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Film trattato malissimo dalla critica che invece possiede una sua attrattiva e soprattutto il merito di tentare qualcosa di originale. Se possedesse una idea in più, che potesse dare un significato e una motivazione di sostegno a tutto l’impianto, potrebbe diventare un vero cult movie. Purtroppo l’idea del “movie road”, così come l’idea dell’amico ritardato e del viaggio quasi fine a se stesso non sono sufficenti a reggere l’ora e mezzo del film, anche se dobbiamo dire che i primi tre quarti d’ora ci hanno veramente divertito. Merito soprattutto della caratterizzazione del personaggio di Tognazzi, un ritardato che però capisce le cose meglio dell’intelligente e “filosofico” amico. Le sue smorfie e i suoi “forse” dopo azzardate affermazioni (preferisco le donne … forse), attirano tutta la nostra simpatia. La storia del film è tutta nel viaggio “on the road” attraverso l’America di due amici italiani e dei loro incontridi casuali, tra i quali anche una coppia di lesbiche in crisi, che faranno risaltare ancora di più le diverse personalità dei nostri due eroi. Purtroppo le due ragazze sono presentate solo in funzione dei due protagonisti, anche se si lascia intravvedere un rapporto problematico tra di loro che poteva essere interessante approfondire. La figura di Gassman, un mafioso che scopa le sue prostitute meno richieste per tenerle in allenamento, è troppo retorica e la sua “redenzione” finale è più ridicola che credibile. Complessivamente un film che andava pensato un po’ di più, un’occasione mancata, ma non per molto.

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Due ragazzi romani decidono improvvisamente di partire per l’America. L’occasione è data da un’offerta di lavoro, il motivo più profondo è quello di cambiare aria, di vedere se il mito americano è ancora in grado di far sognare l’ultima generazione. Tra lavori saltuari, macchine a noleggio, avventure boccaccesche o quasi (ma sempre con italiane), squarci di Monument Valley e di Grand Canyon, i due capiranno che il loro futuro è altrove.
Secondo capitolo (dopo “Lest”) di una tetralogia che Giulio Base ha deciso di scrivere, dirigere e interpretare. Lo stile è frammentario e troppi sono i momenti irrisolti. (Film.tv.it)

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Due giovanotti italiani, Angelo (G. Base) e Jimbo (G. Tognazzi), attraversano in auto gli States da est a ovest, da costa a costa finché si aggregano a una comunità di Figli dei fiori (o del Sole?). Lungo la strada incontrano due turiste italiane e un italo-americano del Sud un po’ losco. Incerto tra il film di viaggio e il film di strada, è un prodotto di basso costo, poche idee, regia approssimativa. Per dirla con Angelo, è un film stocastico, casuale, aleatorio, probabilistico. Bravi i due figli d’arte. (Morandini)

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