Cinema

Daniele Del Pozzo, direttore del Festival Gender Bender, vince il Premio UBU 2019 - “Questo premio è un piccolo miracolo”

Il Premio UBU (nome che fa riferimento all’opera teatrale “Ubu re” di Alfred Jarry), fondato nel 1977 dal critico Franco Quadri è l’equivalente teatrale del Premio David di Donatello per il cinema, del Premio Regia Televisiva per la tv, e del Festival di Sanremo per la musica, in Italia. Viene consegnato per meriti particolari nel campo teatrale (ma non solo). Quest’anno assegna un premio, come miglior curatore e organizzatore (ex aequo con Francesca Corona) al direttore e fondatore del Festival Gender Bender di Bologna, Daniele Del Pozzo. Gender Bender è un festival interdisciplinare che dà particolare rilevanza a cinema e teatro LGBT, evidenziandone il valore culturale contemporaneo nella rappresentazione del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale.

Riportiamo articolo di Paola Naldi su La Repubblica dell’8 gennaio 2019:

La rivincita di Gender Bender L’Ubu a Del Pozzo curatore dell’anno
inventato 16 anni fa ha dimostrato come il mondo Lgbt produca cultura per tutti. “Questo premio è un piccolo miracolo”

Daniele Del Pozzo, direttore del festival Gender Bender, si è aggiudicato ieri sera, con una cerimonia al Piccolo Teatro di Milano, il premio Ubu 2018 come miglior curatore e organizzatore, ad ex aequo con Francesca Corona. Il riconoscimento va ad un professionista che da trent’anni lavora a Bologna nel promuovere il teatro e la cultura delle differenze di genere, ma è qualcosa di molto più significativo perché attesta l’importanza di una manifestazione originale, non scontata, che attraverso l’arte e affidandosi spesso a nuovi talenti mette in campo la diversità degli orientamenti sessuali, corpi e identità non conformi agli stereotipi. Una manifestazione che in città ha ricevuto il sostegno e il plauso dalle amministrazioni ma anche pesanti critiche dalla Chiesa e dalla politica di destra. Invece ora arriva l’attestato di un’istituzione nazionale, l’Associazione Ubu per Franco Quadri, che con referendum presso 64 studiosi e critici di teatro seleziona il meglio della scena teatrale del Paese.

«È accaduto un piccolo miracolo, perché per la prima volta si riconosce l’importanza delle cose che realizza un centro Lgtb come il Cassero – commenta a caldo Del Pozzo, quasi schernendosi -. Un tempo sarebbe stato impensabile invece oggi smentiamo chi dice che il mondo Lgbt non produce cultura. Credo che il nostro merito, in questi anni, sia stato quello di non lasciare che le polemiche offuscassero la qualità artistica. Abbiamo sempre cercato di disinnescare le diatribe con delicatezza e ironia». Se il circolo Arcigay è il promotore del festival, a Del Pozzo si deve l’idea e la capacità di averlo organizzato e fatto crescere. Classe 1966, marchigiano di nascita ma bolognese d’adozione, Daniele Del Pozzo ha partecipato alla nascita di un centro sociale come il Link, ha condotto la Libera Università Omosessuale, ha diretto il festival di Cinema Gaylesbico, ha curato rassegne per l’estate a Bologna e ad Ancona. Sedici anni fa ha dato vita al festival Gender Bender che poi ha partorito il progetto “Teatro Arcobaleno”, per parlare delle diversità di genere ai più giovani, e il progetto europeo “Performing Gender – Dance Makes Differences” per formare le nuove generazioni di danzatori sulle tematiche di genere.

«Mi sento a mio agio nel ruolo di organizzazione e direttore perché ho sempre inventato progetti e ho creato le condizioni per realizzarli – sottolinea -. Il mio ruolo comunque è l’inizio di una catena di competenze. Il risultato è un festival che attraverso la bellezza dell’opera d’arte sa parlare a tutti, in maniera trasversale, a grandi e piccoli, di questioni attuali».

Una manifestazione che è diventata modello vincente per le tematiche affrontate, per i linguaggi che mette in scena ma anche per la capacità di dare spazio ai migliori creativi del panorama contemporaneo, alcuni dei quali si ritrovano oggi come vincitori di altre sezioni del Premio Ubu 2018. Chiara Bersani, miglior nuova performer/attrice under 35, aveva portato in scena giusto ad ottobre la sua ultima creazione “Gentle Unicorn”.

