Melancholia

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Melancholia

Il più divertente personaggio gay della stagione è l’irritabile organizzatore di matrimoni interpretato da un eccellente Udo Kier in questo fanta-psico delirio nichilista diretto da Lars Von Trier, cacciato da Cannes come ‘persona non gradita’ per le sue battutacce filonaziste e contro Israele.
Esattamente come la Carrà, il personaggio di Udo Kier mette su un giochino d’intrattenimento in cui bisogna indovinare il numero di fagioli in un contenitore e s’inviperisce quando la sposa Justine – interpretata mirabilmente da Kirsten Dunst, Palma d’Oro per questo ruolo – gli rovina sistematicamente la cerimonia, da lui definita ‘il mio matrimonio’. Lei è inquieta e depressa ma saprà affrontare nientemeno che la fine del mondo dovuta alla collisione col pianeta ‘Melancholia’ molto meglio della sorella iperrazionale Claire (Charlotte Gainsbourg).
Un affascinante dramma apocalittico inondato da musica wagneriana con uno stupendo attacco visionario in cui il maestro danese interpreta un suo personale ‘cupio dissolvi’. (R. Schinardi, Gay.it)

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Settimana Posizione Incassi week end Media per sala
dal 28/10/2011 al 30/10/2011 15  72.742  1.515
dal 21/10/2011 al 23/10/2011 11  138.781  1.577

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11 commenti

  1. Più che cinema, l’inizio del film si avvicina non poco ad uno spettacolo di teatro danza di Pina Bausch, e nelle sue allegoriche immagini mantiene tutto il suo carico di promesse solo all’ apparenza prive di senso. Il film non vuole essere chiaro, ma una metafora. Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg sono due volti che alla fine giungeranno a rivelare l’essenza della propria natura autentica. Colei che appare forte, in realta’ è terrorizzata da Melancholia, da questo pianeta che vuole sommergere l’umanita’ ( planet earth is blue and there’s nothing i can do) per dirla alla Bowie. Colei che si rivela essere sofferente al mondo e alle sue leggi. Sara’ colei che in un euforia lunare abbracciera’ il cambiamento che Melancholia prospetta. È come se Von Trier ci dicesse che lo sposo guardato dalla Dunst non e’ un uomo, ma un salto verso una promessa che non ha nulla di terreno. Lars e’ un artista, se doveva stare simpatico a tutti costi, avrebbe fatto cabaret.

  2. zonavenerdi

    Ho cercato di vederlo attentamente questo film, ma davvero non l’ho capito e non sono riuscito a farmelo piacere. Non vorrei passare per il “solito ignorante”, ma la parte iniziale l’ho trovata melensa e l’acostamento Pianeti – ouverture musicale credo sia stato un brutto inizio. Se quello era un “introduzione ai temi del film” dovevo già capire da lì che il film non mi sarebbe piaciuto.

  3. [segue] Davanti alla catastrofe finale la più sensibile comprende che la vita ineluttabilmente è pure morte e la più razionale che vuol regolare tutto non sa includere la morte nella sua visione razionale. Attori splendidi , tutti , compreso il gay di Udo Kier (del tutto marginale) ma splendida la regia di Von Trier spina dorsale di questo film visionario e allegorico. Von Trier che nella vita trovo decisamente detestabile. Voto 9.

  4. La summa del film è l’inizio ed è veramente indimenticabile. I due pianeti che stanno per collidere sono affiancati, sembra quasi che si bacino , si fondano in un abbraccio mortale. E mai un accompagnamento musicale è stato più complementare , più insinuante. I temi di amore e morte del Tristano wagneriano di dispiegano con quei crescendi da brivido che solo descrivono un orgasmo sessuale o i sussulti della morte. La morte infatti è la lugubre protagonista di questo magnifico film , vista dal lato di due sorelle che sembrano estrapolate da Jane Austen , Sense And Sensibility.

  5. Melancholia

    Non capisco se in Italia non venga valorizzata la vera arte o se c’è qualche problemino a comprenderla fino in fondo.. Melancholia non è un film e basta, è qualcosa di più, è un malessere che ci portiamo dentro, l’essere umano è il pianeta!

  6. istintosegreto

    Non sono propriamente un fan di Von Trier. Dogville è il suo lavoro che ho apprezzato maggiormente.
    Parlando di Melancholia, è interessante notare la similitudine tra la catastrofe interiore del singolo e quella del mondo intero. Sono contento di avere visto questo film, al quale riconosco un certo valore (e un cast di grande pregio), tuttavia non sono sicuro che lo rivedrei perché risulta pedante nella seconda parte.

  7. marediguai

    Il “cameo gay” di Udo Kier nella prima parte del film è un po’ poco per poter inserire questo film nel filone del “gay cinema”. Ma ovviamente questo rimane un fatto assolutamente secondario per una pellicola bellissima ed ispirata, dove finalmente Von Trier smette di voler irritare a tutti i costi i propri spettatori (nonostante a Cannes non ce l’abbia fatta a trattenersi di persona con le sue antipatiche dichiarazioni in conferenza stampa). Un peccato quest’ultimo che ha oscurato un’opera visionaria, matura, perfetta metafora del nostro tempo: non ci sono in realtà innumerevoli motivi nel presente che viviamo che ci possano indurre a pensare che la nostra civiltà sia sull’orlo del collasso e della propria estinzione? Purtroppo questa lucidità è dura da accettare ma ha prodotto un’ottima opera d’arte.

