Dietro i candelabri

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Dietro i candelabri

“La curiosità che circondava Behind the Candelabra era molta. Non foss’altro per la scelta bizzarra, seppur da parte di un regista che ha fatto dell’eclettismo il suo trademark come Steven Soderbergh, di dedicare un biopic ad un personaggio eccentrico, sopra le righe e iconico come Liberace era molta.
Che poi, di un biopic si tratta in senso lato, visto che il film si concentra sulla storia tra il pianista e showman e quello che è stato a lungo un compagno di vita e di lavoro: Scott Thorson.
È allora ancora più significativo che, sotto tutto il kitschiume inevitabile in un film che racconti Liberace, sotto i costumi e gli arredi, i corpi e le mossette, Soderbergh abbia incentrato il suo film sulla conflittualità di un legame che contiene dall’inizio alla fine, forse soprattutto alla fine, la forza e la bellezza dell’amore.
Michael Douglas e Matt Damon si sono affidati completamente al regista, arrischiandosi in territori per loro inediti, dando corpo e spirito, energia alla loro relazione e al film. Un film che inanellando scelte di scrittura e di regia all’insegna della massima semplicità – scelte che risaltano quindi nel contesto da costante messa in scena teatrale della vita di Liberace e di Scott – aiutano a far comprendere la semplicità di un sentimento che spesso si complica da solo o per via della vita.
Non c’è alcuna pruderie né alcuna voglia di scandalizzare facilmente per via della tematica omosessuale, in Behind the Candelabra, ma solo la semplice (ancora una volta) volontà di raccontarla. Volontà perfino rilevante politicamente, considerati i tempi che viviamo, la testarda negazione del suo essere gay da parte di Liberace, la sua morte avvenuta per complicazioni dovute all’AIDS che aveva contratto.
Proprio sul finale, quindi, quando in punto di morte Liberace riallaccia i ponti che aveva tagliato con Scott anni prima, il film di Soderbergh si fa quasi commovente nel far recuperare ai suoi protagonisti quel che avevano perso, strada facendo, per via delle loro differenze, dei rispettivi egoismi, di quella voglia di modellare l’altro ai propri voleri e alle proprie esigenze che dell’amore è spesso sinonimo di fine e negazione.” (F. Gironi, Comingsoon.it)

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Questo film al box office

Settimana Posizione Incassi week end Media per sala
dal 26/12/2013 al 29/12/2013 14 € 42.167 € 2.811
dal 19/12/2013 al 22/12/2013 15 € 26.828 € 1.788
dal 12/12/2013 al 15/12/2013 11 € 97.342 € 839
dal 5/12/2013 al 8/12/2013 8 € 209.455 € 939

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12 commenti

  1. thediamondwink

    Liberance visto con gli occhi di Soderbergh, tra scintillanti lampadari, ori e super appariscenti abiti, tutto decisamente poco sobrio ma realistico, proprio come fu la vita di questo grande artista. Un ottimo film biografico, come non ne vedevo da tempo, impreziosito dalle interpretazioni di due grandi attori, in cui, la decadenza dei personaggi, viene sentita pienamente dallo spettatore. Divertentissima la parte con il Dr. Starz, interpretato da Rob Lowe, che ci calza a pennello…

    L’insipido Dan Aykroyd è quasi irriconoscibile.

    La libertà artistica, che tanto capace a portare ricchezza, alla fine può distruggere le esistenze di una persona, ciò che ci rende uguali e mortali…la frase finale di Liberance “non voglio essere ricordato solo come una checca…” mi ha colpito molto. Bel film!

