L' Eredità di Caino

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L' Eredità di Caino

Ispirato da Venere in Pelliccia, la scandalosa opera di Leopold Von Sacher-Masoch, L’eredità di Caino è un viaggio labirintico nel vortice della passione, intesa come amore e sacrificio allo stesso tempo. Fieramente antinarrativo, coraggiosamente impervio, estremo fino allo scandalo. Il risultato è un film creativo e libertario, dissoluto e innovatore, che supera cinema, videoarte e teatro. (Togay 2009)

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Sinossi

Liberamente ispirato alla figura di Leopold von Sacher- Masoch il film racconta il suo percorso verso quella che comunemente potrebbe essere scambiata per follia. Girato completamente in uno spazio nero, un pavimento a scacchi, pochissimi oggetti di scena bianchi, il lungometraggio narra le relazioni del protagonista (LUI) con quattro donne: una SIGNORA, una PROSTITUTA, una DOMESTICA e la signora Xenobia. – alter ego del protagonista e insieme motore degli avvenimenti – accompagnerà il suo ospite fino a svelare la verità ultima di ciascuna delle protagoniste. Il suo sonno rivelerà menzogne, ricordi, proiezioni, paure e sofferenze dei personaggi, in un contesto emozionale più che narrativo.

Note di regia

Per pensare e realizzare il nostro film siamo partiti da questa riflessione. Abbiamo cercato quell’istante di solitudine e deciso di raccontare la nostra esplorazione con un film. Abbiamo aperto la porta dell’illusione e abbiamo tentato un contatto con la realtà. Per agevolare questo incontro, abbiamo dimenticato con naturalezza e consapevolezza il teorema “noleggio-distribuzione-vendita”, ci siamo autoprodotti senza cercare finanziamenti, sponsorizzazioni, patrocini e contributi. Ci siamo isolati per non essere distratti. Abbiamo girato il nostro lungometraggio. Si chiama L’eredità di Caino. E’ fortemente fragile, quanto basta a spaventare. Ci è capitato, nella solitudine, di afferrare quel contatto, quella riflessione necessaria, di vivere un disagio, una disabitudine che crea difficoltà. Abbiamo oltrepassato l’ordinario, la mediocrità, il noto, il consolidato, il protetto. Nell’esperienza di quel contatto abbiamo vissuto l’inquietudine, abbiamo deciso di affrontare il dolore e scendere in profondità. L’abisso spaventa e più si cerca di scendere in profondità più si avverte la mancanza di ossigeno. L’abisso spaventa e abbiamo bisogno di bombole per respirare. Per essere esploratori degli abissi riteniamo si debba faticare, sovvertire e abbandonarsi, che è sempre (s)offrire. Il nostro andare in profondità crea dolore. Questo dolore ci fa sentire vivi. Per proseguire vivi nell’esplorazione, dunque, bisogna far ricorso a quello che oggi potrebbe essere definito masochismo.

Luca Acito
Sebastiano Montresor

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