Cinema

Lindsay Kemp presenta "RICORDI DI FLOWERS" al 15° FLORENCE QUEER FESTIVAL 2017

MARTEDI 26 SETTEMBRE

La 15a EDIZIONE DEL FLORENCE QUEER FESTIVAL è iniziata con un evento  di grande rilevanza culturale,  Lindsay Kemp insieme a David Haughton, uno dei suoi ballerini in Flowers,  hanno presentato in anteprima nazionale:

RICORDI DI FLOWERS

(Italia, 2017, 65’)  di e con Lindsay Kemp e la Lindsay Kemp Company, prodotto da Andrea Canavesio, che ha anche organizzato dal  19 settembre scorso tutta una settimana di iniziative dedicate a Kemp.  La sala era piena di ragazzi molto giovani e l’evento era ad ingresso gratuito.

Il film rappresenta l’unica ricostruzione esistente di tutto lo spettacolo “Flowers” realizzato e diretto da Lindsay Kemp, liberamente ispirato a “Notre Dame de Fleurs” di Jean Genet.  Il film è stato realizzato utilizzando due diverse riprese dal vivo realizzate negli anni ottanta, una  in Giappone e l’altra in Italia.  La qualità delle immagini è a volte scarsa e alcune immagini  poco leggibili sono state tagliate anche per rendere i tempi teatrali più adatti ad una visione cinematografica. Nonostante tutto la visione di Flowers non ha perso nulla del suo incanto e modernità.

Riportiamo qui di seguito le parole di Kemp: ”La prima versione di Flowers risale a circa cinquant’anni fa. Il primo dei suoi tanti debutti avvenne in uno scantinato piuttosto puzzolente e umido di Edimburgo. Il primo cast era composto in gran parte da attori amatoriali, dilettanti ma bellissimi, ragazzi che avevo adescato nei parchi, ragazzi che assomigliavano ai personaggi del libro di Genet. Quando mi hanno regalato una copia del libro e l’ho letto, ne sono rimasto folgorato e ho voluto subito metterlo in scena ed esserne il protagonista. In quel periodo una zia molto omofobica era morta e mi aveva lasciato cinquecento sterline. Spesi tutti quei soldi nella prima produzione di Flowers. I soldi servirono per i pochi costumi che portavamo, i trucchi, cibo e alloggio e tanto fumo. La zia si sarà rivoltata nella tomba. I ragazzi erano splendidi ma poco affidabili. O arrivavano a metà spettacolo o non arrivavano proprio. Uno di loro, che aveva molti tatuaggi, prima che i tatuaggi fossero così di moda, e che lavorava in una birreria, aveva avuto la parte del sacerdote, però mi disse ‘va bene lo faccio ma soltanto se posso portare con me il mio cane’ e quindi ovunque lui andava, il cane lo seguiva, il cane era diventato uno dei protagonisti dello spettacolo. E il cane sembrava divertirsi molto, abbaiando, quando il prete veniva violentato.  Venendo a noi, negli anni mi è stato chiesto tante volte ‘ma non c’è nessun video di Flowers?’, ma Flowers ha avuto inizio quando i video non erano ancora quasi stati inventati. Quindi purtroppo gli spettacoli con il dannato cane che segue il prete sono andati persi.  Sono molto grato ad Andrea Canavesio per aver avuto l’idea di rintracciare pezzi di Flowers e montare una versione di tutto lo spettacolo. Devo dire tra parentesi che le prime rappresentazioni erano tutto un altro spettacolo. Ogni spettacolo era un po’ diverso. Poi diventò tutto più professionale. ”

Rispondendo a una domanda del pubblico sul tempo che è stato necessario per progettare Flowers, Kemp ha poi ricordato che Jean Genet scrisse il suo libro in due mesi sulla carta igienica mentre era in carcere, ma gli scritti gli furono confiscati dalle guardie ed egli dovette riscriverlo impiegando alcuni altri mesi. Lo spettacolo originale fu realizzato da Kemp in pochi giorni, con pochi mezzi, perché non aveva soldi neanche per dar da mangiare e pagare il bus ai suoi attori. Poi un po’ alla volta lo spettacolo divenne sempre più elaborato, raggiugendo uno schema quasi definitivo quando lo spettacolo arrivò a Londra e poi a Broadway.

Kemp ha anche ricordato come era viva New York nel 1975, quando lo spettacolo approdò a Broadway: Kemp e i suoi attori a New York erano felici, poveri e innamorati. Prima che uscissero le prime recensioni, tutto era splendido: l’albergo, il Pierre, li accoglieva in una suite di fianco a David Bowie e Mick Jagger; tutto il bel mondo accorse alla prima dello spettacolo e molti vip mandavano inviti a cena: Andy Warhol, Truman Capote, Liza Minnelli, Jack Nicholson e .. Rin tin tin. Poi le recensioni stroncarono completamente lo spettacolo.  La prima scena, con la masturbazione in carcere non era proprio adatta al pubblico di Broadway, molto tradizionale. Invece di chiudere tutto dopo la prima rappresentazione, la compagnia decise di continuare per qualche giorno e poi di spostare lo spettacolo in teatri Off-Broadway sempre più modesti e nel giro di un mese dall’hotel Pierre, gli attori si ritrovarono a dormire tutti assieme sul pavimento dell’appartamento di un amico.  Costretti a risparmiare sulla pizza per pagarsi il trucco. Non avevano neanche i soldi per il biglietto di ritorno. David Bowie prestò loro delle piccole somme. Ma loro adoravano New York, era tutto meraviglioso. Poi tornarono a Londra, quindi un anno in tournée Australia, con grandi successi. Poi di nuovo in Europa. In Spagna, arrivando poco dopo la caduta di Franco, il  grande successo di Flowers rappresentò un esempio tangibile del ritorno alla libertà. Arrivò anche in Italia, nel maggio del 1979 a Milano, lasciando tutti noi a bocca aperta.