  2. regina77

    Essendo un film biografico, la trama non può essere oggetto di critica. Fantastici, si sa, i due attori, perfettamente nella parte nonostante etero. Un film molto brillante e mai patetico…rischio che si corre, raccontando certe storie, che di felice non hanno proprio niente! Mi è piaciuto, lo consiglio

  3. Felice che questo film sia stato distribuito nelle sale italiane. Eravamo solo 4 al cinema. Mi è piaciuto moltissimo. Bravissimi M. Douglas e Matt Damon. La storia di per sè mi ha intristita, gli eccessi di Liberace (grande megalomane, egocentrico) che faceva uscire il peggio dalle persone che lo amavano e gli stavano accanto, facendole diventare dipendenti da lui. Sicuramente la storia, nel bene e nel male, di un grande amore passionale. Lo consiglio

  4. lorelore

    Ho sentito qualcosa su questo film e mi sono iscritto appunto per cercere info in merito.
    Sembra proprio interessatnte anche secondo le cose che scrivete e che ho trovato in giro in rete.

    Personaggio incredibile con una vita assurda e dei picchi di follia come si addice a grandi star.

    Non vedo l’ora di vederlo al cinema 🙂

  5. simoneP

    Non ho ancora visto questo film perché lo aspettavo in italiano.
    Finalmente ho scoperto quando uscirà al cinema e il 5 dicembre sarò il primo a prendere posto in sala!
    Ci sono troppe cose che amo in questo film… Micheal Douglas, Matt Damon, Soderbergh… e soprattutto così tanto glitter.
    Poi la vita di questo artista è perfetta per crearci su un film…
    Ho trovato in giro un’intervista al vero toy boy di Liberace che è sconvolgente.

  6. istintosegreto

    Devo ringraziare coloro che mi hanno preceduto nei commenti. Non avevo idea di chi fosse quel tale Liberace e, se non mi aveste fatto notare i nomi dei protagonisti di questo film, non sarei nemmeno stato curioso di scoprirlo. Perfetto Damon nella parte del marchettone con bel corpo e poco cervello, ma oserei definire da Oscar un Michael Douglas che sembra nato per interpretare la vecchia checca sporcacciona. Impossibile non spendere due parole per un irriconoscibile Rob Lowe nella parte del chirurgo estetico “plastificato”. Ottima la scelta registica di dare solo un’idea delle performances dell’artista e spendere più tempo sull’ossessivo inseguimento della giovinezza attraverso partners utilizzati come kleenex. Non vedo però il motivo di una distribuzione italiana, poiché non sono sicuro che per il vasto pubblico sia interessante vedere la solita vecchia sfranta che colleziona giovanotti.

  7. Nick88

    Peccato, secondo me avrebbe meritato qualche premio sulla Croisette. Almeno un riconoscimento a M.Douglas, secondo me, ci stava in pieno. Benissimo anche M.Damon. Quando la recitazione è a così alti livelli, poco importa se il destinatario è la tv o il grande schermo. Mi auguro vivamente che il film riesca a trovare una distribuzione, per quanto mi renda conto che Liberace qui da noi è un perfetto sconosciuto. Chissà che, però, il fatto di avere un cast e un regista abbastanza di grido, unitamente alla benevolenza delle critiche, possa convincere qualche distributore.

  8. kasabian

    sono d’accordo film interessante su un personaggio poco conosciuto in italia e precursore delle stranezze alla michael jackson per cui ai famosi in america e’ permesso tutto.certo un film tv ma hbo e’ una garanzia.devo dire molto bene michael douglas, vedendo il vero liberace su youtube sembra averlo preso molto bene……………

  9. [segue] Gli attori Douglas e Damon sono veramente splendidi , direi sopratutto Douglas che da di Liberace una versione “regale” come dice Natalia Aspesi su Repubblica. Un misto di Luigi XIV e Luigi II di Baviera in chiave supergay ma con venature di sentimenti e malinconie molto umane. Matt Damon è fuori parte per l’età sopratutto quando fa il diciottenne. Trucco e parrucche non ingannano nessuno ma la sua bravura comunque è indiscussa ed è sempre alquanto “appetitoso”. Due etero insomma che fanno i gay con rispetto e intelligenza. Film interessante. Voto 8.

