The Bridge

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The Bridge

Serie poliziesca americana trasmessa negli USA dalla rete via cavo FX e in Italia, quasi in contemporanea, dal canale Fox Crime di Sky. La serie è il libero adattamento di una serie scandinava di successo (Bron/Broen, ambientata al confine tra Danimarca e Svezia) che segue le avventure di due detective, Sonya North, del dipartimento di polizia di El Paso, Texas e Marco Ruiz, detective della omicidi messicano. I due indagano fianco a fianco su un serial killer che agisce su entrambi i lati della frontiera. Lungo il confine tra il Messico e gli Stati Uniti d’America, sul ponte che collega la città texana di El Paso e quella chihuahuense di Ciudad Juárez, vengono ritrovate due metà di due diversi cadaveri. Una appartiene ad una giudice texana, mentre l’altra è di una giovane donna messicana. Date le circostanze, le forze di polizia dei due paesi saranno costrette a collaborare… La serie ha avuto un buon successo di pubblico e critica. Viene trasmessa in 140 Paesi tradotta in 42 lingue. La prima stagione ha ottenuto il voto di 77/100 su Metacritic (media di 36 recensioni) ed un ascolto USA di oltre tre milioni di spettatori ad episodio. Nel 2013 è stata nominata ai Critics’ Choice Television Awards tra le serie più promettenti della nuova stagione televisiva. The Huffington Post la descrive come una serie ricca di suspense, intrigante e dotata di un cast di talento. Il Washington Post la giudica uno dei migliori debutti dell’anno, apprezzando sia la recitazione che la narrazione. Non mancano comunque voci critiche, soprattutto per la dispersione generata da molte sottotrame non sempre strettamente connesse. Nella serie abbiamo il personaggio lesbico di Adriana Mendez, ricorrente nella prima stagione ma promosso tra i principali nella seconda stagione. Adriana è interpretata dall’attrice Emily Rios che a luglio 2014 rivela al sito AfterEllen di essere lesbica anche nella sua vita reale. In questa intervista racconta come, dalla seconda stagione, abbia collaborato con i sceneggiatori per rendere più realistico il suo personaggio, che avrà anche una storia sentimentale con l’infermiera Lucy (Alyssa Diaz), la ragazza conosciuta nella prima stagione. La Rios ha detto che, come per il suo personaggio, anche lei ha avuto difficoltà in famiglia, ma che la madre ha cercato poi di aiutarla, soprattutto quando si sono trasferiti negli USA. Il suo personaggio deve vedersela più duramente con la vergogna della madre (in Messico sono molto religiosi) mentre lei ha impiegato quasi un anno per fare capire alla propria che non si trattava di un momento passeggero, ma che poi è stata serenamente accettata. Emily Rios era anche nella serie Breaking Bad (Andrea Cantillo) e, come protagonista, nel film gay Quinceañera. Ha già affrontato un ruolo lesbo nella serie “Men of a Certain Age”.

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trailer: The Bridge

Varie

La seconda stagione in onda su Fox Crime (Sky) dal 10 luglio 2014

Episodi Prima Stagione (tit. orig – tit. ital. – prima USA – prima Italia)

1 – Pilot – È solo l’inizio – 10 luglio 2013 – 18 luglio 2013
2 – Calaca – La calaca – 17 luglio 2013 – 25 luglio 2013
3 – Rio – Rio – 24 luglio 2013 – 1º agosto 2013
4 – Maria of the Desert – Maria del Deserto – 31 luglio 2013 – 8 agosto 2013
5 – The Beast – La bestia – 7 agosto 2013 – 29 agosto 2013
6 – ID – L’identikit – 14 agosto 2013 – 5 settembre 2013
7 – Destino – Destino – 21 agosto 2013 – 12 settembre 2013
8 – Vendetta – Vendetta – 28 agosto 2013 – 19 settembre 2013
9 – The Beetle – Corsa contro il tempo – 4 settembre 2013 – 26 settembre 2013
10 – Old Friends – Vecchi amici – 11 settembre 2013 – 3 ottobre 2013
11 – Take the Ride, Pay the Toll – Il nascondiglio – 18 settembre 2013 – 10 ottobre 2013
12 – All About Eva – Dov’è Eva? – 25 settembre 2013 – 17 ottobre 2013
13 – The Crazy Place – Luogo protetto – 2 ottobre 2013 – 24 ottobre 2013

