August von Platen

August von Platen
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  • Data di nascita 01/01/1970
  • Data di morte 01/01/1970
  • Luogo di nascita Ansbach/Germania
  • Luogo di morte Italia/Siracusa

August von Platen

Il conte August von Platen-Hallermünde è stato un poeta e drammaturgo tedesco. Omosessuale, come si evince dai suoi diari.

Ufficiale per tradizione familiare, riconobbe presto la propria vocazione letteraria, cui si dedicò con fervore quasi religioso. Nel 1824 fu a Venezia e nel 1826, affascinato dall’ideale classico, lasciò la Germania per l’Italia meridionale.

August von Platen-Hallermünde, di cui Goethe aveva intuito la grandezza, riversò l’inquietudine tutta nordica del suo animo in opere poetiche raffinate e sapienti, costrette in forme classiche (odi, sonetti, ecc.) e in versi sontuosi di struggente bellezza.

Nelle commedie esplicò una meno felice vena satirica, polemicamente diretta contro la cultura germanica contemporanea.
Targa stradale della via dedicata a Platen a Siracusa.

Von Platen morì il 5 dicembre 1835 probabilmente di febbre all’interno di una locanda al 5 di via Amalfitania in Ortigia. Oggi resta una lapide commemorativa posta dall’allora Imperatore di Germania in visita a Siracusa.

Platen e Mann
August von Platen-Hallermünde ritratto da Johann Moritz Rugendas verso il 1830.

Thomas Mann si basò in parte su Platen per la creazione del suo personaggio di Gustav von Aschenbach del romanzo La morte a Venezia. Il nome stesso del personaggio contiene vaghe allusioni a Platen (August = Gustav; Ansbach, il luogo di nascita di von Platen = Aschenbach), tuttavia il parallelo è reso esplicito soprattutto dal fatto che anche il personaggio di Mann, come Platen, muore di colera in Italia, dove si è attardato per soddisfare i suoi desideri omosessuali.

Il parallelo diventa comunque esplicito nel saggio che Mann dedicò a Platen, nel 1930: in esso Mann attribuiva all’omosessualità di Platen la causa ultima della sua morte (proprio come avviene al personaggio del suo romanzo):
« L’incompleta comprensione di se stesso, il non ammettere che il suo amore non era per nulla più sublime, ma un amore come tutti gli altri, se pure – almeno al tempo suo – con più scarse possibilità di felice esaudimento, questo equivoco insomma lo spinse all’ingiustizia, all’insanabile amarezza, all’esacerbato rancore per il dispregio e la durezza in (sic) cui la sua ardente dedizione si scontrava quasi ad ogni momento ed esso ha parte evidentissima nel suo risentimento contro la Germania e contro tutto ciò che è tedesco, e finì per spingerlo all’esilio ed alla morte solitaria »
(Thomas Mann, “Augusto von Platen”, p. 372.)

La lettura della vicenda ultima di Platen da parte di Mann in questo saggio, che ha avuto una fortuna critica notevole ed ha condizionato la lettura di Platen da parte di noi contemporanei, è però forzata e deformata. Al punto che in essa si riconosce molto più una risposta alla lotta dello stesso Thomas Mann contro la propria omosessualità piuttosto che una valutazione serena e spassionata del modo in cui Platen visse la propria, cioè in modo assolutamente più solare e meno autodistruttivo di quanto non abbia fatto Mann, e con lui il personaggio del suo celeberrimo romanzo.

Curiosità

Fra le relazioni omosessuali di Platen spicca quella avuta in età giovanile, nel 1822, con Justus von Liebig (1803-1873), che sarebbe diventato celebre per le sue scoperte nel campo della chimica.
Nel proprio diario Platen utilizza esclusivamente la lingua francese per parlare dei suoi amori omosessuali.
La tomba di Platen a Siracusa, nel cimitero protestante di Villa Landolina, è oggi all’interno dell’area del Museo archeologico.

(Wikipedia)

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