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“Opera prima del ventiseienne fiammingo Lukas Dhont, presentato in concorso a Cannes nella sezione “Un certain regard”, che parla dei tormenti di un transgender. La stampa internazionale l’ha salutata con un’ovazione e “Le Figaro” si è spinto a definirla la vera sorpresa di Cannes.
E’ una pellicola lineare, coinvolgente, fluida. Racconta la storia di Lara, ragazza imprigionata in un corpo maschile che sogna di diventare un’ etoile della danza e vorrebbe farsi operare per cambiare sesso. Vive con il padre e si occupa del fratellino che ha sei anni. Nonostante il sostegno del genitore che l’accompagna alle visite mediche per valutare un’eventuale operazione, Lara soffre perché il momento viene sempre rimandato dai medici. La sua condizione le complica i rapporti con le altre donne e, ovviamente, con gli uomini. Il non poter esprimere le reali pulsioni, la propria natura, crea un conflitto estenuante. La lotta con il suo corpo, il bisogno di trasformarlo perché si adegui alla vera identità sessuale, è fonte di una perdita di energie, le fa stillare sangue come la danza acrobatica.
Lukas Dhont e Victor Polster sono bravissimi nel farci entrare nella mente del personaggio, muovono verso di lui un’empatia tale da rendere questo film il migliore ambasciatore dei diritti di gay, lesbiche e transessuali. Lukas Dhont, non a caso, si è ispirato a una storia vera e, sia lui sia Victor Polster, hanno lavorato con l’aiuto dell’autentica transgender che, come Lara, studiava danza classica: un’arte che costa, nei fatti, molto talento e sacrificio.” (Bruna Alasia, Articolo21.org).
“GIRL è un film solo apparentemente semplice e lineare e ha ben poco di opere assonanti come «Billy Elliot». La cornice del mondo della danza è tutt’altro che un pretesto pruriginoso per ambientare le speranze e i sogni di Lara. È piuttosto un detonatore di conflitti, un mondo di sacrificio e costrizione che però per la giovane protagonista ha i colori del sogno. La differenza sessuale è a sua volta occasione di conflitto, di diversità e di progressiva presa di coscienza di sé in un mondo ancora permeato da convenzioni e rivendicazioni sessuali” (Giorgio Gosetti, ANSA.it).
“Quante volte abbiamo visto, letto, ascoltato questa storia? Ma Girl ha alcune qualità fondamentali. La prima si chiama Victor Polster, attore e ballerino 25enne, l’interprete che ogni regista vorrebbe, perché l’incarnazione è profonda e insieme epidermica, è commovente, totale. Victor diventa letteralmente il dolore del corpo di Lara intrappolato nella carne di uno sconosciuto (maschio).
La seconda qualità sta nella regia di Lukas Dhont, giovane esordiente, belga, ventiseienne (ma già con una nomination all’Oscar per il cortometraggio L’Infini), che non ha un’estetica da esibire, non ha uno stile da imporre alla storia, ma si mette al servizio della persona (l’attore Victor) e del personaggio (Lara l’eroina coraggiosa), e lavora sulla percezione di sé e degli altri (e sulla percezione di sé che si percepisce negli altri). Tutto è fondato sulla relazione tra i corpi nello spazio dell’inquadratura, tra quello ideale costruito da Lara e quello nascosto, camuffato di Victor, che subisce la sua violenza (ma anche qui, cosa è naturale e cosa ideale, dove finisce la carne e inizia la cultura?). Splendide le scene di danza, nella loro routine ossessiva, in un crescendo di sadico trasporto: ci ritroviamo trascinati nel movimento elegante e furioso (doloroso) di un corpo che sembra voler sbocciare dentro l’altro, ma non riesce mai a uscire davvero, fino all’ultima sequenza quasi allucinatoria” (Fabrizio Tassi, Cineforum.it)
Il film ha vinto la Queer Palm 2018 con la seguente motivazione: “Il film affronta un argomento specifico con un personaggio la cui ricerca di identità è davvero potente. E’ una grandiosa performance che è in grado di parlare a ognuno di noi affrontando il più grande mistero dell’universo: chi siamo e chi vogliamo essere? E’ nato un fantastico filmmaker”.

synopsis

Lara is a 15-year-old girl, born in the body of a boy, who dreams to become a ballerina.

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Un commento

  1. solokiefer

    Delicatissimo film sul cambio di sesso di un giovanissimo.

    Si dirà “Oh no, ancora un film sul gender? Un altra volta?”

    La sorpresa qui sta proprio in questo, nell’essere completamente atipico, niente bullismo, niente fughe da persone che ti vogliono picchiare, niente fughe da casa.

    Lara (già Victor) ha 16 anni e sta iniziando il trattamento per l’operazione di cambio di sesso, vive col padre e il fratellino Milo (la madre non verrà nominata per l’intero film), che sono totalmente solidali con lei nella sua scelta, anzi il papà partecipa a tutte le visite mediche e segue tutti i passi della trasformazione.

    Lara ha un sogno e cioè diventare una ballerina classica, nel senso che lo era prima del cambiamento e desidera continuare a danzare anche da ragazza, cosa per niente facile considerata la struttura fisica che sta acquistando con l’adolescenza..

    Ad un certo punto Lara cerca un accelerazione nel cambiamento, vorrebbe che gli ormoni facessero subito effetto e il regista è bravissimo a far vivere al pubblico questa fretta e la fa vivere assieme alla protagonista.

    La tranquillità e rilassatezza con cui amici e familiari accettano la cosa, la perfetta integrazione all’interno della scuola (non dimentichiamo che il film è ambientato in Olanda) rende questo film di una tenerezza vera, priva di malizie o morbosità.

    Soprattutto evidenziato quanto la vita di Lara possa assomigliare alla vita di tutte le ragazzine della sua età, con metro da prendere, lezioni di danza, le prime cotte o gli scherzi con le amiche. Certamente sentendosi sempre un po’ fuori posto, ma chi non lo si sente a quell’età?

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