SINOSSI PRIMA STAGIONE (da Wikipedia)

È solo l’inizio
« Ci sono cinque omicidi l’anno a El Paso. A Juárez, migliaia. Perché? Perché un’unica donna bianca morta è più importante dei tanti morti al di là del confine? Per quanto ancora El Paso potrà distogliere lo sguardo? Sono tempi interessanti quelli che ci aspettano. Questo è solo l’inizio. »
(Il messaggio lasciato dall’assassino nel finale dell’episodio, nell’edizione originale e in quella italiana)
Sul “Ponte delle Americhe”, che collega la città statunitense di El Paso e quella messicana di Ciudad Juárez, una notte viene ritrovato il cadavere di una giudice texana, Lorraine Gates, nota per i suoi provvedimenti anti-immigrazione. Sonya Cross, detective della squadra omicidi del dipartimento di polizia di El Paso apparentemente affetta dalla sindrome di Asperger, e Marco Ruiz, detective della Polizia dello Stato di Chihuahua, vengono quindi chiamati sul posto. Essendo la donna statunitense, Ruiz non pone obiezioni affinché il caso venga gestito esclusivamente dalle autorità texane, nonostante il corpo della vittima sia stato lasciato esattamente sul confine tra USA e Messico. Più tardi, però, il medico legale scopre che una parte del cadavere, le gambe, appartengono ad una seconda vittima, una giovane donna messicana. Anche il dipartimento di polizia di Juárez è quindi chiamato a collaborare. Durante la stessa notte, Marco Ruiz riesce ad identificare anche i resti della donna messicana, Cristina Fuentes. La metà mancante del suo corpo era stata ritrovata nei mesi precedenti insieme ai cadaveri di molte altre persone in Juárez.
Dopo aver ricevuto il benestare del suo superiore, la mattina seguente Ruiz si reca quindi ad El Paso, con la volontà di partecipare alle indagini. La metà mancante del corpo della giudice viene rinvenuta nei dintorni della città texana; poco dopo, esaminando i filmati delle telecamere di sorveglianza, un collega della detective Cross ottiene la targa dell’auto usata la notte precedente per scaricare i resti delle due donne uccise sul ponte. Il proprietario è un giornalista del quotidiano El Paso Times, Daniel Frye. Quando Marco e Sonya si recano nella sede in cui lavora per interrogarlo, lo trovano intrappolato nella sua macchina, con quella che sembra una bomba ad orologeria, il cui conto alla rovescia è già vicino al termine. Quando il timer arriva a zero, tuttavia, non ci sarà nessuna esplosione e Daniel potrà allontanarsi dall’auto in sicurezza. Insieme al dispositivo inserito nella sua auto, verrà rinvenuto un messaggio vocale dell’assassino: chi ha orchestrato il tutto sembra voler denunciare il grave problema dei numerosi omicidi irrisolti nella città di Juárez.
Intanto, per non ben precisate ragioni, Steven Linder, cittadino di El Paso, forza una prostituta messicana a lasciare Juárez ed entrare illegalmente negli Stati Uniti, mentre Charlotte Millwright, anche lei residente a El Paso, inizia ad indagare sui segreti del marito appena morto a seguito di un arresto cardiaco.

