A Quiet Passion

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A Quiet Passion

Terence Davies, regista britannico gay, amatissimo dai cinefili fin dal suo folgorante esordio con l’autobiografico “The Terence Davies Trilogy”; Emily Dickinson, poetessa americana oggi ritenta tra le più grandi del XIX secolo (ma praticamente sconosciuta quando era in vita), che nella sua vita ha avuto solo una grande storia d’amore, quella con Susan Gilbert (una storia d’amore lesbico che secondo molti critici ha influenzato quasi tutta la sua poesia); Cynthia Nixon, lesbica dichiarata, famosa per il suo ruolo in Sex and the City ed ora per la sua candidatura politica a New York: tre figure omosessuali al centro di un film che non parla mai di omosessualità ma che ne rivela in ogni momento tutta l’essenza. Il film è stato definito dal The New Yorker “Un capolavoro assoluto e folgorante”.
Difficile rendere cinematograficamente un periodo della vita di Emily Dickinson, fatto solo di pensieri e riflessioni all’interno della casa paterna, spingendosi al massimo nel giardino, accompagnata dalla sorella o da un’amica. Eppure il film di Davies riesce a farci viaggiare all’interno dello spirito creativo della protagonista, a spiegarci come nascono le sue poesie, partendo dai minimi fatti della vita quotidiana o dalla flebile ansia dei movimenti dell’anima. La riuscita di questo intimo lavoro va in gran parte anche all’abile fotografia (Florian Hoffmeister), con ogni immagine presentata come se fosse essa stessa l’essenza, l’origine e la finalità di quanto si vuole raccontare. Poesia e immagine, immagine e poesia, questo sembra essere il cuore espressivo di una regia che non ci fa mai allontanare dall’anima creativa della protagonista, dai suoi pensieri, anche attraverso i rapporti con le poche persone che ama, padre, madre, fratello, sorella, anch’essi colti nei momenti di una routine quotidiana, il relax del dopo cena, la lettura, i piccoli lavori domestici, il riposo…
Emily chiede al padre il permesso di stare alzata fino a tarda notte e più tardi il permesso di sottoporre alcune delle sue poesie a un giornale locale. Durante la sua vita riuscirà a far pubblicare solo una decina di poesie, modificate in parte dall’editore che le pubblica senza nemmeno il suo nome in quanto era inaccettabile che una donna potesse scrivere poesie, compito riservato solo agli uomini. Invecchiando Emily si ritira in una vita quasi eremitica, segnata da una malinconia eredita in parte dal carattere della madre. Si rifiuta di ricevere corteggiatori e quando vi è costretta intrattiene con loro conversazioni assai eccentriche.
Difficile immaginare l’attrice Cynthia Nixon in un ruolo così misurato e passionale allo stesso tempo, così intimo, riservato e disperato allo stesso tempo. Eppure quando ci troviamo davanti al suo personaggio pensiamo che nessuno avrebbe potuto fare meglio. Riesce a trasmetterci qualcosa che va oltre la figura di Emily, ci fa entrare nell’universo interiore della sua creatività, dentro la profonda ambiguità di una donna che riesce ad unire cerebrale e passionale, riflessione ed istinto. Il regista Davies aveva subito pensato a lei: “Il nostro produttore Solon Papadopoulos prese una foto di Cynthia e sovraimpresse il suo volto sul dagherrotipo di Emily Dikinson. Era identica a lei. Sapevo di aver visto giusto”. Imperdibile per gli amanti del cinema di qualità. Il film viene distribuito in Italia da Satine Film

synopsis

The story of American poet Emily Dickinson from her early days as a young schoolgirl to her later years as a reclusive, unrecognized artist.

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