Buongiorno Mr. Galloway

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Buongiorno Mr. Galloway

Un pezzetto della bizzarra vita dell’attrice Joan Pierce, che ricalca lo stereotipo della diva degli anni ’40 e ’50. Una lucida, ironica meditazione sul tema dell’apparire, sul significato dei miti e sul rapporto fra arte e industria, con un hommage ai grandi doppiatori italiani del passato. Bolcioni istrionico e trasformista, a suo tempo definito il Boy George di Forlì. A ben vedere questo film non ha una vera e propria trama. Più che altro descrive un momento di meditazione di una donna che non sa se essere se stessa o vivere interpretando sempre il suo personaggio; rendendosi poi conto che per interpretare un personaggio ci vuole un palcoscenico, mentre fuori da lì è più sensato essere se stessi. Un altro tema del film è la differenza tra la diva e l’attrice. Bettie Davis a tale proposito diceva: “io non sono una diva, sono una attrice, Joan Crawford è una diva..”. Intendendo dire che una diva, come la Crawford, può anche non saper recitare. Altro argomento importante è lo scontro/incontro perenne tra il cinema come arte e l’industria che lo produce, per cui i vari ‘mister Galloway’ sono al tempo stesso un potenziale pericolo per una diva, ma anche un elemento indispensabile per la perpetuazione del suo mito. In “Buongiorno mister Galloway” si parla di tutto questo, anche se allora Massimiliano Bolcioni non aveva tutto cosi ben presente e pensava soprattutto a poter essere diva in un film e cioè scendere le scale, essere inseguita da un bel giovane che la vuole baciare e fermarlo dicendogli “No, no, lasciami..”. (R.Mariella)

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