Due Padri per David

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Due Padri per David

Documentario girato nell’arco di un anno segue Mario e Valter nel loro percorso verso la genitorialità, tra l’Italia e la California, desideri, sogni, paure di una coppia gay che vuole fortemente avere un figlio. “Ventiquattro anni fa i protagonisti della vicenda si incontrano. Si piacciono, si innamorano, si amano con tutto l’affetto e la passione due ragazzi sulla ventina. Crescono insieme, mano per mano, costruendo la loro storia tassello dopo tassello. Poi vanno ad abitare insieme a Livorno, si sposano coronando la loro favola, vorrebbero un figlio. Ma c’è un dettaglio: i protagonisti sono due uomini. E in Italia non si può diventare “papà e papà” (non si può nemmeno diventare “marito e marito”, infatti la coppia è convolata a nozze in Spagna). O almeno, non ufficialmente. Perché Valter (46 anni) e Mario (50) sono diventati comunque genitori di un bambino di nome David, nato ad agosto. Il neonato è stato partorito negli Stati Uniti da Amanda, una donna di 30 anni che ha prestato il suo utero alla coppia in questione, mentre il seme utilizzato è di Valter. In sala parto i due papà sono entrati insieme, e insieme hanno tagliato il cordone ombelicale. Dopo di che, negli Usa, la madre che ha prestato l’utero non ha più nessun diritto sul piccolo, e David, cittadino americano per nascita, è stato riconosciuto figlio di Valter e Mario. In Italia invece per legge è figlio solo di Valter, poiché lui ha prestato il seme. Quindi Mario dovrà fare testamento per assicurare al piccolo la trasmissione dei beni…” segue sotto

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“… I neo-genitori, sposi dal 2008, lavorano nel sociale. Mario è nel direttivo di “Famiglie arcobaleno”, l’associazione che aiuta le famiglie omosessuali che hanno avuto figli da precedenti unioni o nati tramite fecondazione artificiale, mentre Valter è stato anche assessore comunale. Discriminazioni? Per fortuna poche nel corso della loro vita, ma Mario puntualizza: «Non c’è solo quella (la violenza, ndr) delle botte, c’è anche la negazione dei diritti. Io sono dovuto andare in Spagna per sposare mio marito, in America per far nascere mio figlio. Questa non è violenza? Eppure in Italia ci sono moltissimi bambini di coppie gay, per tremila famiglie arcobaleno». Infatti, malgrado un dibattito sulle adozioni per le coppie omosessuali non sia ancora stato preso in considerazione in Parlamento, in Italia “Famiglie arcobaleno” registra centomila bambini di coppie omosessuali, nati da relazioni eterosessuali precedenti, o in seguito a storie come quella di Valter e Mario, andati all’estero per far nascere David.

Per quanto riguarda l’assenza di una figura femminile con cui il bambino dovrebbe rapportarsi crescendo, presto nella loro casa ci sarà anche una donna, oltre alle amiche e alle zie: «Abbiamo scelto una tata – spiegano i due padri – perché per David è importante interagire con una sensibilità femminile».

E quando il piccolo chiederà ai due papà com’è venuto al mondo? «Gli spiegheremo che è nato da un semino e dalla pancia di Amanda – affermano i due – perché “mamma-pancia” è sempre presente: ci parliamo su skype, le mandiamo le foto, verrà a trovarci ad aprile». L’adozione da parte di coppie dello stesso sesso, come aveva ricordato recentemente Giuseppina La Delfa, presidente delle “Famiglie arcobaleno”, è legale negli Stati Uniti, in Canada, in Belgio, in Spagna, in Olanda, in Svezia, in Islanda, in Finlandia, nel Regno Unito.

Nel frattempo le organizzazioni omosessuali italiane plaudono all’amministrazione Obama, che oggi ha chiesto alla Corte d’Appello degli Stati Uniti di sospendere la decisione presa dal giudice federale della California, secondo cui la legge “don’t ask don’t tell” che vieta a persone dichiaratamente gay di prestare il servizio militare, è incostituzionale. Paradossalmente anche Obama è a favore dell’abolizione della “don’t ask don’t tell”, ma ha ribadito che è intenzione del Governo americano fare in modo che sia il Congresso, e non un giudice, ad esprimersi in tal senso. (Valentina Bocchino, Il Secolo XIX)

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