August

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August

Un emozionante viaggio nei meandri dell’amore gay. Dopo un’eccitante estate a Los Angeles, le cose si fanno ancora più interessanti quando si concretizza la bella storia d’amore tra Jonathan e Raul. Ma le cose troppo belle e tranquille non possono durare. Succede infatti che a Jonathan arriva un messaggio dal suo ex fidanzato Troy, rientrato dopo alcuni anni da Barcellona, che lo invita per un drink. Rivedendosi dopo anni scoprono che tra loro non è cambiato nulla, i ricordi dei bei tempi passati insieme sono ancora vivissimi. Raul, un immigrato argentino che si è sposato con un’amica di Jonathan per poter restere negli USA, il più maturo dei tre, apprende con qualche timore la notizia, ma non osa pensare alle possibili conseguenze. Obbligato a lavorare come barista in attesa del permesso di lavoro, si chiede quanto sarebbe disposto a fare per poter vivere negli USA con Jonathan e soprattutto quanto potrebbe tollerare per amore. Troy, forte della sua aggressiva bellezza, vuol far continuare la lunga estate d’amore con Jonathan di alcuni anni prima ma è combattuto tra una nuova vita a Los Angeles e una ben avviata carriera a Barcellona. Jonathan che aveva appena trovato conforto nell’amore di Raul è ora dibattuto tra amore desiderio e passione. Con l’animo innocente di un fanciullo scopre di non avere mai superato il trauma dell’abbandono di Troy e sente fortemenete minacciata la sua relazione con Raul… Il regista Eldar Rapaport ci racconta questo dramma sentimentale dai diversi punti di vista dei protagonisti, riuscendo a non cadere nella trappola del moralismo e mostrandoci come spesso le cose e le persone non sono mai tutte bianche o tutte nere. La storia è l’estensione del cortometraggio “Postmortem”.

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9 commenti

  1. Di primo acchito potrebbe sembrare il solito film sui gay, invece ha i pregi dei film americani ben riusciti ed intelligenti! misurato, ben confezionato, curato, sottilmente cinico, sottilmente profondo, sentimentale senza essere melodrammatico. Una rarità di equilibrio in un panorama di ovvietà e stereotipi. Se vi capita, vedetelo in lingua originale xchè l’essenzialità della lingua inglese lo rende ancora più vero

  2. thediamondwink

    Il ritorno di “satana”, così verrebbe da dire vedendo l’influenza che ha Troy su Jonathan. Un amore sbiadito nel tempo, si riscalda nuovamente nell’afosa e calda Los Angeles, dopo il ritorno in città di una vecchia fiamma (…e che fiamma!!!). Difficile credere che sia amore, almeno per uno dei due, visto l’approccio devastante che ne comporta. Un film ben interpretato, ma con molti dubbi riguardanti la sceneggiatura, spesso mi sembra un po lento, ma credo che, tutto sommato, sia abbastanza ben fatto, almeno per i miei gusti. Mi è piaciuto di più il corto!

  3. istintosegreto

    Chi ha letto i miei commenti lo ha capito: sono troppo gay per non apprezzare un romanzo d’amore portato sullo schermo. Lui è scappato da lei, ma, nonostante la distanza, la sente ancora nel suo cuore. Lei, durante l’assenza di lui, ha costruito una splendida relazione con un uomo perfetto, ma…
    Sì certo, la storia di August è dal punto di vista gay. Stessi ingredienti per la stessa salsa. Se siete come me, predisponete gli occhietti a forma di cuoricini e godetevi lo spettacolo; non rimarrete delusi.

  4. pinzimonio

    Anche per me una bellissima sorpresa! Uno dei pochi film a tematica gay che prima di essere “film a tematica gay” sono dei film. Elegante e misuratissima la regia, così come la sceneggiatura, senza una sola sbrodolatura. Davvero ottima la prova di recitazione dei due protagonisti… cosa abbantanza rara nei film a tematica gay. Un film sul dolore dell’amore, non solo il dolore che si prova lasciandosi e il dolore della gelosia ma il dolore anche dello stare insieme, delle relazioni ‘uneven’. Un film dove non ci sono buoni e cattivi ma persone che amano in modo differente. Forse, l’unico appunto che si potrebbe fare al film è, paradossalmente, quello di avere attori troppo belli, cosa che, infighettando il tutto, dà l’impressione di rendere meno autentica l’operazione. Vale la pena di recuperare su youtube anche i due corti Postmortem (di cui questo film è l’espansione) e Steam dello stesso regista. 9!

  5. Una sorpresa , una felice sorpresa. Non so per quale motivo mi ero preparato a vedere un classico film gay low budget di mediocre qualità. Invece il regista israeliano Rapaport mi ha subito coinvolto in una intrigante , avvincente indagine sull’amore, il desiderio , l’abbandono. Il ritorno di Troy che vuole riappropriarsi di Jonathan, da lui bruscamente lasciato anni prima e che ora vive felicemente con il bell’argentino Raul , crea un sofferto triangolo. Chi è stato malamente lasciato e ora torna a sentirsi tanto desiderato dalla persona che amava, non può umanamente rimanere indifferente. Il tormento di Raul è altrettanto comprensibile. Nonostante tutto ritorni sulle posizioni di partenza , nulla probabilmente sarà mai più come prima. Bravi gli attori, bella la fotografia (una solare Los Angeles) e una affascinante colonna sonora dagli accenti mediorientali. Voto 8.

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NOTE DI REGIA:

The movie is based on a similar event that happened to me many years ago. I was studying in Boston at the time and I returned to Israel for a homeland summer vacation and decided to call on my ex – whom I hadn’t talked to for a long time. We had had a crazy, intense summer romance that I had ended abruptly. Meeting for coffee was very awkward and fraught with romantic and sexual tension, you could have cut the air with a knife. At the end of our rendezvous, his current boyfriend showed up on a white Vespa, literally snapped up my ex, and they both disappeared into the horizon. A classic moment.
Years later, I found myself on the other side of the romantic brokenhearted fence. In the back of my mind I remembered the “curse” he once put on me. He said, “I wish one day you’ll understand what’s it like to love someone more than they love you.” I also pondered something else someone once said to me when I was heartbroken: it’s all about timing, how we synchronize with each other. I used to think that if you’re in love with someone, it will work out, and reasons like “I’m not ready” are nothing but pale excuses. In retrospect, however, I think if two people are in different places in their lives, it will take a mountain to get them to move from where they’re at. With “August”, I wanted to explore this subject but in a style that is rarely done in American queer cinema. Something intimate, beautifully shot, emotional. A “Last Tango in Paris” meets “In the Mood for Love.” Characters that are gay but share the same universal dilemmas: relationship, life, career, and sacrifices. Shot handheld and close. It should never evolve into a melodrama nor should it provide solutions.
I also wanted to shoot it in Los Angeles, which has been my home for the past six years. This film is my valentine to LA – a cinematic painting of beautiful, ethereal light, to contrast with the physical bedroom nature of the protagonists’ relationships. August is a hot month in Los Angeles, and that heat is both a burden and a blessing. It slows the city down, but also brings out a sexy side of the city. I set this film to the wonderful melodies of Israeli musician Surque (with additional music by Harel Shachar and his band Anistar, who provided the original inspiration for the film) to contrast with the slick modernity of life in Los Angeles, to transport the audience to a different place, and heighten the emotional introspection of our main characters.
We all reminisce about past loves and dream of new ones with the same intensity. This film is the fruit of those imaginings, with its earthy hues, palpable heat and sweaty, sexy story of deep intimacy and refined acting – as these characters struggle with their own conflicts and demons.
Eldar Rapaport

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