Marco D’Agostin, premiato ex aequo come miglior performer/attore under 35, si era esibito a Gender Bender nel 2015 con “Everything is ok”. E nella stessa edizione la compagnia Teatro Sotterraneo, oggi vincitori per il miglior spettacolo dell’anno “Overload”, irruppero alla Coop di piazza dei Martiri, con la performance “Jukebox”. «Premi che riconoscono una geografia che lega Gender Bender a certi artisti, un insieme di figure che creano un sistema», chiosa Daniele Del Pozzo.

Paola Naldi

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Di seguito tutti i premi UBU 2019

Miglior spettacolo: Overload, regia di Sotterraneo
Miglior spettacolo di danza: Euforia ideazione e regia di Silvia Rampelli
Miglior curatore/curatrice o organizzatore/organizzatrice: ex aequo Francesca Corona, Daniele Del Pozzo
Miglior regia: Mimmo Borrelli per La cupa
Miglior allestimento scenico: Marco Rossi e Gianluca Sbicca per Freud o l’interpretazione dei sogni
Miglior progetto sonoro o musiche originali: Andrea Salvadori per Beatitudo
Miglior attore: ex aequo Gianfranco Berardi per Amleto take away, Lino Guanciale per La classe operaia va in paradiso
Miglior attrice Ermanna Montanari per Va pensiero, Fedeli d’Amore
Nuova attrice o performer (under 35): Chiara Bersani
Nuovo attore o performer (under35): ex aequo Marco D’Agostin, PierGiuseppe Di Tanno
Miglior nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica: La cupa di Mimmo Borrelli
Miglior nuovo testo stranieroo scrittura drammaturgica: Afghanistan: Enduring Freedom di Richard Bean, Ben Ockrent, Simon Stephens, Colin Teevan, Naomi Wallace
Premio UBU alla carriera: Enzo Moscato
Miglior spettacolo straniero presentato in Italia: Nachlass di Rimini Protokoll (Théâtre Vidy-Lausanne)
Premi speciali: Aldes


Di seguito il commento del Consiglio direttivo del Cassero lgbti center di Bologna sul conferimento del premio Ubu 2018 come miglior curatore a Daniele Del Pozzo per il festival Gender Bender.

– “Daniele Del Pozzo è uno dei protagonisti della storia del Cassero ma anche uno degli operatori più brillanti del sistema culturale bolognese. Siamo orgogliose e orgogliosi del premio Ubu che ieri ha ricevuto: lo festeggiamo come se fosse il nostro, di ciascuno e ciascuna di noi. Da molti anni Daniele ha iniziato con il Cassero e dentro al Cassero un percorso che solo nell’ultima fase, da diciassette anni a questa parte, si è chiamato Gender Bender Festival. Già prima, e ancora di più durante gli anni del festival, Daniele si è fatto promotore di progetti piccoli, grandi e talvolta grandissimi, con lena quotidiana, intelligenza vivace, tanta professionalità ma soprattutto una straordinaria capacità di costruire relazioni, con grande cura, all’interno di un circolo, nella città, in tutto il Paese, fino in Europa. Siamo molto grate e grati a Daniele per tutto questo e per l’orgoglio con cui in tutti questi anni ha portato in alto, con sé, la nostra bandiera arcobaleno. Perché è proprio l’arcobaleno il tratto più caratteristico di questa vittoria, che premia un progetto e un curatore cresciuti all’interno del più antico circolo della comunità lgbti in Italia, il primo spazio pubblico affidato da un’amministrazione comunale a un collettivo di gay, lesbiche bisessuali e trans. Di questa storia, e della libertà che esprime, la vittoria di Daniele mostra la traccia. E rende merito perciò anche a tutte le persone che hanno fatto la storia del Cassero e a chi l’ha sostenuta, in particolare nelle istituzioni, anche quando si navigava in acque complicate. Gender Bender è un progetto sostenuto sin dalla sua prima edizione dal Comune di Bologna e subito dopo dalla Regione Emilia-Romagna che assieme all’ampia rete di partner pubblici e privati che nelle edizioni si è andata costruendo, hanno fatto crescere il festival, nella direzione in cui lo sguardo di Daniele lo ha accompagnato, lasciando che gemmasse nuove idee, come Teatro Arcobaleno e il progetto europeo Performing Gender, e che facesse sempre nuovi incontri. In questo senso la vittoria di Daniele si riflette su tutta la città e ne premia il sistema culturale, il suo pionierismo e la sua libertà”.

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