Aubrey Vincent Beardsley

Aubrey Vincent Beardsley
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  • Luogo di nascita Brighton, England
  • Luogo di morte Menton, France

Aubrey Vincent Beardsley

Aubrey Vincent Beardsley nasce a Brighton nel 1872, dove venne cresciuto prevalentemente dalla madre, figura centrale della sua infanzia: cagionevole di salute al punto che la genitrice stessa lo definirà come “fragile porcellana di Dresda”. Intorno a lui, l’Europa rafforza la sua figura industriale e imperialista, impegnata a interfacciarsi con l’Oriente, che non a caso influenzerà l’opera non solo di Beardsley, ma anche di molti altri artisti dell’epoca.
Il suo talento non tarda a manifestarsi: pare che a soli dieci anni già guadagnasse qualche soldo vendendo i suoi lavori. Il suo esordio nel mondo dell’arte avvenne intorno ai 18 anni, quando gli venne chiesto di illustrare Le Morte D’arthur per l’editore Dent. Cominciò così la sua ascesa che lo portò a collaborare con i grandi nomi della letteratura e con la rivista Yellow Book, dove incontrò diversi ostacoli per via del suo stile, definito spesso grottesco o perverso, soprattutto durante i suoi ultimi anni. Vero è che la mentalità vittoriana non apprezzò mai il suo lavoro, troppo estremo per una società così moralizzante e chiusa.
Non solo la sua arte, ma anche la sua stessa, breve vita, fu votata allo scandalo: per alcuni era omosessuale (ai tempi, in Inghilterra era considerata illegale, ecco perché era considerata motivo di scandalo), secondo altri ebbe una relazione incestuosa con sua sorella Mabel, da cui ebbe anche un figlio, secondo altri, invece, la sua arte era così densa di perversioni perché la sua cagionevole salute gli permetteva solo di fantasticare.
Nonostante questi pettegolezzi intorno alla sua vita privata, ciò che gli costò di più in termini di rispettabilità pubblica, fu la sua amicizia con Wilde, che venne condannato per sodomia, e così Beardsley perse il suo lavoro a Yellow Book. In realtà, lo scandalo e l’aura di mistero che ruotavano intorno alla sua figura e al suo lavoro, non pareva dispiacergli. Pare infatti che un giorno, dichiarò: Ho uno scopo: il grottesco. Se non sono grottesco, non sono niente.
Al netto delle dicerie sul suo conto, ciò che è certo è che Beardsley ebbe una vita breve: morì di tubercolosi a soli 25 anni.
La maggior parte delle sue opere sono realizzate usando solo il bianco e nero: linee grafiche contrapposte ad ampie campiture a tinta piatta, dettagli ricercati e semplicità. Guardando i suoi lavori è facilmente rintracciabile il suo interesse per l’arte orientale, il design e la grafica. I suoi soggetti favoriti affiorano dal mondo della mitologia e della storia.
Amico di Oscar Wilde, Beardsley illustrò la Salomé per il suo debutto in Francia, ma lavorò anche sui disegni di alcuni libri come i racconti di Edgar Allan Poe e una raccolta di storie su Pierrot. Ecco una gallery con alcune delle tavole che Beardsley realizzò per la Salomè di Wilde: Raffinata unione di linee pulite, ispirazione giapponese e preraffaellita, il suo stile influenzerà molti artisti, oltre che il movimento simbolista francese e il liberty.

(Emanuela Brumana, Foxlife.it)

Beardsley was a public as well as private eccentric. He said, “I have one aim—the grotesque. If I am not grotesque I am nothing.” Wilde said he had “a face like a silver hatchet, and grass green hair.” Beardsley was meticulous about his attire: dove-grey suits, hats, ties; yellow gloves. He would appear at his publisher’s in a morning coat and patent leather pumps.
Although Beardsley was associated with the homosexual clique that included Oscar Wilde and other English aesthetes, the details of his sexuality remain in question. He was generally regarded as asexual. Speculation about his sexuality includes rumours of an incestuous relationship with his elder sister, Mabel, who may have become pregnant by her brother and miscarried. During his entire career, Beardsley had recurrent attacks of tuberculosis. He suffered frequent lung haemorrhages and was often unable to work or leave his home.
Beardsley converted to Roman Catholicism in March 1897, and subsequently begged his publisher, Leonard Smithers and close friend Herbert Charles Pollitt, to “destroy all copies of Lysistrata and bad drawings… by all that is holy all obscene drawings.” Both men ignored Beardsley’s wishes, and Smithers actually continued to sell reproductions as well as forgeries of Beardsley’s work. (Wikipedia)

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