  10. Innanzitutto è da apprezzare il senso della misura con cui è rappresentato il personaggio di Liberace. Checca pazzesca per quanto riguarda abiti , messe in scena , arredi ma voce e camminata abbastanza normali , non da Vizietto per interdenderci. E questo mi è sembrato sensato da parte di Soderbergh perchè differentemente non si spiegherebbe l’applauso trentennale di un pubblico puritano come quello americano di allora. Una macchietta si ma che ha potuto ufficialmente negare la propria omosessualità fino all’ultimo.

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trailer: Dietro i candelabri

https://youtube.com/watch?v=QqAC1yiIROw

Varie

IL FILM, prima dell’uscita in sala, sarà trasmesso negli USA dal canale HBO che lo ha prodotto, il 26 Maggio 2013..

CRITICA:

“… Non si era mai visto un amore omosessuale così ardente come quello che due attori etero, Michael Douglas e Matt Damon, vivono in Behind the candelabra, il film di Steven Soderbergh, che racconta il legame sinistrarnente appassionato e di reciproca furibonda dipendenza tra il divo un tempo più pagato e adorato dello show business americano e un bel ragazzo povero, allevato da genitori affidatari. Il celebre virtuoso di pianoforte Liberace («Certo non sono Rubinstein, ma anche Rubinstein non è Liberace»), 58 anni, e Scott Thorson istruttore di cani, 18 anni, s’incontrano a Las Vegas nel 1977 e finiscono a bere champagne in una vasca da bagno circolare con rubinetto d’oro a forma di cigno; nel letto a baldacchino con colonne a tortiglione, i due, cioè Douglas e Damon, nudi, si baciano, stanno uno sull’altro, mimano, s’immaggina, sesso rovente e insaziabile…(Natalia Aspesi, La Repubblica)

“…Vita (sfrenata), arte (pacchiana) e ossessioni (esemplari) di Valentino Liberace, pianista italo-polacco-americano, re del kitsch, musicista più pagato del mondo fra gli anni 50 e gli anni 70. Ma soprattutto ultima star gay di un’epoca in cui la parola e la cultura gay semplicemente non esistevano. Dunque i divi omosessuali si concedevano le menzogne più sfacciate pur di non insospettire il loro ingenuo e sterminato pubblico. Per capire la vera ragione che ha spinto Soderbergh a dedicare un «biopic» insieme anomalo e classico ma tutto da godere a questo divo oggi dimenticato, Behind the Candelabra, alla lettera dietro i candelabri (Liberace suonava sempre con un candelabro sul pianoforte sfavillante di strass), bisogna aspettare il sottofinale….” (Fabio Ferzetti, Il Messaggero)

“…Quello che, almeno sulla carta, potrebbe essere l’ultimo film di Steven Soderbergh è magnifico. Al punto che, se non svelasse tutti i particolari della vita privata del protagonista che ha fatto di tutto per mantenerli segreti, probabilmente lo stesso Liberace lo avrebbe amato.” (Todd McCarthy,The Hollywood Reporter)

“… Ancora più significativo che, sotto tutto il kitschiume inevitabile in un film che racconti Liberace, sotto i costumi e gli arredi, i corpi e le mossette, Soderbergh abbia incentrato il suo film sulla conflittualità di un legame che contiene dall’inizio alla fine, forse soprattutto alla fine, la forza e la bellezza dell’amore.
Michael Douglas e Matt Damon si sono affidati completamente al regista, arrischiandosi in territori per loro inediti, dando corpo e spirito, energia alla loro relazione e al film. Un film che inanellando scelte di scrittura e di regia all’insegna della massima semplicità – scelte che risaltano quindi nel contesto da costante messa in scena teatrale della vita di Liberace e di Scott – aiutano a far comprendere la semplicità di un sentimento che spesso si complica da solo o per via della vita.
Non c’è alcuna pruderie né alcuna voglia di scandalizzare facilmente per via della tematica omosessuale, in Behind the Candelabra, ma solo la semplice (ancora una volta) volontà di raccontarla. Volontà perfino rilevante politicamente, considerati i tempi che viviamo, la testarda negazione del suo essere gay da parte di Liberace, la sua morte avvenuta per complicazioni dovute all’AIDS che aveva contratto…” (Federico Gironi, Comingsoon.it)

