La nebbia

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La nebbia

Stephen King, attualmente in corso di rivalutazione letteraria, è sicuramente uno degli autori più utilizzato da cinema e tv, anche da grandi registi come Stanley Kubrick (Shining), John Carpenter (Christine – La macchina infernale), Brian De Palma (Carrie – Lo sguardo di Satana), J. J. Abrams (22/11/63), David Cronenberg (La zona morta), Rob Reiner (Stand by Me – Ricordo di un’estate e Misery non deve morire), Lawrence Kasdan (L’acchiappasogni), Frank Darabont (diversi titoli), Taylor Hackford (L’ultima eclissi) e George A. Romero (La metà oscura ). Purtroppo a questi ottimi lavori, alcuni considerati dei capolavori, se ne devono aggiungere tanti altri di scarsissima qualità, compreso l’ultimo “La Torre Nera” e speriamo in bene per l’attesissimo “It”. Questa serie tv, “The Mist”, tratta da un breve racconto del 1985, poi ripubblicato come romanzo nel 2007 in occasione dell’adattamento cinematografico diretto da Frank Darabont, non appartiene certo alla prima categoria e non regge nemmeno al confronto col film di Darabont. Il motivo è presto detto: fare una serie tv composta da tanti episodi (e magari stagioni) ricavate da un semplice racconto, richiede l’inserimento di personaggi e vicende del tutto nuovi e magari inventati di sana pianta, cosa non sempre facile e coerente, anche se l’operazione è gestita dallo stesso autore, Stephen King (che compare come sceneggiatore di tutte i dieci episodi) e da un esperto e premiato sceneggiatore seriale come Christian Torpe. La serie “The Mist”, che utilizza uno schema identico a quello della mediocre serie “Under the Dome”, cioè un evento straordinario, là la cupola, qui la nebbia assassina, che costringe una piccola comunità ad isolarsi dal resto del mondo e a confrontarsi con le proprie paure ed i propri istinti, non sempre benevoli, rivelando spesso il peggio di se stessi.
Il risultato può essere convincente quando gli autori riescono a creare una forte empatia tra protagonisti e pubblico, sia per effetto dell’immedesimazione che per il realismo e la credibilità di vicende e personaggi, al di là dell’ambientazione fantasy od horrorifica (vedi il successo di “The Walking Dead”). Di tutto questo c’è pochissimo in “The Mist”, dove gli autori sembrano divertirsi a scombinare e stravolgere anche le figure principali della vicenda, che da personaggi inizialmente positivi si trasformano poi in simil-mostri, rivelandoci il loro lato peggiore. Un esempio calzante è senz’altro la figura del giovane gay Adrian Garf, interpretato assai bene da Russel Posner. Adrian non è proprio il massimo come estetica, sembra un pinocchio trans, ma ci cattura il suo coraggio ad esporsi come gay (si presenta a tavola con gli occhi truccati, motivo per cui il padre non gli rivolge la parola), la sua capacità di sopportare le offese del bulli di turno, la sua devozione per l’amica Alex, l’unica a sostenerlo. Innamorato di un compagno di scuola, che lui ha capito essere segretamente gay, non reagisce alla sua violenza omofobica, fino a farlo crollare ed a strappargli il primo bacio. Una sotto-trama che, come altre, esula dal filone orrorifico principale (la nebbia assassina), ma ci regala interessanti spunti di riflessione su omofobia, bullismo, isolamento, adolescenza, ecc.. Peccato che poi le cose cambino e ci ricordino i tempi in cui l’omosessuale al cinema finiva per essere il cattivo di turno. Nella serie è presente anche la figura di una donna omosessuale, Kimi Lucero (Irene Bedard), questa tutta positiva, che ci racconta di aver vissuto con una donna quando ancora non ci si poteva sposare. La stagione finisce facendoci intravvedere una spiegazione militare-scientifica della nebbia (solo accennata in alcuni episodi per la presenza di militari estranei alla comunità), stravolgendo il percorso seguito fino a quel momento, tutto natural-fantastico, che aveva visto contrapporsi la brava animalista Nathalie Raven (Frances Conroy), e il reverendo Romanov (Dan Butler), con indirette pungenti critiche alla fede cattolica (che per sopravvivere può essere capace di altrettanti orrori). Ancora incerta la realizzazione di una seconda stagione.

Ruoli LGBT

Kimi Lucero - Irene Bedard

ruolo: Kimi Lucero
inteprete: Irene Bedard

Unico personaggio omosessuale della serie visto in modo del tutto positivo. Commovente quando ci ricorda che un tempo non ci si poteva sposare tra gay.

Tyler Denton - Christopher Gray

ruolo: Tyler Denton
inteprete: Christopher Gray

Adolescente gay che non ha il coraggio di accettarsi e si nasconde sotto un’omofobia violenta. Il protagonista Adrian, dopo averle prese di santa ragione, riuscirà a strappargli un bacio.

Adrian Garf - Russell Posner

ruolo: Adrian Garf
inteprete: Russell Posner

Uno dei pochi omosessuali protagonisti di rilievo in una serie horror contemporanea, peccato che ad un certo punto gli autori lo trasformino in una specie di dottor Jekyll e mister Hyde

synopsis

An unexplained mist slowly envelops the town of Bridgeville, Maine, creating an almost impenetrable barrier to visibility. The residents of the town soon learn the situation is even more precarious as hidden within the mist are numerous monsters of various sizes that attack and kill anything that moves.

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