La calaca
Dopo aver interrogato Daniel Frye, senza risultati, Marco accompagna Sonya a Juárez per farle vedere le poche prove che erano state catalogate insieme ai documenti sul caso di Cristina Fuentes. Le troppe domande di Sonya, tuttavia, rischiano di provocare problemi a Marco; l’omicidio di un narcotrafficante ritrovato morto nello stesso luogo in cui era stato lasciato il corpo della ragazza era stato infatti insabbiato dal capo del dipartimento per compiacere altri membri della stessa organizzazione criminale. Nel frattempo, Daniel e la collega Adriana Perez scrivono un articolo che riassume i fatti accaduti, riportando anche la dichiarazione dell’assassino. In seguito, un uomo si presenta alla polizia dicendo di essere la persona che ha pronunciato tale messaggio. Si tratta di un attore, ingaggiato dall’assassino per registrare quel messaggio vocale ben tre anni prima. Più tardi, Daniel riceve una telefonata dal killer, che gli comunica delle coordinate. Sul posto indicato, saranno ritrovati morti avvelenati i corpi di nove persone che stavano tentando di raggiungere clandestinamente gli Stati Uniti.
Intanto, Charlotte Millwright scopre che il marito aveva fatto costruire un tunnel sotterraneo nella sua proprietà collegato con il territorio messicano, usato da immigranti. Un avvocato, Monty P. Flagman, le spiegherà che il marito, molto indebitato, aveva stretto un accordo con un non precisato suo cliente. Steven Linder è invece ricercato da un uomo messicano sulle tracce della ragazza da lui rapita.
Guest star: Matthew Lillard (Daniel Frye), Catalina Sandino Moreno (Alma Ruiz), Emily Rios (Adriana Perez), Diana Maria Riva (Kitty Conchas), Larry Clarke (Manny Stokes), Lyle Lovett (Monty P. Flagman), Lee Garlington (Sherry), Alejandro Patino (Cesar), Jason Wiles (Paul), Diane Delano (collega di Steven Linder), Johnny Dowers (Tim Cooper), Arturo Del Puerto (Hector Valdez), Hector Luis Bustamante (Miguel).
Peculiarità: la calaca è un elemento ricorrente dell’episodio.

Rio
Sonya e Marco scoprono che le nove persone trovate morte appartenevano ad un gruppo di clandestini di cui faceva parte anche una donna. Tale donna, riuscita ad evitare la trappola tesa dall’assassino, aveva tentato la fuga, finendo però tra le mani del killer. Poco distante dal luogo in cui erano stati ritrovati i cadaveri, inoltre, viene ritrovato un camper, appartenente a Steven Linder. L’uomo, che fino a poco tempo prima all’interno di esso vi teneva segregata la donna rapita in Messico, viene quindi portato in centrale per essere interrogato. Tuttavia, i due detective non riescono ad ottenere informazioni utili e sono costretti a rilasciarlo. Mentre i giornalisti Daniel e Adriana scoprono il nome della donna sopravvissuta al tentativo di avvelanemento, il killer ritorna a farsi vivo telefonando nuovamente allo stesso Daniel. Il ricercato conferma di avere la donna con se, chiedendo un riscatto di un milione di dollari, il quale dovrà essere versato da quattro ricchi imprenditori di El Paso. Uno di loro è il recentemente deceduto marito di Charlotte Millwright.
Charlotte, intanto, incontra la cliente di cui le aveva parlato l’avvocato Flagman, Graciela Rivera. Charlotte le comunica di non voler continuare l’accordo instaurato dal defunto marito, decisione per la quale subirà presto una ritorsione. Nel corso dell’episodio la vedova ha anche un rapporto sessuale occasionale con il detective Ruiz.

Maria del deserto
L’FBI si mette alla guida delle ricerche della ragazza messicana rapita dall’assassino, Maria, esibita da quest’ultimo online attraverso un video in streaming; gli agenti federali tuttavia stentano nel procurarsi il denaro richiesto per il riscatto. Il criminale messicano Fausto Galvan, sperando nell’allontamento delle forze di polizia dal confine dopo la risoluzione del caso, decide di aiutare le autorità consegnando un milione di dollari a Marco Ruiz, per conto di una delle sue aziende con cui ricicla il denaro sporco. L’FBI accetta il denaro, e l’esperto agente Ralph Gedman si reca nel luogo indicato dal ricercato per la consegna. Lì trova però un telefono con un video che lo raffigura in compagnia di Cristina Fuentes. Decide quindi di allontanarsi, ma l’assassino lo uccide decapitandolo, lasciando la sua testa insieme al filmato per la polizia. Perlustrando la zona Marco riesce ad individuarlo, ma viene sopraffatto, non riuscendo quindi a impedirgli la fuga. Intanto, Sonya era riuscita a capire il luogo in cui si trovava Maria, riuscendo quindi a salvarla.
Nel frattempo, Steven Linder libera la donna che aveva rapito Eva, portandola in una sorta di isolata comunità gestita da un uomo di nome Bob, in cui potrà iniziare una nuova vita. Dopo l’intimidazione, Charlotte Millwright acconsente a far utilizzare il tunnel sottostante la sua proprietà per scopi illegali.