“… Diciamocelo sinceramente: “Dietro i candelabri” è un film da Oscar, peccato però che sia stato realizzato per la tv e quindi ai famigerati premi non potrà mai concorrere.
Stavolta Steven Soderbergh fa centro in pieno; realizza un’opera ricca di passione per la musica e descrive un mondo bello quanto contraddittorio, senza esagerare troppo in caratterizzazioni forti.
Douglas, truccato e imparruccato come il noto pianista, ruba la scena a più non posso, dando una performance (da Oscar) ricca di sfaccettature, senza mai cedere nel macchiettistico, nonostante il film calchi la mano sull’astrattismo del mondo gay.
Ma questo Soderbergh lo sa e ciò che descrive vuole solo essere un trattato sull’esagerata vita da star system che i due protagonisti vivono, i quali scalano una metaforica montagna sempre più alta, da dove gettarsi quando il loro amore finirà definitivamente…” (Mirko Lomuscio, Youmovies.it)

“… Il film non ci racconta la vita dello showman cogliendolo invece all’apice del successo ma sull’orlo dei sessant’anni nel momento in cui si fa prendere dalla più forte relazione della sua vita. Liberace non è però solo il personaggio che ha fatto del kitsch un marchio di riconoscibilità (vedi i candelabri su pianoforti luccicanti quanto le sue mise). È anche un gay che deve nascondere le proprie tendenze sessuali. Perché, nonostante la liberazione dei costumi avviata alla fine degli Anni Sessanta, il mondo dello star system vuole poter continuare a ‘venderlo’ al pubblico più vasto possibile. Il negare l’evidenza (sottolineata invece dagli atteggiamenti propri di ogni sua esibizione pubblica) diventa il gioco complesso con cui anche Soderbergh si deve confrontare. Perché il rischio più elevato era quello di ricalcare gli stereotipi di tanti film più o meno velatamente omofobi.
Soderbergh affronta il problema com la temerarietà di un trapezista senza rete. Offre infatti a due icone della mascolinità (l’antico sex addicted Michael Douglas sicuramente etero e Matt ‘Bourne’ Damon) i ruoli dei due protagonisti chiedendo loro di offrire credibilità ai due personaggi. La richiesta viene esaudita con grande adesione ai reciproci caratteri. Il regista che più di altri ha fatto dell’eclettismo la propria filosofia riesce così a raccontarci una storia di show business e di arte ma anche la parabola di una relazione di coppia come tante. Senza distinzione di gusti e preferenze.” (G.Zappoli, Mymovies.it)

“… Dietro i Candelabri racconta la storia d’amore, proibita e tenuta sempre segreta, tra Lee (come si faceva chiamare dagli amici il performer) e Scott, ruvido ragazzo cresciuto in un ranch. A dare volto e corpo a questi due personaggi ci pensano due signori attori: Michael Douglas, che senza alcuna inibizione e con grandissimo talento, mette da parte il suo machismo per interpretare un personaggio complesso, colorito e sfaccettato; Matt Damon, praticamente perfetto nel ruolo del toy boy della grande star.
Soderbergh realizza un film opulento, perfettamente curato nella messa in scena e nei costumi, soprattutto, veri e propri tributi ad uno stile inconfondibile e (per fortuna) passato di moda. Il racconto, senza sbavature, procede in maniera lineare, concentrandosi su questa strana convivenza tra due persone che si amano ma che alla fine non riescono a rimanere insieme, tentando di ferirsi a vicenda. Il film, lontano da toni propriamente drammatici, ha un che di beffardo e di intimamente divertito, caratterizzandosi per la rappresentazione di un personaggio profondamente e palesemente omosessuale, che però cerca di mantenere una parvenza di eterosessualità che poco gli si addice. Lo spettatore, rapito dal luccichio dei diamanti sui costumi di Liberace e abbagliato dal gusto per il trash che pervade tutto il film, rimane abbagliato per 117 minuti con una disposizione d’animo a metà tra il divertito e l’imbarazzato, senza avere il coraggio di distogliere lo sguardo dalla performance di un Michael Douglas davvero in forma smagliante. (Chiara Guida, Cinefilos.it)

