William s. Burroughs

William s. Burroughs
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  • Data di nascita 05/02/1914
  • Data di morte 02/08/1997
  • Luogo di nascita St. Louis/USA
  • Luogo di morte Lawrence/USA

William s. Burroughs

William Seward Burroughs II, più comunemente noto come William S. Burroughs, pronuncia /’b?ro?z/ , è stato uno scrittore e saggista statunitense, vicino al movimento della beat generation. Omosessuale dichiarato
La maggior parte dei lavori di Burroughs sono semi-autobiografici e ispirati alle sue esperienze legate all’uso di droghe e alla dipendenza da oppiacei, una condizione che marcò gli ultimi cinquanta anni della sua vita. Legato alla beat generation, ma molto lontano, per sua ammissione (“Io i fiori ai poliziotti li lancerei, ma con tutto il vaso e la terra.” W.S.B) dalla realtà dei beatniks o hippies, fu un autore di avanguardia che influenzò la cultura popolare e la letteratura. Nel 1984 fu eletto all’Accademia e Istituto Americano delle Arti e delle Lettere.
Burroughs viene spesso citato come scrittore di Fantascienza vicino ad autori come J. G. Ballard. Non la più tipica Fantascienza di astronavi e mostri, ma un ramo minore che usa come ambiente evolutivo del romanzo non lo spazio esterno all’uomo, ma lo spazio interno: gli esseri umani che, agli occhi “drogati” e visionari di Burroughs, diventano mutanti, le città che si trasformano in paesaggi metafisici, la percezione di forze occulte, tutti elementi che fanno risultare non del tutto erronea questa collocazione dello stile di William Burroughs.
“Pecora nera” di una ricca famiglia, molto nota nel mondo per la produzione di calcolatrici meccaniche (il nonno di Burroughs inventò la prima addizionatrice scrivente), si laureò all’Università Harvard. Dopo la laurea, i suoi genitori decisero di sostenerlo economicamente, nella speranza che prima o poi trasformasse quell’imponente carriera scolastica in un impegno professionale di prestigio, e anche perché la lontananza di quel figlio omosessuale evitava molti possibili imbarazzi per il nome dei Burroughs. Burroughs, liberatosi da regole e imposizioni, dedicò tutto il resto della sua esistenza alle più svariate sperimentazioni; tuttavia in rare righe sparse per tutta la sua opera, trapela il dolore per l’affetto mancato di una famiglia che per prima lo riteneva scomodo.
Nel 1944-45 fece la sua prima sperimentazione con delle fialette di morfina, dopo qualche mese divenne tossicodipendente e cominciò a comprare morfina ed eroina con ricette mediche (all’epoca queste droghe erano vendute legalmente in farmacia), o al mercato nero. A volte per mantenersi con la droga fece lo spacciatore.
Perso il sostegno familiare, William Burroughs lavorò prima come barista, poi come operaio, finché giunse a New York dove si improvvisò reporter e giornalista e finì con lo stringere rapporti con la criminalità. Nel 1943 conobbe Allen Ginsberg, noto poeta della beat generation, con il quale ebbe anche una lunga relazione, Neal Cassady e Jack Kerouac, i quali ammirandone la genialità, lo elessero quale padre spirituale.
« drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia »
(William Seward Burroughs)
Nonostante la sua omosessualità, si sposò due volte, la prima in Croazia con Ilse Kappler, una ragazza ebrea, al solo fine di farle ottenere il visto per gli Stati Uniti, la seconda volta con un’amica, Joan Vollmer, con la quale condivideva la passione per le droghe. Con Joan decise di allontanarsi da New York per fermarsi a Città del Messico dove scrisse il suo primo romanzo Junky (La scimmia sulla schiena). La parentesi messicana si concluse, però, in tragedia: nel tentativo di replicare l’impresa di Guglielmo Tell, armeggiando una pistola invece di arco e freccia, sparò e uccise la moglie; il figlio da lei avuto venne, così, affidato ai genitori dello stesso Burroughs, mentre lui s’imbarcò in un viaggio che lo condusse a percorrere in lungo e in largo l’America Latina, fino a raggiungere l’Africa e fermarsi a Tangeri, in Marocco.
