Irrawaddy Mon Amour

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Irrawaddy Mon Amour

Soe Ko e Saing Ko decidono di sposarsi, sostenuti dall’attivista Myo Nyunt. Si tratta della prima unione gay in Birmania: una scelta coraggiosa per affermare il diritto di amare in un Paese dove la libertà è ancora una chimera. Tre registi italiani raccontano uno dei primi matrimoni gay in Birmania, all’indomani della vittoria di Aung San Suu Kyi alle elezioni legislative – le prime libere dal 1990 – dando voce a una comunità di persone per cui questa svolta democratica vale ancora di più. Sono le lesbiche, i gay, i bisessuali e transgender birmani, che finalmente possono sperare in un futuro diverso nel loro paese, e a loro è dedicato “Irrawaddy mon amour”, il film documentario di Valeria Testagrossa, Andrea Zambelli e Nicola Grignani. «Abbiamo voluto raccontare una delle prime unioni gay in Birmania e la coraggiosa scelta dei suoi protagonisti di affermare il diritto di amare, sfidando paure e rischi, in un paese in cui la libertà è stata finora una chimera – spiega Nicola Grignani – L’idea è nata da un viaggio di Valeria Testagrossa nel 2009, quando per caso, dopo essere salita su un camion che trasportava sacchi di riso, si è ritrovata in questo posto sperduto nel cuore della Birmania, un villaggio contadino che vive sull’Irrawaddy, il fiume navigabile da cui prende il nome il documentario. In mezzo a non più di 600 abitanti abita una comunità molto forte di gay, lesbiche e trans, pronti a rivendicare i loro diritti. Una cosa straordinaria, anche pensando al fatto che in quel paese non vedevano uno straniero da vent’anni. Nel 2014, con Valeria e Andrea siamo tornati lì e tra 2014 e 2015 abbiamo fatto le riprese. Volevamo raccontare questa storia con uno stile poetico e a tratti sospeso, convinti si trattasse dello stile più appropriato per raccontare la delicatezza di questo amore. Usiamo la camera a mano per seguire i protagonisti, perché crediamo sia la modalità migliore per cogliere la repressione che aleggia e che si insinua nelle menti delle persone, pur rimanendo invisibile: una minaccia quasi impalpabile, ma non per questo meno angosciosa. Adesso ci prepariamo per le due anteprime [Amsterdam e Torino Film Festival], non ci aspettavamo un successo così immediato quindi siamo, felici, ma di corsa».

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