Cinema

Un poliziesco da non perdere e due commedie adolescenziali offerte da Netflix

“Morte a Buenos Aires”

Un film gay con i due protagonisti principali eterosessuali. Sarà poi vero? Buon esordio alla regia di Natalia Meta con un film di genere poliziesco, con struttura assai classica, dove, come dice la promozione, nulla è come sembra, e solo alla fine, nell’ultima sconcertante scena viene rivelato il colpevole. Quindi la suspence non manca anche se quello che intriga maggiormente lo spettatore sono le performance dei due protagonisti, entrambi attraenti e bravi, che dall’inizio alla fine trasudano omo-erotismo ed un’ottima chimica reciproca (impossibile non pensare alla “Legge del desiderio” di Almodovar). Il maturo poliziotto Chavez (il messicano Damien Bichir), sposato con figli, in crisi con moglie e amante, non resiste al fascino (indiscutibile) del giovane poliziotto El Ganso (Chino Darín, 29enne attore argentino in grande ascesa) che prima vorrebbe evitare, forse perchè ne intuisce già il rischio attrazione, che comunque cresce ad ogni incontro (di lavoro), fino alla sfacciata dichiarazione reciproca (sei molto bello, anche tu) e ad un tentato bacio (rifiutato e poi camuffato). Arriva subito anche la gelosia, prima quando Chavez scopre che l’amico sta per sposarsi con una bella ragazza, poi quando lo vedrà, per lavoro, tentare di sedurre un gay dichiarato, Kevin González (Carlos Casella, che esegue tutte le canzoni del film con arrangiamenti di Daniel Melero, aggiungendo al film una leggera patina da soap). Nella seconda parte film gioca molto (ma resta sempre nei binari classici) sul dramma di un uomo maturo, etero fino a quel momento (almeno così vuole farci credere il film) che vede crollarsi il mondo addosso per un’inattesa attrazione omosessuale. La storia richiede però che tutto questo resti dentro gli stretti confini del rapporto personale dei due protagonisti (anche se qualche sospetto inizia a farsi sentire nelle persone più vicine a Chavez).
Mentre per Chavez che diventa sempre più gay gli autori e gli spettatori non hanno dubbi, diverso e più enigmatico rimane il personaggio di El Ganso (mai nome fu più appropriato). Se non fosse che siamo nell’Argentina degli anni ’80 potremmo pensare ad un tipo assai libero, aperto e senza remore, oggi diremmo bisex. E l’interpretazione di Chino è veramente ottima, quasi da farci credere che nessuno potrebbe resistergli. La regista ha detto: “Senza Chino Darín, non sarei stato in grado di realizzare questo film, avevo bisogno di qualcuno con una capacità di seduzione in grado di risvegliare il desiderio in qualsiasi altro uomo”. La storia del film prende spunto da un fatto di cronaca vero, ma la regista dice di essersi ispirata molto anche al film di Ang Lee “Brokeback Mountain”, “mi sono convinta che se quella storia fosse accaduta in Argentina, invece di cowboy sarebbe successa tra due poliziotti”. Peccato che però qui sia tutto molto diverso (e alla fine assai più banale). Il film si guarda con un certo interesse anche se alla fine avremmo preferito che fosse più ‘intimo’ e meno ‘poliziesco’ o viceversa. Non perdetevi i titoli di coda con le scene tagliate (alcune avrebbero dovuto lasciarle). Distribuito da Netflix con sottotitoli.

“Sierra Burgess è una sfigata”

Interessante e piacevole commedia adolescenziale sulle disavventure di Sierra Burgess (il quarto titolo ambientato alle scuole superiori prodotto da Netflix quest’anno, tra i quali brilla “Alex Strangelove”), una ragazza sovrappeso che ha eredito l’intelligenza dal padre famoso scrittore ma non la struttura longilinea della madre, cosa che è diventata il suo maggior problema. La sceneggiatrice Lindsey Beer mette nel film tutto quello che potrebbe starci, compreso il miglior amico della protagonista, Dan ( RJ Cyler), che è nero e gay (così si accontentano due minoranze), sebbene questo bravo e composto consigliere di Sierra rimanga sempre sullo sfondo. La nostra eroina invece se la prende spesso con le lesbiche solo per il fatto che molti la credono tale. Ma Sierra è assolutamente etero e quando inizia il giochetto di una chat con il campione sportivo della scuola Jamey (Noah Centineo, giovane e attraente attore che attualmente sta spopolando in varie serie tv) che la crede una bella cheerleader (Veronica, interpretata dalla modella norvegese Kristine Forseth) subito se ne innamora. La storia è avvincente, anche se a volte assai poco credibile, tutta tesa a dimostrarci che più dell’aspetto esteriore conta quello interiore (sebbene la nostra eroina non rispetti questo codice fino in fondo). La commedia si apprezza soprattutto per le ottime interpretazioni e la buona musica, che compensano la mancanza di tematiche più originali.

“Tutte le volte che ho scritto ti amo”

Altra commedia di ambiente scolastico prodotta da Netflix, con anche qui il contentino a gay e neri che si sentono rappresentati insieme in uno dei cinque ragazzi che ricevono una lettera d’amore della protagonista, peccato che il suddetto giovane nero e gay lo si veda solo un paio di volte per pochi secondi. La storia poteva essere stuzzicante ma lo svolgimento è assai deludente, con quasi tutto prevedibile e scontato, buona solo per teenager che vogliono rilassarsi un po’. La 16enne Lara Jean (Lana Condor, sulle cui spalle gran parte del film) vede cambiare la sua vita quando la sorella maggiore, Margot (Janel Parrish), lascia la casa e il fidanzato Josh (Israel Broussard) per trasferirsi in Scozia. Caso vuole che questo fidanzato era stato anche una delle cotte giovanili di Lara, la quale, anzichè scrivere il solito diario, aveva l’abitudine di scrivere lettere d’amore, che naturalmente non spediva, per coloro dei quali s’innamorava (figurativamente), finora un totale di 5 giovani ragazzi (tra i quali il nero gay che poi le confiderà il suo orientamento chiedendole di non rivelarlo a nessuno, sebbene poi scopriremo che lo sanno tutti, della serie resiste più l’omofobia interiorizzata che altra). Succede che la sveglia sorellina Kitty (Anna Cathcart) stanca di vedere Lara sempre sola, spedirà veramente queste lettere agli interessati. Tra questi ritroviamo il bel Peter (Noah Centineo, qua un po’ monocorde) che le propone un finto fidanzamento per far ingelosire la sua ex fidanzata e per far crollare le aspettative degli altri pretendenti di Lara. Solo per poco tempo lo spettatore abbocca al gioco della fatidica gara…


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