« La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili »
(William Seward Burroughs)
A Tangeri fu raggiunto da Kerouac e Ginsberg, che lo ritrovarono sommerso di fogli e frammenti di carta, sui quali lo scrittore annotava pensieri sconnessi e deliranti. Kerouac lo convinse a riordinare, con l’aiuto di Ginsberg, questi scritti e venne alla luce Naked Lunch (Pasto nudo), pubblicato solo nel 1958, che lo rese una celebrità.
Dopo un periodo a Tangeri, si spostò in Europa, a Parigi, dove iniziò la convivenza e la relazione con Brion Gysin, scrittore e pittore, e seguitò nella ricerca e nella realizzazione di altri esperimenti di cut-up, dai quali presero origine i testi The Soft Machine, The Ticket That Exploded, Nova Express. La sua opera letteraria si concluse nel 1994 con My education: a book of dream, che precede di tre anni la sua morte, avvenuta alla veneranda età di 83 anni, smentendo così quanti avevano affermato da giovane che la sua vita “dissoluta” lo avrebbe condotto a una rapida fine.
“Mai economicamente abbandonato dalla famiglia, che lo mantenne per quasi tutta la vita, ebbe sempre rapporti “cordiali” sia con la madre, Laura Lee, che con il padre Mortimer e il fratello maggiore Mortimer II. Non ha mai lavorato davvero, uno dei suoi impieghi che durò più a lungo, vale a dire sei mesi, fu lo “sterminatore” cioè il disinfestatore. La famiglia conosceva la sua tossicodipendenza e l’ha sempre, a malincuore, tollerata. Attorno ai venticinque anni si amputò con una cesoia da giardino l’ultima falange del mignolo sinistro. Una delusione amorosa. A Parigi Burroughs ebbe una relazione con Ian Sommerville.
La sua famiglia ebbe dei dissesti: le azioni della Burroughs finirono presto nelle tasche del socio del nonno. Laura e Mortimer avevano una piccola rendita e un negozio di oggetti da regalo. Famiglia, al massimo si può dire, benestante. Iniziò a scrivere La scimmia sulla schiena (Junkie), firmato poi con lo pseudonimo “William Lee”, nei primi anni Cinquanta in Messico. Mandò i capitoli del libro per posta a Ginsberg, il quale lo fece pubblicare da una casa editrice dello zio di Carl Salomon cui aveva dedicato The Howl (L’Urlo), dopo averlo conosciuto durante un ricovero in un ospedale psichiatrico.”
Così Jack Kerouac parla dell’amico William Burroughs (Old Bull Lee), nel suo capolavoro Sulla strada: “Ci vorrebbe una notte intera per raccontare di Old Bull Lee; per adesso diciamo solo che faceva l’insegnante, e a buon diritto, si può dire, perché passava tutto il tempo a imparare; e le cose che imparava erano quelle che considerava e chiamava “i fatti della vita”; le imparava non solo per necessità, ma per scelta. Aveva trascinato quel suo corpo lungo e sottile in giro per tutti gli Stati Uniti, e in gran parte dell’Europa e del Nord-Africa, ai suoi tempi, solo per vedere cosa succedeva; negli anni Trenta aveva sposato una contessa russa in esilio solo per strapparla ai nazisti. […] Faceva tutte queste cose solo per sperimentarle. Ora si dedicava allo studio della tossicodipendenza. […] Passava lunghe ore coi libri di Shakespeare in grembo; il “Bardo Immortale”, lo chiamava. A New Orleans aveva cominciato a passare lunghe ore in compagnia dei codici Maya, e anche quando parlava con gli amici teneva il libro aperto in grembo. Una volta avevo detto: “Cosa ci succederà quando moriremo?”, e lui aveva risposto: “Quando si muore si muore, ecco tutto”. […] Bull aveva un debole sentimentale per l’America dei vecchi tempi, specialmente degli anni Dieci, quando […] il Paese era selvaggio, rissoso e libero, libertà di ogni genere in abbondanza per tutti. La cosa che odiava di più era la burocrazia di Washington; subito dopo venivano i progressisti; poi i poliziotti. Passava il tempo a parlare e a insegnare agli altri. Jane sedeva ai suoi piedi; io anche; e anche Dean (Neal Cassady, ndr); e in passato anche Carlo Marx (Allen Ginsberg, ndr). Avevamo tutti imparato da lui.” (Wikipedia)

William s. Burroughs è presente in queste opere:

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