La bestia
Mentre l’FBI riesamina i fascicoli sull’agente ucciso dal killer, Marco e Sonya si recano all’ospedale per parlare con la sopravvissuta Maria. Trovando la collaborazione di Marco, tuttavia, la donna accetta di aiutare in cambio di un permesso di soggiorno. In attesa della sua emissione, Marco, nel frattempo buttato fuori casa dalla moglie dopo aver confessato il tradimento con Charlotte, decide di rubare il telefonino di Frye, per scoprire se ha ricevuto nuovi contatti dal ricercato. Dopo averlo consegnato a Sonya, l’assassino chiama e rivela che l’FBI sapeva delle abitudini sessuali di Gedman. In seguito, ottenuto il permesso di soggiorno, Maria comunica di essere stata rapita con un’auto simile a quella usata dalla polizia. L’assassino potrebbe quindi essere un poliziotto. I detective, dopo aver ottenuto tutti i fascicoli su Gedman dall’FBI, scoprono anche che l’agente era in effetti in cura presso uno psichiatra. Si recano quindi presso lo studio di tale medico, trovandolo però morto. Nello stesso studio trovano anche una ragazza, la figlia Gina, la quale afferma di aver visto l’assassino.
Nel frattempo, Steven Linder viene rintracciato dall’uomo messicano che lo cercava per aver rapito Maria. Viene aggredito, ma riesce a difendersi e ad uccidere l’aggressore. Tuttavia, in seguito verrà anche rintracciato dal boss mafioso per il quale il messicano lavorava, Fausto Galvan.

L’identikit
Gina viene portata in centrale per la produzione di un identikit. Tuttavia la ragazza, ancora in stato di schock, non è in grado di fornire molte indicazioni. Inoltre, mentre Hank e Sonya la portano a mangiare, prova a scappare, dando all’assassino l’opportunità di raggiungerla e ucciderla. Nel frattempo, anche Daniel e Alma scoprono che Marco Ruiz aveva contribuito a insabbiare l’omicidio del fratello del criminale messicano Fausto Galvan, il cui corpo era stato ritrovato con Cristina Fuentes e altri cadaveri.
Charlotte Millwright, intanto, si ricongiunge con un vecchio amico e amante, Ray, al quale intende affidare la gestione del tunnel sotto la sua proprietà e i relativi contatti con i criminali messicani.

Destino
Il proprietario di un’auto usata dal killer, simile a quelle della polizia, viene rintracciato: si tratta di Jack Childress. Sonya, Marco, Hank e Tim Cooper si recano presso la sua residenza, scoprendo presto di aver a che fare con uomo mentalmente instabile. Childress, infatti, si trova rintanato in un edificio della zona, iniziando a sparare contro gli agenti con un fucile di precisione. L’agente locale Stokes, anch’egli intanto arrivato sul posto, rimarrà ucciso. L’uomo verrà neutralizzato e arrestato.
Nel frattempo, la moglie del detective Ruiz, la quale ormai non si fida più di lui, decide di tradirlo con un conoscente, Kenneth Hastings.

Vendetta
L’uomo arrestato, Childress, viene ritenuto da Marco e Hank il serial killer che stavano cercando. Tuttavia Sonya ne dubita ed esaminando la sua storia personale riesce ad individuare un nuovo sospettato: un agente federale che lo aveva interrogato in passato, David Tate. Tate, il quale aveva avuto occasione di lavorare anche con il detective Ruiz, risulta però deceduto in seguito. Secondo Marco l’uomo si è suicidato dopo aver perso la moglie e il figlio in un incidente stradale. In seguito, un cadavere viene ritrovato nei pressi dell’abitazione di Childress, identificato come Kenneth Hastings. L’uomo risulta però vivo e vedendo la foto di un suo documento Marco lo riconosce come David Tate. Tate aveva quindi finto di essersi suicidato, rubando poi l’identità di Kenneth Hastings. È lui quindi l’uomo che stanno cercando, lo stesso che intanto sta frequentado la moglie di Ruiz alle spalle del marito. Nal finale, Marco confessa a Sonya di aver avuto una relazione con la moglie defunta di Tate; la donna si stava probabilmente recando da lui quando è rimasta vittima dell’incidente.
Nel frattempo, Ray, il nuovo compagno di Charlotte, inizia a rivendere armi al boss messicano Graciela Rivera. Ma quando quest’ultima riceve la prima consegna, scopre molte cimici piazzate dall’ATF.