VARIE

Prima delle riprese del biopic su Liberace, Matt Damon ha dichiarato di non avere problemi a baciare Michael Douglas, e che eventualmente farà finta di baciare sua moglie Catherine Zeta-Jones. Damon infatti è stato chiamato a interpretare l’amante di Liberace e nello script sono previste numerose scene di baci. Anche Douglas si è detto entusiasta della cosa, e non fa altro che prendere in giro il collega: “Matt Damon sarà il mio giovane amante. Dio lo benedica! Quando l’ho incontrato gli ho detto “Porta un sacco di burro di cacao, tesoro!” (Movieplayer.it)

Il regista Steven Soderbergh, nel gennaio 2013, dichiara in un’intervista per il New York Post che “il film era inizialmente previsto per un’uscita cinematografica, ma la storia era troppo gay per gli studios di Hollywood”, dichiarando pure: « Nessuno l’avrebbe fatto, siamo andati da tutti in città. Tutti dissero che era troppo gay. E questo è successo dopo I segreti di Brokeback Mountain tra l’altro, che non è così divertente come questo film. Ero sbalordito. Non aveva senso per nessuno di noi. »

L’attore Michael Douglas ha girato il film a 68 anni, stessa età in cui morì Liberace, mentre Matt Damon era quarantaduenne ed interpretava Scott Thorson, che era ventenne quando morì il pianista.
Per sembrare più giovane, Matt Damon indossa una parrucca per tutto il film.
Liberace era famoso per le sue parrucche, mentre nel film Michael Douglas ha chiesto ed ottenuto di avere i propri capelli senza parrucche.

Questo lungometraggio è l’ultimo del regista Steven Soderbergh, che ha dichiarato di voler abbandonare il cinema per dedicarsi a teatro ed alle serie televisive (supergacinema.it)

LIBERACE

Liberace è stato uno dei più acclamati showman del secolo scorso, innovatore della musica popolare, spesso con derivazioni classiche, ha prodotto un gran numero di dischi (tutt’oggi in commercio) e partecipato a diversi film. Per tutta la vita ha cercato di negare la sua omosessualità, sfruttando spettacolarmente la sua effeminatezza e il suo spirito ‘camp’. Oggi è difficile fargliene una colpa se consideriamo gli anni in cui ha vissuto e il pubblico a cui si rivolgeva, la middle class americana degli anni ’50 e ’60. Al suo mito sono state dedicate ben due biografie televisive, “Liberace” (ABC) e “Liberace: Behind the Music” (CBS), entrambe del 1988, subito dopo la sua morte nel 1987 per cause collegate all’Aids.

Wladzui ‘Walter’ Valentino Liberace, questo il suo nome completo, è stato per quasi mezzo secolo la personificazione del ‘camp’, dell’eccesso, della stravaganza. Massimo Consoli lo ricordava con queste parole: “Per 40 anni gli americani furono rapiti da quest’uomo incredibilmente effeminato, affettato, ricoperto di pizzi, merletti e lustrini da capo a piedi, che arrivava con una pelliccia che strofinava sul pavimento, con mantelli di cincillà che pesavano fino a sessanta chili, una giacca ricamata d’oro a 24 carati, uno smoking con bottoni di diamanti, che faceva credere di avere dei poteri di guaritore, con un anello per ogni dito e gli immancabili candelabri su pianoforti senza fine, che chiacchierava di Dio e della famiglia.”
Durante la sua vita ha sempre negato di essere gay (ma in quegli anni era di norma nel mondo dello spettacolo, vedi Rock Hudson), vincendo anche una causa di diffamazione contro il “Daily mirror” di Londra (1959), ma nel 1982 dovette chiudere in modo extragiudiziale una causa che lo vedeva coinvolto in un rapporto omosessuale col valletto Scott Thorson. Alla sua morte, avvenuta nel 1987 per malattie causate dall’aids, i parenti (e un medico consenziente) dichiararono invece che era morto per arresto cardiaco in quanto sofferente di cuore. Fu solo la persistenza del magistrato Ray Carrillo (costrinse alla riesumazione del cadavere già imbalsamato e all’autopsia) che rese pubblica la verità.

