Cinema

Una invitante recensione di "Strike A Pose", doc distribuito da Netflix

Strike a pose” di Ester Gould e Reijer Zwaan (2016) è un documentario bellissimo.
Racconta di come ci si sente presi da un buco nero. Di come ci si sente seduti stretti accanto a una falena, che vive solo di notte.
Racconta di quali emozioni si può essere preda se si parte per un viaggio senza meta e, nello spazio profondo, si viene captati da qualcosa come l’Enterprise, che passa alla velocità di crociera curvatura 8. Una potenza.
Racconta della gioventù, quel momento della vita in cui sei invincibile, in cui potresti fare di tutto, ma proprio tutto.
Ma soprattutto racconta di una grande passione: la danza.
Sette ballerini. Louis, Oliver, Salim, Jose, Kevin, Carlton e Gabriel.
Scelti tra migliaia in un’audizione. Madonna ha voluto proprio loro. Giovani, belli, capaci, dotati, unici. I ballerini di Madonna.
Venticinque anni dopo raccontano la loro storia. La loro vita con Madonna durante il Blond Ambition Tour del 1990, provocatorio, dissacrante, forte, stupefacente.
Prima di vedere questo documentario, forse non avevo ancora messo bene a fuoco quanto Madonna avesse fatto per la visibilità della comunità gay, e quanto per la divulgazione della cultura di prevenzione dell’Aids. Il messaggio che ha veicolato insieme ai suoi ballerini – con il tour e poi col film, “A letto con Madonna” – è stato: sei come sei. Parlane, diciamocelo.
La presenza di quei ballerini sul palco e nel film ha permesso a tante ragazze e tanti ragazzi di potersi vedere, di poter finalmente riconoscersi in qualcuno su uno schermo. So quant’è importante, so quale sete ti porta a cercare un’immagine di te che non vedi mai, che vorresti ammirare. Un’immagine di te che ti dice: sei ok! Anche se sei malato. Sei ok perché sei vitale, non devi nasconderti, puoi essere felice!
Ecco, i ballerini di Madonna – di cui 3 sieropositivi, uno deceduto per complicazioni correlate all’Aids – ti dicevano di esistere, di vivere!
Non era come adesso, in quegli anni bui HIV positivo era uguale a morte. Ti nascondevi, finivi in qualche club chiuso con gli altri come te. Invece vedere i ballerini di Madonna era come bere aria pura. Dissetarsi di sé, esistere.
Per paradosso, l’unico eterosessuale tra loro era un omofobo al quale l’incontro con gli altri ballerini ha cambiato la vita. O meglio, le vite degli altri hanno cambiato la sua.
È la prima cosa che racconta. La sua vita, dopo il tour con quei ragazzi, non è più stata la stessa, la sua mente si è aperta, è diventato un altro.
Dopo venticinque anni si ritrovano a cena, invecchiati ma ancora in forma, a raccontarsi le loro storie, la loro vita lontano da quel mondo e soprattutto lontano da Madonna.
È stata come una madre per loro, un’amica, non era solo il boss. La sua figura manca ancora a quei ragazzi, anche ora che sono diventati adulti.
E come sono le loro vite ora?
Cos’è stata Madonna per loro? Durante quel tour, in quel preciso momento. Una possibilità? Una meteora? Una maledizione?
“Strike a pose” è un libro di memorie, di ricordi, fotografie, sorrisi. E pianti.
Ma è anche un messaggio che dal passato viene portato nel presente, raccoglie un movimento, il corpo non dimentica, mai.
È un viaggio di emozioni, in un mondo che li accomuna tutti, tutti e sette. Un mondo di salite e di discese, di eccessi e di segreti, di vitalità e di perdita, un gioco degli opposti.
Siete pronti? Mettetevi in posa.

Roberta Bellora

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