Corsa contro il tempo
Il killer convince Alma, ingnara della sua vera identità, a seguirlo con le sue figlie in una sorta di gita fuori porta. Mentre Marco, il quale ha ormai intuito che Tate è spinto da motivi di vendetta personale nei suoi confronti, cerca disperatamente di mettersi in contatto con la sua famiglia, il killer porta Alma in una capanna abbandonata, rinchiudendola con le bambine dopo averle messo in mano una bomba a mano senza spoletta. Marco riesce a trovare suo figlio Gus, il quale intanto aveva scoperto che qualcuno aveva chattato online con lui per diverso tempo fingendosi la sua ex fidanzata. In realtà si trattava del killer. I detective provano a sfruttare la cosa a loro vantaggio, ma quando usano il cellulare del ragazzo per pianificare un incontro con il ricercato, quest’ultimo intuisce che si tratta di una trappola, facendo comunque recapitare sul posto le coordinate del luogo in cui ha rinchiuso Alma. Marco e Hank si recano subito in tal posto, riuscendo a liberare e a mettere in salvo Alma e le bambine. Subito dopo, mentre Sonya sta accompagnando in macchina Gus in una casa sicura, David Tate la fa sbandare e ribaltare, per poi rapire il ragazzo.
Nel frattempo, Graciela Rivera si presenta da Charlotte Millwright per chiedere spiegazioni sulle trasmittenti. La donna prova ad intimidirla aggredendola fisicamente, ma l’aiutante di quest’ultimo, Cesar, interviene in sua difesa, dando l’opportunità a Charlotte di uccidere la criminale messicana.

Vecchi amici
Marco e Sonya, quest’ultima rimasta ferita nell’incidente stradale, si mettono alla ricerca di Gus. I due trovano una nuova abitazione che potrebbe essere utilizzata dal killer, appartenente a suo zio, ma all’interno non trovano il ragazzo. Mentre sono sul posto, David Tate chiama Marco sul cellulare e lo fa mettere alla guida verso un luogo imprecisato. Raggiunto tale luogo, Marco si ritrova davanti il killer, il quale dopo un breve confronto verbale lo fa salire sulla propria macchina per raggiungere un’altra imprecisata destinazione. Nel frattempo, David Tate aveva rapito anche Daniel Frye. Il giornalista, poco prima, aveva confessato alla collega di essere stato nel mirino del killer in quanto aveva coperto l’uomo che avava provocato l’incidente stradale nella quale era morte sua moglie.
Charlotte Millwright, intanto, decide di uccidere l’uomo che aveva procurato le armi a Ray, nonché informatore dell’ATF.

Il nascondiglio
Davide Tate porta Marco sul Ponte delle Americhe, dove sua moglie e suo figlio avevano perso la vita. Mentre indossa una cintura esplosiva, chiede a Marco di far uscire dal bagagliaio in cui è rinchiuso Daniel Frye. Subito dopo, gli chiede di ucciderlo. Il detective si rifiuta, ma a tal punto è il killer a sparare al giornalista. Nel frattempo, Sonya ha un’intuizione su dove potrebbe essere imprigionato Gus, che si rivelerà corretta. Tuttavia, quando giunge sul posto, è troppo tardi per salvare la vita del ragazzo. Sonya raggiunge quindi Marco sul ponte, dove prova a dirgli del ritrovamento del figlio tenendo nascosto il fatto che sia morto. Marco però capisce tutto e decide di uccidere l’assassino. Sonya lo ferma sparandogli ad una gamba, facendo in modo che il killer possa essere arrestato.

Dov’è Eva?
Eva Guerra, la donna aiutata da Steven Linder, lascia la comunità nella quale era stata portata. Poco dopo, tuttavia, viene rapita in Juárez. Linder cerca quindi di rintracciarla, chiedendo aiuto a Sonya. Quest’ultima sfrutta l’occasione per riallacciare i rapporti con Marco, a un mese dalla morte del figlio. Marco, che si trova in un pessimo stato, rivede David Tate in occasione della prima udienza; accetta inoltre di aiutare Sonya cercando il nome di Eva Guerra nei database della polizia di Juárez. La ricerca non dà risultati, ma una collega di Marco ha visto la ragazza prelevata da un poliziotto corrotto.

