Nip/Tuck

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Cast

Nip/Tuck

E’ la serie tv non gay-oriented, i due protagonisti sono etero, con il maggior numero di personaggi e situazioni LGBT distribuiti nei vari episodi. Non a caso il creatore della serie, Ryan Murphy, è gay dichiarato.
“I Protagonisti di Nip/Tuck sono due chirurgoplastici di Miami che non sanno tenere a freno il bisturi davanti a pazienti già belli, ma che vogliono diventare “super”. Sul lettino dei dottori Sean McNamara (Dylan Walsh) e Christian Troy (Julian McMahon) si sdraia l’America che vuole darci… un taglio. Pazienti insoddisfatti del proprio aspetto fisico, donne e uomini bellissimi che vogliono diventare “super”, persone in cerca di una nuova giovinezza. Dietro i loro desideri estetici, il più delle volte il bisturi fa emergere le loro insoddisfazioni, la fragile natura di chi è incapace di accettarsi, più che fisicamente, dal lato psicologico.” (Mediaset)

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Stagioni/Episodi:

1/13
2/16
3/15
4/15
5/22
6/19

SINOSSI

Troy e McNamara sono i due chirurgo-plastici più in voga a Miami. Sono amici dai tempi dell’università, da quando dopo la laurea in Medicina hanno aperto lo studio più “in” di South Beach. Se il primo ha sviluppato una sorta di cinismo nell’accettare i casi d’intervento, anche alla luce degli alti guadagni che gli permettono una vita da playboy, il secondo si dimostra più vulnerabile, soprattutto quando torna a casa dalla famiglia. La moglie Julia (Joely Richardson) ha sacrificato la propria vita a causa della carriera del marito. “Gli ultimi dieci anni a parlare di quei cambiamenti che non ci sono mai stati”. Anni di sacrifici che ora la portano sull’orlo del divorzio, con l’idea di riprendere gli studi di medicina. Il figlio adolescente della coppia, Matt (John Hensley), si dimostra più in confidenza con Christian che con Sean…Così come Julia stessa, del resto. (Mediaset)
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CRITICA

Nip/Tuck Il miraggio di controllare la vita e la morte si riduce in Nip/Tuck a gestione dell’apparenza corporea. Nella clinica dei chirurghi plastici McNamara e Troy morfodiversità e dismorfismo si confondono nell’alternanza e sovrapposizione di interventi estetici e interventi ricostruttivi. Nel succedersi opprimente di riprese chirurgiche che espongono la cruenta profanazione del confine individuante con l’esasperante ripetitività di un sesso cercato a conferma e oblio dell’impossibilità della congiunzione, si celebra la ritualità compulsiva di un corpo affermato e negato nella piccola morte dell’orgasmo. Corpo-merce da consumare, riparare, modificare, ultimo terreno su cui è dato cercare riscatto a iniquità genetiche e etniche, ai danni del tempo e della malattia. Nel lusso asettico delle abitazioni ricche di design e prive di storia dei chirurghi amici, a cui fa da sottofondo lo sciabordio della risacca delle notti perennemente estive della Florida, si rappresenta l’insanabile insoddisfazione delle loro vite, che trova sollievo solo nei momenti di intimità senza maschera che riescono occasionalmente a raggiungere. (Michela Zernitz, Il Manifesto)

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