Cinema

Il triangolo dell'accettazione in "Boy Erased - Vite cancellate"

Da giovedì 14 marzo nelle sale italiane arriva il secondo lungometraggio diretto dall’attore australiano Joel Edgerton, qui in veste anche di sceneggiatore e interprete. Boy Erased – Vite cancellate racconta la vera storia di Garrard Conley, autore del libro dossier autobiografico dal titolo omonimo, vittima eccellente del fenomeno, ancora dilagante in diversi stati della nazione americana, della terapia di conversione dell’omosessualità. Una storia vera che, raccontata da Edgerton con piglio deciso ma forse fin troppo classicheggiante, risulta pregevole per il modo in cui affronta il delicato tema dell’accettazione della identità sessuale attraverso il punto di vista della figura genitoriale.

A dare vita all’ideale triangolo dell’accettazione sono i tre magnifici interpreti Lucas Hedges, Russell Crowe e Nicole Kidman, volti ispirati che portano in vita la famiglia Conley, qui nascosta dalla finzione narrativa con il nome degli Eamons. Se la scoperta della identità sessuale di Jared (Lucas Hedges) crea scompiglio nella rispettabile famiglia battista, a pagarne le spese sono la dignità tutta casa, concessionario automobilistico e chiesa del padre (Russell Crowe) e la querula ed appariscente madre dal cuore d’oro (Nicole Kidman). La decisione di trasferire Jared in un centro di conversione sessuale capitanato dal severo Viktor Sykes (Joel Edgerton) è il motore della narrazione tale per il quale la lenta ma progressiva fase dell’accettazione priva da legacci culturali, sociali e religiosi si instaura nel rapporto triangolare tra Jared e i due genitori ; se la madre da severa genitrice battista si rivela amorevole sostenitrice delle inalienabili pulsioni del figlio, a toccare la sommità della struttura triangolare c’è la figura patriarcale di Crowe, l’unica nella pellicola a sintetizzare credenza cristiana e istinto paterno. Non vittima né carnefice, la figura del padre e le scelte operate all’interno del film si dipanano nel plasmare i futuri dei membri della sua famiglia in un percorso di amore assoluto e accettazione al di sopra di ogni legame esterno. Una valore che si fa rivelazione testamentaria di una storia vera che andava necessariamente raccontata, seppur con orpelli classici privi di originalità nel linguaggio e nel contenuto.

Simone Fabriziani

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