Le ragazze del centralino

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Le ragazze del centralino

La serie è la prima creazione originale di Netflix in Spagna, nessuna meraviglia quindi se lo stile si avvicina a quello delle telenovela latine. Ci meraviglia invece il successo di pubblico che la serie sta ottenendo (sia in Spagna che altrove), basti considerare il voto medio, 7,8/10, di 4360 utenti del portale IMDB, considerando che sia la trama (assai inverosimile) che i personaggi (tutti stereotipi) spesso ci fanno sorridere senza che fosse nelle loro intenzioni. La storia è ambientata nella Spagna degli anni ’20, periodo di sicura effervescenza popolare (soprattutto nell’Europa centrale), mentre al potere domina ancora una classe conservatrice e autoritaria. Assistiamo quindi alla nascita di un moderno femminismo che si ribella davanti a situazioni di oppressione maschile. Le donne vogliono lavorare per essere più indipendenti ma la legge è tutta dalla parte degli uomini. Vediamo il caso di una moglie che viene picchiata dal marito fino a provocarle un aborto ma la legge difende il marito; una donna non può prelevare in banca senza il permesso del marito; le donne non possono partecipare a riunioni femministe senza venire arrestate, ecc. A queste tematiche, si aggiungono, forse un po’ meno credibili per l’epoca, anche quelle dell’omosessualità e del transgender. [segue spoiler] Una ragazza ribelle, figlia di una famiglia ricca e ammanicata col potere, fidanzata con un giovane ingegnere, si scopre lesbica dopo l’appassionato bacio di una collega. Non volendo rinunciare al fidanzato instaura un rapporto a tre, sia sentimentale che sessuale (con scene assai spinte), peccato che poco dopo la sua amante lesbica riveli di sentirsi un uomo nel corpo di una donna e voglia iniziare un percorso di trasformazione, per fare il quale però sbaglia clinica, e la poveretta si trova prigioniera ed obbligata a violente cure (tipo bagno in acqua gelata, ma anche peggio). Quando vengono a sapere che in Germania ci sono associazioni di trans, vorrebbero trasferirvisi, ma meglio sarebbe formarne una in Spagna… La serie ha brave e famose attrici (alcune migliori di altre), una musica accattivante (a partire dalla canzone dei titoli di testa), un’ambientazione assai accurata (seguiamo la nascita della rivoluzione telefonica, forse con vent’anni di anticipo) ma la struttura della sceneggiatura prevede un pubblico quasi infantile, disposto a credere a qualsiasi cosa (tipo una centralinista che s’inventa la cabina telefonica e sta per diventare direttrice d’industria), guidata dall’eterna lotta tra buoni e cattivi… La serie è disponibile su Netflix.

Ruoli LGBT

Carlota Rodriguez de Senillosa - Ana Fernández

ruolo: Carlota Rodriguez de Senillosa
inteprete: Ana Fernández

Figlia ribelle di una benestante e potente famiglia, desiderosa di essere libera e indipendente, si scopre lesbica dopo un bacio appassionato, ma non abbandona il fidanzato…

Sara Millán - Ana Polvorosa

ruolo: Sara Millán
inteprete: Ana Polvorosa

E’ la responsabile delle centraliniste, da tutti rispettata e benvoluta, ma ci sorprenderà…

synopsis

Trying to escape the past, thief Alba weasels herself a job working as a telephone operator in 1928 Madrid under a false identity. Escaping the past, however, proves to be extremely difficult as she realizes that your past is what creates your future involving friends, lovers, and feelings.

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Un commento

  1. Meglio chiarire subito che si tratta di una telenovela. Ciò significa: donne dalle ascese sociali improbabili; amori che si accendono e si spengono a intermittenza come le luci di un aeroplano; famiglie importanti con oscuri segreti; gemelli cattivi che arrivano, portano scompiglio e scappano. Di originale abbiamo la coppia donna + FTM; un’aggiunta molto apprezzabile, essendo una telenovela del 2017 (ambientata negli anni 30).
    Io ammetto di essere molto facile da conquistare con storie d’amore tormentate e triangoli, infatti ho divorato tutte le stagioni e sono in attesa degli ultimi 5 episodi (…e pensare che avevo iniziato la serie solo per ritrovare la mia adorata Macarena di VIS A VIS…).
    Quattro donne leonesse, quattro amiche pronte a sostenersi a vicenda, anche rischiando la vita. Gladiatori con rossetti color sangue e tailleur elegantissimi, combattono nell’arena della vita, in un mondo dominato dai maschi.
    La sceneggiatura colleziona buchi di trama, però le vicende sono talmente interessanti (per chi ama il genere) da indurre lo spettatore a non farvi caso. La ricostruzione storica è buona. La media degli attori è alta, pur non essendo tutti allo stesso livello (Maggie Civantos vince su tutti, poi giù fino a Martiño Rivas che è bellissimo, ma raggiunge al massimo il livello dei migliori attori di fiction italiani, cioè bassino).
    Consigliato.

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