Mindhunter

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Mindhunter

David Fincher è sicuramente uno dei più bravi registi a saperci raccontare storie di serial killer, vedi film come Seven, Zodiac o Millennium – Uomini che odiano le donne. In questa prima stagione di Mindhunter (la seconda è stata programmata da subito) dirige ben 4 episodi, certamente i migliori, oltre ad essere produttore esecutivo della serie. Lo sceneggiatore (tra gli altri) e creatore della serie è invece Joe Penhall, del quale ricordiamo l’adattamento dal romanzo di Ian McEwan del bel film “L’amore fatale” dove Daniel Craig veniva tormentato da un uomo che si era di lui innamorato. Il pregio maggiore di questa serie è sicuramente quello di presentarci il ristretto (per fortuna) mondo dei serial killer con le loro stesse parole. Un’analisi su efferati omicidi, tutti a carattere sessuale, che diventa quasi uno studio come quello che “Master of Sex” faceva sulle cosiddette perversioni o disfunzioni, allontanandoci spesso dall’efferatezza dei crimini, per portarci dentro la mente dei criminali, dentro la loro vita, per scoprire la genesi di tanta crudeltà, le motivazioni, la psicologia. Per scoprire che non tutto avviene per caso, che molte responsabilità sono della società, alienante e confusa, sorda (più o meno volutamente) alle richieste di aiuto che in tanti casi, se ascoltate, avrebbero potuto impedire il peggio. Come nella bellissima storia del preside di un istituto che per punire (o premiare) i bambini gli solleticava i piedi. O come nella storia di Ed Kemper (interpretato da un bravissimo Cameron Britton che riempie lo schermo ogni volta che compare) che lamenta le disattenzioni subite. Siamo nel 1977 ma in molti momenti non sembra di essere molto lontani dal contemporaneo.
Il protagonista principale della serie è l’attore gay dichiarato Jonathan Groff, qui in un ruolo totalmente etero (deve anche sorbirsi annegamenti vaginali), amatissimo dal pubblico gay per la serie e il film Looking (ma dobbiamo ricordarlo anche in Glee e nel film “The Normal Heart”). Interpreta il giovane Holden Ford, un agente dell’FBI (personaggio basato su John E. Douglas, ex agente speciale ed autore del libro “Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano” da cui la serie prende spunto) che viene messo in tandem col navigato agente Bill Tench (Holt McCallany) del reparto scienze comportamentali col quale inizia a sviluppare una metodologia di classificazione da applicare ai casi di omicidi seriali. Nei primi episodi della serie lo vediamo sempre con la stessa espressione, quasi da ebete, come fosse caduto dalla luna, poi pian piano sembra trovare il suo ruolo (sia nella storia che nell’interpretazione). Ad aiutarli in questo lavoro, che ai tempi appariva rivoluzionario (sembrava assurdo avere tanto interesse verso questi criminali), arriva la professoressa Wendy Carr (personaggio basato sulla dottoressa Ann Wolbert Burgess), interpretata da Anna Torv. Siamo nel 1977 e Wendy, che insegna all’università di Boston, non ha ancora il coraggio di dichiararsi lesbica, sebbene conviva con la sua responsabile universitaria Annaliese Stilman (Lena Olin). In un episodio veniamo introdotti alla sua vita sentimentale ed al nascente dissidio con la compagna, che la vorrebbe meno timorosa (peccato che il tutto si concluda subito).
La serie, distribuita su Netflix, è sicuramente tra le più interessanti della stagione, molto abile nel presentarci le personalità criminali nel loro vissuto più intimo, forse meno nel seguire le vicende private dei protagonisti, che anziché vivacizzare la storia sembrano a volte rallentarla, con qualche ripetizione di troppo.

Ruoli LGBT

Wendy Carr - Anna Torv

ruolo: Wendy Carr
inteprete: Anna Torv

Professoressa universitaria lesbica (non dichiarata) che vive la sua compagna (e responsabile).

Annaliese Stilman - Lena Olin

ruolo: Annaliese Stilman
inteprete: Lena Olin

Diretta superiore e compagna della protagonista Wendy. Nella prima stagione l’abbiamo vista solo in un episodio.

synopsis

Two FBI agents, fighting the departmental stigma of backroom boys – those who try to complicate the status quo of simple MMO of crime-solving with academics – work to develop an innovative investigative field incorporating psychology as a method to reveal motive. They acknowledge classic crime-solving – Means, Motive, Opportunity – as no longer sufficient because criminality is becoming more complicated as Motive graduates from need & greed, to inexplicable and irrational reasons. They theorize applying deeper psychological evaluation will posit new questions. Simply, asking Why will lead to the Who. This series focuses on the development of two men, two agents, a new criminal field and does so through storylines of visiting the sociopathic mind.

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