Luogo protetto
Sonya comunica a Hank di voler collaborare con Marco e la polizia di Juárez nell’investigazione sulle molte donne che scompaiono abitualmente. Marco, dopo aver accettato l’aiuto di Sonya, esamina i filmati di sorveglianza per individuare il poliziotto che ha preso Eva Guerra. Dopo averlo identificato, lo rintraccia e lo induce a confessare con la violenza. Insieme a Sonya recupera quindi Eva da una sorta di monastero e rifugio per disperati, dove il poliziotto corrotto, il quale verrà presto assassinato, l’aveva abbandonata dopo che gli era stato ordinato di ucciderla. Per proteggerla, i due la riportano in territorio statunitense, affidandola a Hank. Nel finale, Marco fa visita al criminale Galvan, chiedendogli di trovare un modo affinché possa uccidere personalmente David Tate.
Intanto, Charlotte perfeziona gli accordi con Galvan per la gestione del tunnel attraverso l’avvocato Flagman. In seguito verrà però avvicinata da un uomo, Arliss Froome, il quale le fa sapere di essere tenuta sotto stretta sorveglianza. Anche se non specifica per chi lavora, Charlotte pensa si tratti di un agente federale.

RECENSIONI

Su quel ponte che dà il titolo alla serie di FX sembra che The Bridge vi abbia sostato per tutta la propria durata, incerto sulla strada da seguire. E non che su quel braccio di strada che separa gli Stati Uniti dal Messico, un mondo da un altro, non sia accaduto nulla di rilevante, tutt’altro: killer, vendette private, terribili lutti. Tuttavia ciò che sorprende è come ogni cosa si sia svolta all’ombra di quanti, più o meno silenziosi, attendevano alla fine di quel ponte di potersi incrociare con i protagonisti della serie. Questa è la prima stagione di The Bridge: il tragico preludio ad una storia molto più grande che, a patto di un ritmo decisamente peculiare e, per certi versi, straniante, ci ha mostrato il percorso comune di due protagonisti che su quel ponte hanno imparato a camminare insieme, l’uno aspettando l’altro.
Appunto, il ritmo narrativo. Perché ciò che prima di tutto colpisce di questo remake della serie scandinava Bron è senza dubbio una narrazione spezzata, che muove da un singolo episodio, quello del ritrovamento di due corpi a metà al confine tra States e Messico, per andare a costruire una serie di storyline concettualmente affini ma rigidamente, o quasi, separate l’una dall’altra. Fin da subito il minimo comun denominatore nella caccia ad un killer, nei loschi affari di una vedova legati al traffico degli immigrati, nella difficile opera di assistenza sociale, viene individuato nell’opprimente ambientazione da confine ultimo della civiltà, da barriera invisibile, fatta di fucili spianati e indifferenza malcelata, contro una realtà tremendamente vicina e terribilmente lontana (sì, in più un momento la realtà raccontata ci richiama situazioni non troppo distanti da noi).
La natura di poliziesco non viene mai sottaciuta per far spazio alle complicate tematiche della serie, ma a queste si accompagna sistematicamente attraverso gli occhi dei due detective Sonya Cross (Diane Kruger, bravissima nel tratteggiare un personaggio affetto da Asperger) e Marco Ruiz (Demián Bichir, anche lui ottimo nel portare avanti un personaggio che da subito si mostra ricco di spunti e sfaccettature). Dopo alcune puntate spiazzanti e dal ritmo lento nelle quali attendiamo un collegamento che non giunge mai, la vicenda entra nel vivo, la narrazione accelera e prende svolte inaspettate (anche coraggiose nel caso di alcune soluzioni), gli spunti crescono e la serie conquista a pieno la propria promozione.
In tredici puntate il tono della serie si è mosso sul difficile sentiero del thriller poliziesco (dunque non sono mancate scene macabre) unito al tentativo di denuncia sociale, due strade che si sono dimostrate conciliabili, che forse non hanno mai raggiunto punte eccellenti, ma tra le quali il tentativo di sintesi può dirsi riuscito. Al giudizio positivo contribuisce, come detto, soprattutto la seconda parte della stagione, in particolare il finale, o meglio i finali. Nelle sue prime undici puntate The Bridge scala una montagna, e ne raggiunge la vetta in Take the Ride, Pay the Toll, in cui uno degli snodi fondamentali arriva alla fine. Inevitabilmente le ultime due puntate presentano quindi un tono leggermente diverso, non necessariamente più rilassato, ma che sposta la propria tensione verso altri temi e motivazioni.
L’ottimo All about Eva, dodicesimo episodio, rappresenta quindi la conclusione ideale, non perché definitiva, ma perché illuminante nel chiudere il piccolo cerchio nel quale la narrazione si era mossa fino a quel momento ricollegandosi ad uno più grande già aperto in precedenza (l’immagine finale dell’episodio è forte e molto eloquente sul futuro della storia). A questo punto The Crazy Place, season finale, può soltanto rappresentare il trampolino di lancio, una sorta di anteprima di ciò che vedremo nella prossima stagione. Come detto fin da subito, The Bridge ha un ritmo davvero inusuale.
Il prodotto di FX difetta in un inizio di stagione lento e confusionario nel non dare punti di riferimento, in alcune soluzioni estreme che stonano con la natura “impegnata” della serie e in alcune scorciatoie narrative (alcuni personaggi che provvidenzialmente si avvicineranno ad altri). Promosso comunque per l’ottima alchimia ricreata tra personaggi e interpreti principali (funziona anche il sottile e cattivo umorismo legato agli strafalcioni di Sonya), per le atmosfere, per il coraggio di un remake che non è la fotocopia dell’originale (se non altro per le tematiche trattate), per la capacità di conciliare thriller e drama. (Simone Novarese, Badtv.it)

