Personaggi

Assassinato il giovane rapper Kevin Fret, bandiera del popolo LGBT

Ci piange il cuore e l’anima a leggere ancora notizie come questa. Kevin Fret, 24 anni, primo trapper latino-americano apertamente gay, è stato freddato il 10 gennaio con diversi colpi di pistola mentre era alla guida della sua motocilcletta alle 5.30 del mattino nella sua Santurce, San Jaun, Porto Rico.
Kevin è stato una bandiera per il popolo LGBT di mezzo mondo. Si definiva la reincarnazione di Frida Kahlo, la celebre artista bisex. All’età di 18 anni aveva fatto coming out. Ha scritto canzoni che celebrano l’omosessualità, come il brano “Soy Asi” che lo ha fatto diventare una star della musica trap sui media (il video ha totalizzato oltre 700 mila visualizzazioni su YouTube e 100 mila ascolti su Spotify). Ma non era solo la qualità della musica a distinguerlo, era anche la sua persona, il suo pensiero come il suo look, consapevole di poter essere un modello per tanti giovani gay. Il suo manager, Eduardo Rodriguez lo ha ricordato così: “Kevin era un’artista e un sognatore dal cuore grande. Aveva ancora molto da dire e da fare. Non si sono parole per esprimere il dolore capendo che una persona come lui se n’è andata per sempre”.
I suoi look sfidavano ogni preconcetto di gender, cancellando i confini tra i ruoli. Diceva: “Sono una persona a cui non importa quello che pensano gli altri. So che adesso ci sono persone che mi cercano sui social: giovani ragazzi gay e giovani lesbiche che pensano io sia un modello di comportamento, perché sanno che a me non importa quello che gli altri hanno da dire su di me… Avevo già tutto in mente, già nel momento in cui avevo deciso di provare a sfondare nel mondo della trap come giovane ragazzo gay. Avrei fatto il mio primo video senza maglietta, e mi sarei comportato come se non mi fosse importato niente di quello che aveva da dire la gente – con i miei capelli biondi, le mie unghie nere, ricoperto di glitter dalla testa ai piedi”.
In una intervista del 2018 aveva detto: “Il mio obiettivo principale come performer è quello di aprire la strada ad altri artisti trap gay che hanno ancora paura di mostrarsi in un ambiente di stampo prettamente machista come quello dell’hip-hop/reggaeton”. Un obiettivo che sapeva non essere facile. Lo scorso anno a Miami era stato aggredito in un locale a causa della sua omosessualità, come aveva poi spiegato. Poche settimane fa aveva subito un’altra aggressione. Ma non si era mai arreso, anzi aveva sempre continuato a difendere le persone LGBT, anche denunciando e attaccando altri rapper che scrivevano testi omofobi.
Lo scrittore portoricano Nemir Olivares ha affermato che “Kevin Fret rappresentava una visione nuova in un genere musicale molto omofobo e molto machista, cosa che nel nostro Paese, il Portorico, è paragonabile a un atto di resistenza”. Resistenza pagata con la vita.

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