Re(l)azioni a catena

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Re(l)azioni a catena

L’Associazione BADhOLE Video presenta in anteprima le prime quattro puntate di una serie-web prodotta dal basso e realizzata con lo stesso cast di È femmina, no?, corto che nel 2006 partecipò al Torino GLBT. L’idea nasce dall’indignazione per un Paese a senso unico e dal desiderio di raccontare gli affetti, il lavoro e la famiglia così come ci appaiono: una sequenza di reazioni e relazioni a volte sorprendenti. La storia trae ispirazione da un fatto di cronaca realmente accaduto che innesca un effetto valanga di nuovi sentimenti e situazioni. Silvia è una ricercatrice chimica, precaria, single e svampita. La sua vita si divide tra formule, relazioni con donne sbagliate, una madre invadente e una rigida governante post-comunista. Improvvisamente si trova ad occuparsi di due cugine adolescenti e conosce Alessia, una manager in carriera di cui si innamora. Cosa nascerà da questa complicata combinazione di elementi? Nella cinetica della vita come nella chimica è tutta una questione di re(l)azioni a catena. (Togay)

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On line dal 25 aprile 2013 su http://www.badholevideo.com/

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Intervista di Federico Minetti (d-mag.it)

Le BADhOLE Video sono un’associazione culturale con all’attivo molti interessanti cortometraggi. Re(l)azioni a Catena è il loro nuovo, affascinante progetto: la prima web fiction italiana che parla di diritti, di donne, di amore e di nuove famiglie. Ecco la nostra intervista.

Badhole Video… Chi c’è dietro a questo nome?
BADhOLE Video è un’associazione culturale. L’h è muta, si scrive all’inglese ma si legge alla piemontese: Badòle. Siamo un collettivo di cinque donne filmmakers torinesi, militanti, resistenti e insistenti, che in mancanza di passioni quali decoupage o uncinetto, si cimentano nel tempo libero con il cinema. Tolto il mantello da super eroine, nella vita di tutti i giorni siamo: Silvia Novelli, Milena Paulon, Giustina Iannelli, Lara Gastaldi e Paola Cuniberti.

La filmografia di Badhole Video è notevole. Da quanto siete attive? Com’è nato il progetto iniziale, e come si è poi evoluto?
Il progetto BADhOLE Video nasce come duo nel 2001 quando la regista e la sceneggiatrice decidono di realizzare un documentario sul calcio femminile (B movie, ragazze in B) che ottiene un discreto successo in giro per i festival della penisola. Nel 2005 il duo si trasforma in una vera e propria band per partecipare a una gara cinematografica (50 ore film Torino) con Sarò flessibile con te, un corto improvvisato in 50 ore sul precariato della Torino olimpica. Il cortometraggio vince la gara, il gruppo si consolida e nascono progetti sempre più impegnativi e professionali.
In questi anni abbiamo realizzato 12 lavori collaborando con tante persone che ci hanno sostenuto e ci hanno regalato il loro tempo e la loro professionalità. Con i nostri corti parliamo di tutto ciò che non condividiamo del nostro paese, delle discriminazioni sessuali e razziali, delle cattive abitudini, dei diritti storti, del precariato; e cerchiamo di farlo sempre con ironia e apparente leggerezza.

I vostri video affrontano spesso tematiche di genere. Cosa significa produrre video di questo tipo in Italia, o ancora meglio, a Torino, oggi?
In generale nei nostri corti ci piace affrontare tematiche riguardanti i diritti spesso negati della nostra società, raccontiamo le storie dei cittadini di serie B (le donne, i precari, gli stranieri, gli omosessuali). Molti di questi temi sono stati abbondantemente sdoganati in questi anni dal cinema e dalla televisione italiana, solo l’omosessualità è ancora relegata alla macchietta comica o al film stagionale di Ozpetek. È ancora un terreno minato, ma Torino, la cui presenza e influenza è molto forte nei nostri lavori, ci sembra la città adatta per affrontare questi temi perché in fondo in Italia è sempre da Torino che partono nuove idee.

L’ultimo vostro progetto, in fase di realizzazione, si intitola Re(l)azioni a catena. Vi va di raccontarcelo?
Re(l)azioni a catena è un progetto di serie per il web costruita “dal basso”. Sentivamo la necessità di passare dal cortometraggio a una forma narrativa più lunga e quella della serie web ci è sembrata una strada interessante, oltre che molto attuale. Si tratta in realtà di una sorta di mediometraggio, strutturato a puntate per motivi produttivi e distribuito sul web. La storia è quella di Silvia, una ricercatrice chimica, precaria, single e svampita. La sua vita si divide tra formule, relazioni con donne sbagliate, una madre invadente e una rigida governante ucraina post-comunista. Improvvisamente si trova a doversi occupare di due cugine adolescenti e conosce Alessia, una manager in carriera di cui si innamora. L’idea della serie web nasce dall’indignazione per un Paese a senso unico e dal desiderio di raccontare gli affetti, il lavoro e la famiglia così come ci appaiono: una sequenza di reazioni e relazioni a volte sorprendenti.

Una serie web costruita “dal basso”? Che cosa vuol dire?
In occasione del decennale della nostra attività, che il karma ha voluto coincidesse con una delle più gravi crisi economiche mondiali degli ultimi 100 anni, abbiamo avuto la brillante idea di realizzare un progetto grande e oneroso. In tutti questi anni ci siamo sempre autoprodotte e questo è stato possibile grazie al successo nei festival e all’amicizia delle persone che con noi hanno lavorato. Anche in questo caso abbiamo deciso che non potevamo fermarci di fronte ai tagli e all’impossibilità d’accesso a fondi pubblici e abbiamo scelto di procedere, coinvolgendo persone e realtà che come noi lavorano con e per la cultura e il sociale o che semplicemente condividono e si riconoscono nei temi che ci stanno a cuore e nel nostro modo di affrontarli. Per questo abbiamo deciso di lanciare una sottoscrizione appoggiandoci alla piattaforma Indiegogo.
Il budget raccolto servirà per realizzare le prime 5 puntate della serie. Oltre che con una donazione è possibile sostenerci aiutandoci a divulgare il progetto mediante i social network e presso associazioni, gruppi, organizzazioni e chiunque possa essere interessato. Insomma, come non mai abbiamo bisogno del sostegno di tutti i “badòla” del mondo e della forza della rete: se 2.000 persone contribuissero con cinque euro, la nostra serie web potrebbe partire.

Dai vostri video emerge una visione sulla realtà sempre ironica e leggera. Vi va di raccontarci una cosa divertente che vi è successa, durante la produzione di qualche lavoro, o durante qualche proiezione?
Il principio che muove tutti i nostri progetti è “divertimento”. Ci piace definirci filmakeresse della domenica perché tutte noi facciamo nella vita vera lavori diversi che nulla hanno a che fare con il cinema. Il cinema occupa il nostro tempo libero, le nostre ferie estive, le nostre domeniche uggiose e le nostre serate invernali. La parte del divertimento è dunque essenziale. Tutto il clima che si crea sul set è sì professionale ma anche è soprattutto fatto di amici, risate, piacere e voglia di stare insieme, difficile quindi parlare di un singolo episodio. Di tutti i nostri lavori sul set realizziamo anche il backstage che proiettiamo spesso dopo i nostri corti proprio per far vedere alle persone che non ci conoscono quale è lo spirito ed il mood che viviamo.

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