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Con The Bridge, FX aggiunge un altro ottimo prodotto alla sua lista di show in onda e si conferma come canale, ormai non più emergente, ma affermato nella produzione di Drama adulti, di spessore, coinvolgenti e con ottima fattura tecnica. Ormai è sempre più uno dei migliri canali del panorama americano, da seguire e a cui concedere sempre una possibilità ad ogni nuovo show che lancia.
The Bridge è la trasposizione americana, come sempre più spesso accade, di una serie straniera, in questo caso una coproduzione danese e svedese (pure la Danimarca si aggiunge alle nazioni che producono roba interessante, dopo Forbrydelsen, che ha originato The Killing, ora questo prodotto, di cui avevo sentito già parlare benissimo da alcuni miei colleghi del nord Europa; stiamo rimanendo solo noi a produrre Don Matteo).
.Rispetto alla serie originale, che prendeva l’avvio sul ponte che collega Danimarca e Svezia, questa ha un indubbio vantaggio. Il ponte oggetto del titolo collega non più due nazioni europee e moderne, ma due mondi distanti come il sole e la luna: i ricchi e moderni Stati Uniti e l’arretrato, violento e corrotto Messico. Si potrebbe sintetizzare come un Racconto delle Due Città, ma a differenza dalla famosissima novella di Dickens, qui assistiamo alla contrapposizione tra El Paso e Ciudad Juàrez, tra un mondo di cowboy affaristi e la più corrotta e malfamata provincia del Messico.
Partiamo però dai protagonisti di questo Drama: le due figure principali sono una detective americana, Sonya Cross, interpretata dalla tedesca Diane Kruger, e un poliziotto messicano, Marco Rùiz, interpretato da Demian Bichir. Oltre all’ottima prova recitativa dei due attori, davvero calati in parti non facili, perché dei due personaggi si fa un grande approfondimento, e quindi l’interprete deve anche essere in grado di far trasparire un registro emotivo molto ampio, la chimica della coppia di poliziotti è davvero notevole ed il rapporto che si crea tra i due, per l’appunto, si crea passo dopo passo, lo si vede nascere e trasformarsi in qualcosa di profondo anche se per nulla vicino ad una scontata unresolved sexual tension. Le indagini e le loro vicende personali, a cui si intersecano, forgiano un duo con cui ci si sente di condividere emozioni e dolori, vittorie e sconfitte; si riesce a creare tra loro e lo spettatore un rapporto quasi simbiotico, gran merito, come si diceva, di Kruger e Bichir, ma, indubbiamente, anche dell’ottima scrittura della serie.
Se le vicende personali di Sonya sono per lo più relegate al passato e l’influenza che hanno sul presente è relativa alla condizione psicologica del detective Cross che ne aggrava le condizioni dovute alla sindrome di Asperger, quelle di Marco sono intrecciate strettamente alla trama orizzontale della stagione e ne provocheranno la discesa agli inferi della morale e la sua relativa trasformazione.
Tra i comprimari, almeno quelli legati alla trama principale (del resto parlerò dopo) trovo giusto segnalare sia il villain della stagione, Hastings, sia il padre putativo di Sonya, Hank. Due figure completamente diverse, ma entrambe pacate, almeno all’apparenza, con però una forza interiore immensa e capaci di trascinare la storia dove vogliono loro. Sono dei fuochi d’attrazione o emotivi, due poli magnetici per i nostri protagonisti, che portano rispettivamente squilibrio ed equilibrio nelle vicende in una lotta continua tra bene e male.
