Lilyhammer

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Lilyhammer

Co-produzione americana e norvegese, ordinata da Netflix e da Nrk1, che ruota attorno alla storia di un mafioso di New York, interpretato da Steven Van Zandt, che tenta di incominciare una nuova vita a Lillehammer in Norvegia. Van Zandt, che già aveva interpretato il ruolo di mafioso nella serie I Soprano, è noto soprattutto come chitarrista della E Street Band, il gruppo di Bruce Springsteen, il celebre cantautore che dalla terza stagione ricopre, in Lilyhammer, il ruolo di Giuseppe Tagliano. Frank Tagliano è un mafioso italoamericano che decide di pentirsi e di entrare nel programma di protezione testimoni. Con la nuova identità di Giovanni Henriksen si trasferisce in Norvegia, a Lillehammer (chiamata all’americana Lilyhammer), meta scelta a sorpresa in quanto rimasto colpito dalle immagini delle Olimpiadi del 1994. Giovanni cercherà una faticosa integrazione nella società scandinava, finendo per ricadere nelle “passate abitudini” gestendo un locale e alcuni loschi traffici. Gli strani comportamenti di Giovanni desteranno i sospetti di Sigrid, la sua nuova compagna, e della polizia locale. Contemporaneamente, i suoi vecchi nemici di New York non hanno smesso di cercarlo… Nella prima stagione, nel 5 episodio, abbiamo la presenza di un transessuale, figura presentata in modo assai positivo, che si propone di aiutare il poliziotto Geir in trasferta a New York per cercare informazioni su Frank. Nell’episodio 8, uno dei due mafiosi inviati alla ricerca di Frank, Jerry (Greg Canestari), si trova per caso in un posto di battuage gay, dove, quando si avvicina ad un gay in auto che lo scambia per un suo simile e si sbottona i pantaloni, si scatena in un pestaggio omofobo. Si evita il peggio grazie all’intervento del compare che gli rimprovera la sua omofobia. Poco dopo, quando Jerry incontra Frank, questi gli ricorda di averlo visto in un posto frequentato da gay, facendo così capire che si tratta di un gay velato e represso, da qui la sua violenta omofobia. Nella seconda stagione, il secondo episodio è quasi tutto gay, con l’assistente del boss Trond Fausa (Torgeir Lien) che teme di essere gay dopo aver baciato in sogno il gay nero che lo aveva invitato a casa sua, personaggio amabilissimo.

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trailer: Lilyhammer

Varie

La prima stagione della serie televisiva Lilyhammer è stata trasmessa in prima visione in Norvegia da NRK1 dal 25 gennaio al 14 marzo 2012. In Italia la stagione è andata in onda in prima visione sul canale satellitare Sky Atlantic dal 23 dicembre 2014 al 10 febbraio 2015.

Frank Tagliano (Steven Van Zandt), is a former New York mobster, who after testifying in a trial in the United States, joins the witness protection program. Intrigued by the place after watching the Winter Olympics in 1994, he is relocated to Lillehammer in Norway. The transition from being a feared and respected gangster in New York, to becoming an unemployed immigrant in Norway, is not simple. Frank soon discovers that in order to succeed in this rural Norwegian society, he must resort to his old ways.

Episodi stagione 1

1 Reality Check – Una nuova vita
2 The Flamingo – Flamingo
3 Guantanamo Blues – Guantanamo Blues
4 The Midwife – L’uomo di casa
5 My Kind of Town – L’opera d’arte
6 Pack Your Lederhosen – Missione Norvegia
7 The Babysitter – Il babysitter
8 Trolls – Festa nazionale

Episodi stagione 2

1 “Millwall Brick”
2 “Out of Africa”
3 “Fiddler’s Green”
4 “The Black Toe”
5 “The Island”
6 “Special Education”
7 “The Freezer”
8 “Ghosts”

Episodi stagione 3

1 “Tiger Boy”
2 “Stranded”
3 “The Homecoming”
4 “The Jump”
5 “Tommy”
6 “Where the Grass is Greener”
7 “The Funeral”
8 “Loose Ends”

CRITICA:

