Wilhelm Von gloeden

Wilhelm Von gloeden
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  • Data di nascita 01/01/1970
  • Data di morte 16/02/1931
  • Luogo di nascita Germania/Mecklenburg-Vorpommern/Wismar
  • Luogo di morte Italia/Sicilia/Taormina

Wilhelm Von gloeden

Nato in Germania, Wilhelm von Gloeden (1856-1931) frequentò per qualche tempo la scuola d’arte per diventare pittore, ma non riuscì a completare gli studi perché colpito dalla tubercolosi.
Su suggerimento del collega d’arte Otto Geleng, il ventiduenne Wilhelm partì alla volta di Taormina, nel 1878, per cercare di curarsi.
Guarito, si sarebbe stabilito nella località che lo aveva salvato, fino alla morte.
Nei primi anni del suo soggiorno Gloeden viaggiò per l’Italia e per un certo periodo visse addirittura a Francavilla a Mare assieme a Francesco Paolo Michetti, pittore affermato nonché fotografo dilettante, che secondo la stessa testimonianza di Gloeden lo incoraggiò a proseguire il lavoro iniziato nel campo della fotografia, salutandolo (e a ragione, in questo caso) come vero artista (Matteucci, p. 401 [2]). Diverse foto di questo periodo, riconoscibili per la presenza di modelli dichiaratamente abruzzesi, stanno riemergendo da riviste a cui erano state inviate da Gloeden stesso per illustrare articoli folcloristico-antropologici sui “popoli del Sud”.
Sia prima che dopo aver preso casa a Taormina Gloeden soggiornò a Napoli, come vedremo più avanti, intrattenendo una fitta collaborazione col cugino e fotografo di nudo maschile Wilhelm von Plüschow (1852-1930).
I viaggi a Napoli (alcuni dei quali in compagnia di modelli taorminesi, che appaiono in foto di Plueschow o fotografati a Pompei e Napoli) dovrebbero avere avuto fine, attorno al 1894 o 1895, per due avvenimenti coincidenti: il trasloco di Plueschow a Roma entro l’inizio del 1895, e il tracollo finanziario del patrigno di Gloeden, che causò la sparizione della rendita che gli permetteva di vivere con agio (e di viaggiare a volontà).
Gloeden era nato infatti da una famiglia ricca e introdotta a Corte, anche se non tanto nobile quanto egli pretendeva presentandosi come “barone” o “conte”: lui e suo padre non appaiono infatti in alcun albero genealogico dei von Glöden.
E non certo per dimenticanza: Peyrefitte (p. 143), ci fa sapere che il titolo fu de courtoisie, ovvero concesso (secondo una tradizione prussiana e anche inglese) in soprannumero rispetto al numero massimo che ogni signore feudale dell’impero tedesco aveva il diritto di concedere.
Un titolo decorativo, dunque, ma privo di valore effettivo in Germania, a differenza di quello della madre, discendente dell’aristocrazia baronale degli Hammerstein (lo stesso Plueschow, del resto, aveva il cognome nobiliare ma non il titolo, dato che il suo ramo della famiglia discendeva da un figlio illegittimo).
Gloeden a Taormina visse oziosamente di rendita fino al 1895, dilettandosi di pittura (con risultati alquanto scarsi) e fotografia (con risultati pregevoli).
Quando però nel 1895 il patrigno si vide confiscare tutti i beni e finì in carcere, quello che era stato un hobby divenne per necessità – all’età di quarant’anni – una professione.
Il resto è storia. Giovanni Dall’Orto

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