Ma proprio qui si apre una prospettiva interessante e che eleva il contenuto e lo spessore della serie. Se nel confronto tra singoli si identificano molto facilmente il bene e il male, la storia aggiunge una sovrastruttura che sviluppa il concetto di cui parlavamo in avvio di recensione, ossia l’analisi sociale di questo microcosmo di due città, che però si può espandere in un concetto Nord-Sud molto più ampio. Lo stesso omicidio che apre lo show, unisce simbolicamente due tronconi di corpo di due donne diverse, una delle tantissime ragazze sparite di Juarez e un giudice di El Paso. Una delle cose su cui lo show punta da subito è il mettere in evidenza come per un singolo omicidio nel mondo ricco si accendano subito le luci della ribalta, mentre delle centinaia se non migliaia di vittime nel mondo povero non si accorga nessuno.
Un tema intensamente trattato è anche la condizione della donna nella società messicana, dove è poco meno di merce, viene usata, abusata, viene fatta sparire e vive una vita misera e senza sbocco se non quello di sposare un uomo e mettere al mondo nidiate di figli. Non fatico a comprendere come molte vogliano fuggire da un posto in cui il destino è di sottomissione o morte.
Quello che invece vediamo nella società texana sono la falsità, l’egoismo e l’avidità tipica di ogni società del mondo ricco, che fanno da contraltare e specchio, in questa vicinanza forzata a livello geografico e distanza siderale a livello economico di queste due città che sono lati opposti della stessa moneta. Una moneta falsa naturalmente.
Ma tutti questi temi, non vengono imposti con pedantezza, ma fluiscono naturali come contorno e sfondo all’intreccio della storia, che rimane un brillante thriller. Il tutto è assolutamente fluido e naturale e il ritmo della narrazione, per quanto sia a tratti compassato, non ne risente minimamente.
Dicevamo prima, ci sono anche storie collaterali al main plot. Una è strettamente connessa ed è quella dei giornalisti Daniel Frye e Adriana Mendez, che a loro volta costruiscono con il passare degli episodi un’amalgama decisamente notevole, anche loro cambiando, evolvendo e crescendo e andando a toccare, da prospettive diverse, tutti i temi principali del racconto. Ho trovato oltretutto molto bravo Matthew Lillard, che interpreta Frye, a tratti divertente e a volte intenso. L’altra storia è spesso molto distante dalle altre, quella della bella ereditiera Charlotte e del tunnel. Si tocca con le altre storie, ma è quasi un semplice sfiorarsi. Anche qui vediamo una notevole evoluzione del personaggio, dalla ex subrette del primo episodio a donna risoluta del finale, ma forse la sento meno questa parte perché l’ho spesso trovata un’interruzione della trama principale, ben fatta, gradita, interessante ma pur sempre un’interruzione.
La struttura del racconto è molto particolare. L’evoluzione della storia arriva a toccare il suo apice a partire dal nono episodio per poi concludersi, nella sua main story, all’undicesimo, lasciando così spazio a ben due episodi anticlimatici, dove viviamo prima in modo devastante il lutto e il dolore e poi vediamo strutturarsi le trame di base della stagione successiva, ancora abbastanza connesse con quanto visto finora. Soluzione particolare, che forse poteva essere maggiormente condensata perché due episodi anticlimatici sono tanti, ma ammetto che quello che c’era da dire era tanto.
In conclusione, un prodotto sicuramente valido, che non ha deluso chi l’ha già visto e tornerà a seguirlo nella prossima stagione, e sicuramente da consigliare in momenti di recupero a chi se l’è perso. VOTO: 4/5 (Andrea Sartor, telefilm-central.org)

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