  8. Giuseppe81

    E la reazione delle 2 sorelle racchiude in sè qll d tutta l’umanità (angoscia e sollievo)!La prima parte ricorda molto Festen, ma la seconda è davvero da brividi!Cast perfetto, soprattutto la Dunst è straordinaria!!!Musiche d Wagner aderiscono perfettamente alla storia!andatelo a vedere, se avete la possibilità…
    e poi x gli amanti d True blood c’è il fantastico Alexander Skarsgard, ke interpreta Erik nel telefilm!

  9. Giuseppe81

    E’ una vergogna ke un film del genere sia distribuito solo in 80 copie in tutt’Italia… è un film davvero emozionante, straordinario, ke nn lascia x nulla indifferenti (cm d’altronde tutti i film di Von Trier). Altro ke i films catastrofisti americani, pieni d caos, d eroi,spettacolari scene d massa e musica assordante!è il primo film d qst genere ke m ha trasmesso l’angoscia dell’ineluttabilità della terra!

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trailer: Melancholia

Varie

Lars Von Trier has been rather tight-lipped about his new film Melancholia. He famously pronounced no more happy endings! and has slowly detailed a plot about two sisters (Kirsten Dunst and Charlotte Gainsbourg), one of whom is preparing to marry Alexander Skarsgard. The elder Stellan Skarsgard is in the cast, along with John Hurt and Kiefer Sutherland.
Now weve got a lot more information, including basic details about the event that will open the film: the world being crushed. In the book Genius, Lars Von Trier had a few things to say about Melancholia as quoted in Politiken:
In Melancholia I start with the end. Because what is interesting is not what happens but how it happens! So we begin by seeing the world being crushed, then we can tell the story afterwards In this way you dont have to sit and form theories about what will happen, but can delve down into some other levels and become interested in the pictures and the universe thats what I imagine.
Sounds like the movie will open with that big event and then well wind back to see things leading up to it. So well have a window seat as people freak out and try to deal with the planets impending doom.
And, as the director explains, Kirsten Dunst plays the depressive one fo the two sisters, who pushes everything away after being married. Politiken explains that after hearing her young nephews anxiety about the impending planetary collision, she positions herself in between the disaster and the boy and tells him about a special cave where he can be safe.
Some of the emotions in the film come from Lars Von Triers memory of childhood, when he was plagued with fears of nuclear war. (Imdb)

CRITICA:

Una pellicola dolorosa e angosciosa, splendidamente intepretata da Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg, che, per sadismo e assoluta mancanza di speranza, si potrebbe definire il film definitivo di von Trier.
A due anni dal disturbante e particolarmente discusso (perfino per Lars von Trier) Antichrist, il regista danese torna a Cannes con Melancholia, che lo stesso cineasta definisce come come “un bel film sulla fine del mondo” e “un film profondamente radicato nel romanticismo tedesco, alla Wagner… un film che sembra realizzato da una donna!”. E’ la più classica delle trappole di un regista che da tempo ci ha abituato a dichiarazioni perfino più provocatorie dei suoi film, perché Melancholia è prima di tutto una pellicola dolorosa e angosciosa, quello che, per sadismo e assoluta mancanza di speranza, si potrebbe definire il film definitivo di Von Trier.
Fin dal prologo, una vera e propria ouverture musicale che ci introduce ai temi del film, è evidente che non solo per i protagonisti ma per l’umanità intera non vi è alcuna possibilità di salvezza; il pianeta Melancholia ha infatti inspiegabilmente cambiato orbita e si dirige verso la Terra e fin da subito noi spettatori possiamo assistere all’inevitabile collisione. Concluso il prologo, torniamo a quando Melancholia è appena apparso nei cieli ed i festeggiamenti per un matrimonio sono appena iniziati: la pragmatica Claire ha organizzato tutto alla perfezione affinché questo sia il giorno più bello per la sorella Justine, ma quest’ultima nonostante le apparenze e i sorrisi di circostanza è tutt’altro che felice; una gravissima forma di depressione la colpisce nel corso dei festeggiamenti rovinando inevitabilmente la serata a tutti i presenti. Solo Justine è riuscita ad intuire, forse solo inconsciamente, che ci troviamo all’inizio della fine…
Il cuore del film è qui, nella contrapposizione di queste due sorelle diverse come il giorno e la notte non solo nell’aspetto ma anche nel modo in cui approcciano la vita e la fine di essa, e nelle straordinarie interpretazioni di due attrici che, come sempre accade, vengono valorizzate al massimo da un regista come von Trier che alle sue donne chiede tanto, spesso troppo, ma al tempo stesso riesce sempre a “spremere” al massimo tirando fuori performance memorabili. E se della Gainsbourg già in passato avevamo potuto apprezzare appieno l’immenso talento, la Dunst è una piacevolissima sorpresa e potrebbe con questa pellicola finalmente distanziarsi dai ruoli di “fidanzatina d’America” che troppo a lungo le sono rimasti addosso.
Ma Von Trier non si limita solo a regalare immagini di rara bellezza o momenti di struggente malinconia, il regista ci trascina verso un finale appassionante nonostante la bieca disperazione, ci chiede di abbracciare la sua cupa visione dell’universo in cui non c’è niente, null’altro se non la nostra vita comunque destinata prima o poi a concludersi, ci chiede di essere come Justine e semplicemente accettare la fine. Lui d’altronde, romantico che non è altro, la pensa esattamente così da oltre trent’anni. Come dice la sua bionda eroina nel film: “Cos’altro potevamo aspettarci?”. (Luca Liguori, Movieplayer.it)

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