Liberace nasce il 16 maggio del 1919 a West Allis nel Wisconsin (USA) da padre immigrato italiano (Salvatore Liberace di Formia) operaio e suonatore di corno in bande locali e da madre polacca che cercò in tutti i modi di ostacolare la carriera musicale del figlio (era un lusso che non potevano permettersi). Nonostante ciò Liberace imparò ad orecchio l’uso del pianoforte già all’età di quattro anni e a 21 anni debuttò come solista nella Chicago Symphony.
Ben presto si rese conto che se voleva guadagnare soldi doveva abbandonare la musica classica pura e iniziò a sperimentare un miscuglio di classica e musica popolare che gli fece ottenere un grande successo nei locali e nei clubs di mezza america. Nel 1952 inizia il suo impegno nella televisione come sostituto nel programma “The Dinah Shore Show” e nel giro di due anni ottiene uno spettacolo tutto suo, The Liberace Show, che diventò il programma più seguito negli USA.
Dal 1954 arrivò a guadagnare più di un milione di dollari all’anno, pubblicando 67 album (vendeva più della stella pop Eddie Fisher) e partecipando a numerosi film. Entrò anche nel businnes dell’abbigliamento con elaborati abiti (sostituì lo smoking nero con uno completamente bianco). Famosa è la disavventura che gli capitò sul palco mentre indossava uno dei suoi stravaganti abiti che quasi lo uccisero con le esalazioni di tetracloruro di carbonio di cui erano in parte composti.
Anche se il 25 settembre 1953 Liberace faceva il suo debutto alla Carnegie Hall, i suoi ambienti preferiti restavano i locali di Las Vegas dove nel 1955 inaugurò il suo Riviera Hotel, uno dei più esclusivi locali di spettacolo della città.
Arrivato a Londra nel 1956 il Times ne diede la notizia sottolineando che molti “giovani ardenti uomini” lo stavano aspettando e il Daily Mirror rincarava definendolo “maschile, femminile, neutro … Al sapore di frutta”. Da notare che “fruit”, in inglese, ha lo stesso significato di “finocchio” in italiano. Liberace fece causa al giornale (in quegli anni dare dell’omosessuale era un’offesa criminale) che vinse (ottenendo un cospicuo risarcimento) mentendo sulla sua vita sessuale e dichiarando che l’omosessualità “offende le convenzioni e la società”.
Ma tutti i suoi sforzi per mantenere segreta la sua omosessualità collassano quando Scott Thorson nel 1982 intenta una causa di 113 milioni di dollari per alimenti. Thorson, che aveva subito una plastica facciale per accontentare Liberace, era inviperito per essere stato licenziato a causa dell’uso di droghe e alcool. Durante il processo Liberace tentò di negare di essere stato il suo amante per cinque anni ma dovette venire a patti versando la somma di 95.000 dollari. Thorston fu poi sostituito dal 18enne Cary James che ne condivise la vita e il letto fino alla sua morte. Entrambi furono diagnosticati di Aids nel 1985. James morì nel 1997, dieci anni dopo la morte di Liberace.
Liberace non approvò mai la scelta di Rock Hudson che prima di morire aveva dichiarato pubblicamente la sua omosessualità. Ad alcuni intimi amici disse che “Non voglio essere ricordato come una vecchia checca morta di Aids”. Liberace muore all’età di 68 anni, il 4 febbraio 1987, lasciando la maggior parte della sua grossa eredità alla “Foundation Liberace for the Performing and Creative Arts”

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