gioia vedere le due straordinarie protagoniste, Annette Bening e Julianne Moore (nella foto) mostrare senza problemi gli adorabili segni della loro età.

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