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CGNEWS Alla festa del Cinema di Roma un film sulla Hollywood degli anni '50

Nelle sale italiano l’ultimo film Federico Moccia, “Non c’è campo”; il primo trailer della serie su Versace ideata da Ryan Murphy; ecc.

Alla festa del Cinema di Roma un film sulla Hollywood degli anni ’50

Presentato alla Festa del Cinema di Roma il film “Scotty and the Secret History of Hollywood” sulla vita di Scotty Bowers, gigolò ed organizzatore di orge nella Hollywood degli anni ’50, quando nessuno poteva dichiararsi gay o libertino, tutti dovevano essere eterosessuali e dalla condotta perfetta (in pubblico). Bowers aveva messo in piedi un businness particolare che serviva a dare sfogo alle libere pulsioni di grandi attori e attrici (Cary Grant, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Ava Gardner, Charles Laughton, Rock Hudson, Tyrone Power, Lana Turner, e registi come George Cukor) costretti a nascondere le loro preferenze sessuali.
Il regista Matt Tyrnauer, conosciuto per il doc “Valentino: the last Emperor“, che da anni vive con il suo compagno a Los Angeles, ha dichiarato: “Scotty ha avuto migliaia di amanti di entrambi i sessi e due mogli, ma non prova nessun senso di colpa, anzi, è convinto di aver fatto felici molte persone. Il sessuologo Alfred Kinsey lo considera addirittura un caso esemplare di pansessualismo ed è per me un eroe non riconosciuto della liberazione sessuale degli omosessuali che, dal dopoguerra in poi, hanno dovuto combattere per i loro diritti ed affrontare la paura dell’Aids. Non ritengo sia corretto paragonare la sua attività  a quello che è successo e sta succedendo in questi giorni. Il contesto in cui operava lui era del tutto diverso, perché gli incontri, le orge e i festini gay venivano organizzati in un clima di assoluta consensualità”.

Nelle sale italiano l’ultimo film Federico Moccia, “Non c’è campo

Accolto malissimo dalla critica (che gli assegna una stelletta o al massimo una e mezza), il film è una commedia che ritorna sulle tematiche adolescenziali care al regista. Ci sono degli aggiornamenti, come la smart-dipendenza e anche l’omosessualità (uno studente fa coming out con tripudio dei compagni), ma il tutto rimane alla superficie. Divertimento ma con poche emozioni (difficile immedesimarsi nei vari personaggi, assai poco credibili)

L’omosessualità nella serie di Rai Uno “Il Paradiso delle Signore 2”

Brava Rai Uno che in questi giorni deve sopportare gli attacchi dei soliti conservatori, vedi articolo del quotidiano Libero che in prima pagina intitola “Boom di orge gay in televisione” rinominando il canale “Gay Uno”, con riferimento soprattutto al film “Scusate se esisto” (che ha ottenuto il maggior numero di spettatori) e a questa fiction. Bravo il giornalista Enrico Matzeu che su LetteraDonna commenta: “Un po’ come se gli omosessuali si lamentassero delle troppe scene etero”.
Nella penultima puntata di “Il Paradiso delle Signore 2” (la decima e finale verrà trasmessa il 7 novembre), il pubblicitario Roberto, che ha sempre cercato di rinnegare la propria omosessualità (sebbene un commesso gay avesse dichiarato che era come lui), bacia Vittorio (che però scappa via sconvolto). Silvana, la fidanzata ufficiale di Roberto, decide, per amore, di rinunciare alla carriera di attrice. Roberto è quindi indeciso e turbato, anche perchè il padre della sua fidanzata crede di aver capito che lui sia omosessuale. Il personaggio di Roberto Landi (interpretato da Filippo Scarafia) è chiaramente il tipico gay velato che ha paura di quello che è e cerca di nascondersi dietro un fidanzamento dove al massimo può esprimere solo grande affetto. La vittima, Silvana Maffeis (interpretata da Silvia Mazzieri) è una brava ragazza, solare ed estroversa, che coltiva il sogno di divenatre attrice. Fortunatamente incontrerà chi saprà accendere il fuoco passionale che il fidanzato (gay) non è mai riuscito a farle esprimere.