In principio c’erano i gangster, malvagi per eccellenza dei film americani, che, con la loro cattiveria cinica e le loro psicologie monodimensionali, turbavano i sonni degli eroi di turno. In seguito, nei cinema è arrivata la saga de Il Padrino ed il pubblico ha scoperto che anche i gangster di Cosa nostra avevano un cuore. Infine la malavita organizzata è arrivata anche in televisione, con la serie cult I Soprano, ed il pubblico ha capito che anche i mafiosi avevano turbe psicologiche per cui avevano bisogno di un’analista. Con la fine dello show targato HBO, però, il genere sembrava aver subito una lunga battuta d’arresto sul piccolo schermo, almeno fino all’arrivo di Lilyhammer.
Dalla Norvegia, passando per gli Stati Uniti e ora giungendo fino all’Italia (è infatti in onda dal 23 dicembre su Sky Atlantic), arriva appunto una nuova serie che unisce le tematiche crime a quelle comedy per nuova divagazione basata sull’incontro tra malavita, comicità ed humour nero.
Frank Tagliano (Steven Van de Zandt) è un boss mafioso, contento della propria vita nella città di New York, ma la sua esistenza sta per prendere una piega che mai avrebbe pensato.
Frank si trova al funerale del suo Boss, Sally Boy Delucci, deluso perché pensava che si sarebbe seduto lui sul trono rimasto vacante, tuttavia la cupola ha deciso diversamente: sarà il fratello di Sally Boy, Aldo De Lucci (Thomas Grube) a portare la corona.
Per sfortuna del protagonista non corre buon sangue con il nuovo Boss che, come prima mossa, tenta appunto di far uccidere il “buon” Frank, arrivando però solo ad assassinargli il cane.
Questa serie di eventi fa prendere al protagonista la decisione che mai avrebbe voluto compiere: redimersi ed entrare nel programma di protezione testimoni che gli darà una nuova identità ed una nuova vita.
Frank diventa quindi Giovanni Henriksen, di origini norvegesi, tanto è vero che la sua destinazione è Lillehammer, già sede delle olimpiadi invernali del 1994.
Qui l’uomo cercherà di adeguarsi agli stili di vita locali, tentando di non fare troppa luce su di sé, visto che deve restare quanto più anonimo possibile.
Naturalmente questo non succede e Giovanni si trova a farsi i primi nemici nella ridente cittadina, cosparsa di neve e immersa nel freddo.
Lilyhammer, sin dalla prima visione, risulta una serie facile e scorrevole in cui gli autori Anne Bjørnstad ed Eilif Skodvin dichiarano molto chiaramente i loro archetipi. Frank Tagliano è il tipico mafioso italo-americano che non avrebbe sfigurato in un qualsiasi film di Scorsese o in I Soprano stessi.
Tale circostanza mette lo spettatore a proprio agio, facendogli capire chiaramente cosa può aspettarsi dalla narrazione. Frank, infatti, nelle vesti di Giovanni e come nella tradizione del genere di appartenenza ella serie, ha uno stile di vita diametralmente opposto a quello dei cittadini del paese dove dimorerà: lui è smaliziato quanto solo un boss italoamericano può essere, mentre i suoi nuovi concittadini sembrano ingenui e sempre sorridenti.
Le situazioni di ilarità nascono quindi proprio da questo scontro tra modi di vivere e modi di intendere la vita e i turbamenti allo status quo di Lillehammer sono la molla per far sviluppare la storia.
Tale impostazione tradisce però chiaramente una mancanza di originalità di fondo che non fa certo brillare Lilyhammer nel panorama delle serie televisive.
Inoltre, altro elemento già abusato in serie del genere, Frank scoprirà che anche gli ingenui cittadini della sua nuova città non sono poi cosi “naive” come crede ed anche loro hanno un lato oscuro, elemento che lui potrebbe sfruttare a suo vantaggio, con le tipiche tecniche da malavitoso, che usava nella sua precedente vita.
Prevedibile inoltre la trama orizzontale, che è orientata su due binari: da una parte c’è lo sceriffo della cittadina che vuole scoprire qualcosa in più sul nuovo arrivato, dall’altra c’è Aldo De Lucci che ha premura di far fuori l’avversario che sta spifferando tutto alla Polizia.
Si ribadisce comunque che, a parte la mancanza fisiologica di originalità, Lilyhammer resta godibile e divertente, con Steven Van De Sandt a fare da perfetto mattatore.
Il protagonista è assolutamente nella parte e usa tutte le tecniche che in passato hanno reso celebri i gangster al cinema; persino nelle espressioni e nei gesti a volte sembra di rivedere Al Pacino o Robert De Niro.
Per Lilyhammer non può che esserci un iniziale giudizio positivo, anche se con riserva, perché se da una parte la serie, come anticipato, risulta di piacevole visione, strappando più di un sorriso allo spettatore, dall’altra potrebbe stancare presto il pubblico, ormai abituato alle tematiche e soprattutto alle dinamiche comedy di questo tipo.
Starà agli attori ed agli sceneggiatori tentare di mantenere alta l’attenzione del pubblico proponendo una maggiore originalità. (Luigi Vittorio, Everyeye.it)

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