Pubblicato il primo trailer della serie su Versace ideata da Ryan Murphy

Si tratta del nuovo capitolo di American Horror Story dedicato all’ultimo periodo della vita dello stilista italiano Versace. La serie viene girata nei luoghi reali in cui le vicende accaddero, come Villa Casuarina e Miami, dove avvenne il terribile omicidio, rimasto ancora senza reali motivazioni. Edgar Ramirez (Carlos) interpreta Gianni Versace e il cantante Ricky Martin (che ha fatto coming out nel 2010) è il suo compagno Antonio D’Amico. L’assassino Andrew Cunaanan è interpretato da Darren Criss (il belloccio di Glee), mentre Penelope Cruz interpreta Donatella Versace. La serie verrà trasmessa negli USA nel prossimo gennaio.
L’inarrestabile Ryan Murphy ha appena concluso il cast per la nuova serie targat FX intitolata “Pose”, ambientata nella Manhattan degli anni ’80. Si tratta del cast più transgender di sempre, comprendente i nomi di MJ Rodriguez, Indya Moore, Dominique Jackson, Hailie Sahar, e Angelica Ros, tutte autentiche trans.

Appena uscito l’ultimo disco del cantate gay Sam Smith, “The Thrill of It All”

Sam Smith, che debutterà nel nostro Paese il prossimo 11 maggio al Forum e il 12 all’Arena di Verona, ha pubblicato il suo secondo album “The Thrill of It All” (disponibile anche su Spotify). Smith, che ha già venduto 12 milioni di album, ed ha già guadagnato quattro Grammy e un Oscar, ha dichiarato che questo disco “è il racconto di come ho reagito alla popolarità  e di come il lavoro abbia distrutto la mia relazione sentimentale”. Nel disco non viene mai nominato il suo compagno anche se molte ballate sono state scritte pensando a lui. Sam, gay dichiarato da sempre, ha dichiarato: “Sono apertamente gay da quando ho 10 anni. Da teenager mi truccavo pesantemente e mi vestivo da donna. Col tempo ho imparato a conoscere anche il contesto, il senso dell’appartenere alla comunità  gay”.

Disponibile su Premium Stories la prima stagione di “Riverdale”

La serie, già arrivata alla seconda stagione negli USA, presenta alcuni personaggi gay come Kevin Keller (Casey Cott), omosessuale dichiarato, miglior amico della protagonista Betty, che ha una breve storia con Moose Mason (Cody Kearsley), un giocatore di calcio alla superiore di Riverdale. In seguito Kevin inizia una storia con il ciclista Joaquin (Rob Raco) membro dei Southside Serpents. La serie è co-prodotta dal dichiarato regista e sceneggiatore Greg Berlanti (Il club dei cuori infranti) ed è basata sui fumetti della Archie Comics. Questa la trama ufficiale: Nell’apparentemente tranquilla cittadina di Riverdale è tempo per i ragazzi di iniziare un nuovo anno scolastico, dopo una triste estate in cui uno di loro, Jason Blossom, è rimasto ucciso in un presunto incidente in barca. Archie Andrews, tormentato giovane studente chiamato a scegliere se seguire la sua passione per la musica, fiorita proprio durante l’ultima estate, o seguire i desideri del padre, che un giorno vorrebbe lasciargli la guida della sua impresa di costruzioni, si porta dietro un segreto al riguardo: il giorno della scomparsa di Jason, Archie aveva udito un colpo di arma da fuoco, ma non aveva detto nulla a nessuno per evitare di rendere pubblica la sua relazione clandestina con l’insegnante di musica con cui era in compagnia. Presto comunque il corpo di Jason riemerge con un’evidente ferita da arma da fuoco in fronte. Nel frattempo, Archie, ancora sentimentalmente coinvolto con l’insegnante, è oggetto dei desideri della sua migliore amica Betty, da tempo innamorata di lui, oltre che di una nuova ragazza appena arrivata in città, Veronica Lodge. Tra diversi scandali e scoperte importanti Betty si fidanzerà con Jughead, il misterioso e tenebroso ragazzo migliore amico di Archie, mentre quest’ultimo e Veronica inizieranno a frequentarsi, senza però definire il loro rapporto come “relazione sentimentale”.
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“The Fifth Beatle” diventa una serie di sei episodi

“The Fifth Beatle: The Brian Epstein Story”, romanzo a fumetti scritto da Vivek J. Tiwary e illustrato da Andrew C. Robinson e Kyle Baker, pubblicato nel 2013 e incentrato sulla vita intima di Brian Epstein, detto il Quinto Beatle, manager gay dei Fab Four, è stato nella classifica dei bestseller del “New York Times” e si sta trasformando adesso in una miniserie di sei puntate approvata dall’asse ereditario dei Beatles. La sceneggiatura è ancora di Vivek J. Tiwary e la produzione della Sonar Entertainment, che dichiara di essere entusiasta di portare sullo schermo il suo audace e coraggioso lavoro, “la storia di un uomo che è stato dietro al successo dei Beatles e che conquisterà i fans di tutto il mondo con una serie avvincente, intima ed epica”. Tiwary si è detto felice di “poter portare ad un largo pubblico una storia che rende merito al grande Brian Epstein”. Ricordiamo che il merito di Epstein è stato quello di aver portato uno sconosciuto gruppo che si esibiva nelle cantine di Liverpool alla gloria internazionale, superando le difficoltà di essere gay in un periodo dove l’omosessualità veniva perseguita legalmente. Fu lo stesso Paul McCartney a dire che “Brian era stato a tutti gli effetti il quinto Beatles”

Football Manager 2018 si apre al mondo gay

Ha riempito le cronache di vari media la notizia che uno dei videogiochi più famosi, Football Manager, introduce l’argomento omosessualità. Si tratta di un videogioco manageriale, diverso da Fifa o Pes, che è centrato anzichè sul gioco, sulla gestione del dietro le quinte delle partite, bisogna cioè disegnare gli schemi, amministrare le finanze, valorizzare le risorse umane, tenere a bada la stampa, sopravvivere al calciomercato, ecc. La novità è che adesso alcuni giocatori potranno dichiararsi gay. Gli autori hanno dichiarato che con questo si intende favorire la tolleranza, dimostrare che può essere una cosa normale, con lo scopo di incoraggiare i veri calciatori ad essere se stessi, in un ambiente che purtroppo è ancora campione di omofobia. Naturalmente nel gioco ci sono alcune limitazioni, come quella che potranno dichiararsi gay solo giocatori fittizi, cioè quelli che non fanno riferimento ai giocatori veri, onde evitare eventuali denunce. Un altro limite, questo poco giustificabile, è quello che non potranno dichiararsi gay i giocatori provenienti da paesi dove l’omosessualità è reato. Tra i benefici del coming out dei calciatori c’è quello che attira finanziamenti dalla comunità gay (che sarebbe molto ricca, sic!)

La stampa si divide su Kevin Spacey

Dopo un iniziale disapprovazione sui passati comportamenti di Spacey, e nonostante che continuino ad arrivare denunce che lo accusano di altre molestie sessuali, alcune firme giornalistiche stanno prendendo le sue difese, specificando che ci sono notevoli differenze tra i comportamenti di Harvey Weinstein, che sarebbero arrivati a consumare le molestie e quelli di Spacey che si sarebbero fermati prima. Noi rimaniamo dell’idea che i minori non si toccano. Matteo Bordone, su “Il Post” conclude un lungo articolo a difesa di Spacey con queste osservazioni: “Kevin Spacey può essere il più colpevole del mondo, e stanno già arrivando nuove rivelazioni a proposito. Ma l’altro giorno ha chiesto scusa, dando credito alla propria vittima, e ha difeso un pezzo di sé che finora era stato oggetto di curiosità e dicerie. Non stava cercando di entrare in una comunità né la stava attaccando. Nell’unico modo possibile in quella circostanza delicatissima, stava identificando e tenendo separati il più possibile due elementi che nelle prossime ore e nei prossimi giorni potrebbero sembrare una sola entità indistinguibile. So che sembra paradossale, ma citandoli uno accanto all’altro stava ribadendo che l’uomo gay e il molestatore sono due cose diverse, anche se nel suo caso sono due pezzi della stessa persona”.
Tra le ultime accuse ci sarebbero quelle che quando Spacey era direttore dello storico teatro londinese Old Vic, avrebbe organizzato provini solo per tentare approcci, così dice l’attore messicano Robert Cavazos sulla sua pagina Facebook. Daniel Beal, barista del West Sussex, racconta che la star si sarebbe sbottonata i pantaloni (“Grosso, no?”) invitandolo a guardare. Il regista Tony Montana ha denunciato una vera e propria aggressione avvenuta nel 2003: “Mi mise la mano sull’inguine strizzando con forza i miei attributi”, cosa che gli provocò un trauma che lo costrinse ad una terapia di sei mesi.

Disponibile su Netflix il doc “The Death and Life of Marsha P. Johnson”

Il film è una potente lezione di storia su una delle maggiori icone LGBT, Marsha P. Johnson, attivista statunitense che si definiva Drag Queen, famoso per essere stato una delle presenze più rilevanti nella rivolta di Stonewell del 1969. Membro fondatore del ‘Gay Liberation Front’, Johnson ha fondato l’organizzazione per la non conformità di genere per gay e trans, “S.T.A.R.” (Street Transvestite Action Revolutionaries) insieme all’amica Sylvia Rivera. Il film utilizza spezzoni di pellicola mai visti sulla vita di Johnson, gettando nuova luce sulle vicende che lo portarono ad una morte ingiustificata ed ancora irrisolta, nella speranza che questo caso possa venire riaperto.


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