 

VITTORIA SCHISANO “La vittoria che nessuno sa”

Alle  ore 19.30 nella saletta MyMovies Vittoria Schisano ha presentato, insieme a Silvia Minelli, il suo libro autobiografico

“La vittoria che nessuno sa” di Vittoria Schisano e Angela Lantosca  pubblicato da Sperling & Kupfer, 2017 . Presentata da Silvia Minelli.

 

La bellezza vistosa di Vittoria Schisano e i suoi vertiginosi tacchi a spillo a prima vista rischiano di mettere in secondo piano l’intelligenza e l’umanità della persona, al di fuori del personaggio pubblico.    Anche grazie alla simpatia di Silvia Minnelli che è riuscita a dare all’incontro una atmosfera divertita e rilassata, Vittoria si è raccontata al pubblico con grande sincerità, spesso commuovendosi, soprattutto quando ha ricordato del suo stretto legame con suo padre, purtroppo scomparso, che l’ha sempre appoggiata e al quale ha dedicato il suo libro, e quando parla dei suoi amici, che l’hanno aiutata nei momenti più difficili quando la famiglia non c’era e che ora sono diventati la sua vera famiglia. Oggi Vittoria è una donna felice ma non sono sempre state tutte rose e fiori. A scuola il giovane Giuseppe subiva i prevedibili insulti e le angherie dei compagni e a casa la madre, timorosa del giudizio della gente, non è sempre stata d’aiuto nel momento del bisogno. Anche per questo Vittoria ha scritto il suo libro, e si è dichiarata da subito pubblicamente, perché chi ha un ruolo pubblico ha su di se la responsabilità di rappresentare tante altre persone. Vittoria ha voluto mostrarsi semplicemente come una donna, uguale a tutte le altre, una brava ragazza, che ha una famiglia alle spalle, che ha sempre lottato per vivere cercando di essere solo se stessa.

Giuseppe Schisano è stato il primo attore italiano ad intraprendere pubblicamente il percorso di cambio di genere. Nasce 33 anni a Pomigliano D’arco, in provincia di Napoli. Nel ’98 si trasferisce a Roma, dove studia recitazione. Nel 2005 esordisce in RAI al fianco di Lando Buzzanca in “Mio figlio”. Seguono altre serie tv e  film  per la RAI e per il cinema. Il 17 novembre 2011 appare con un’intervista al Corriere della Sera dove dichiara di aver intrapreso il percorso per il cambio di  sesso. Nell’Aprile 2014 diventa donna anche nel fisico in una clinica di Barcellona. Ha quindi continuato a lavorare come attrice e modella. È stata la prima modella al mondo sulla copertina di Playboy  ad aver effettuato il cambio di genere. Quest’anno è stata al Festival di Venezia con il film “La vita oscena” di Renato De Maria, insieme a Isabella Ferrari. Ha appena finito di recitare nel  film “Nove lune e mezza” di Michela Andreozzi  che uscirà a novembre. Il libro “La vittoria che nessuno sa” diventerà un film dal titolo ”Nati due volte” diretto da Pierluigi Di Lallo. Presto Vittoria si sposerà con il suo compagno.

DRUSILLA FOER – 15° FLORENCE QUEER FESTIVAL 2017

L’apertura ufficiale del Festival alle ore 21 è stata dominata dalla presenza di Drusilla Foer (alter ego femminile dell’attore Gianluca Gori), nobildonna fiorentina che ha avuto innumerevoli incredibili esperienze in giro per il mondo,  personaggio notissimo  a Firenze e ormai protagonista della scena LGBT italiana. Drusilla ha presentato ‘I Will Survive’ un suo nuovo videoclip, quindi ha divertito il pubblico rispondendo a modo suo alle domande di Bruno Casini e Roberta Vannucci. Infine si è esibita cantando dal vivo una canzone brasiliana accompagnata alla chitarra da Franco Godi, il suo produttore,  noto anche come  ‘Mister jingle’ per aver inventato le musiche di celebri spot pubblicitari degli anni ’70, come il bi-di-bo-di-bu della Permaflex.

Dopo il saluto al Festival da parte di Tommaso Sacchi direttore dell’Estate Fiorentina del Comune di Firenze, la serata è proseguita con la programmazione cinematografica.

Signature Move

Regista Jennifer Reeder

VOTO: 

La storia si svolge a Chicago, dove convivono numerose comunità etniche. Due giovani donne si incontrano e si innamorano, nonostante le disapprovazione delle famiglie e i loro blocchi personali.

Zaynab (Fawzia Mirza) proviene da una famiglia pakistana e sua madre (interpretata dall’attrice indiana indiana Shabana Azmi) da poco rimasta vedova è andata a vivere con lei. Zaynab è un avvocato che si occupa di  piccole cause legate all’immigrazione e nel tempo libero si allena per un torneo di wrestling. Alma (Sari Sanchez) è di origini messicane ed è più uno spirito libero rispetto a  Zaynab, che invece è  più controllata.  Nonostante le differenze, le due donne  dopo l’incontro in un bar finiscono  subito a letto.  Poi però sorgono i problemi.  La madre di Zaynab vuole vedere sua figlia sposata con un uomo e non esita a spiare con il binocolo i potenziali pretendenti per Zaynab. Alma invece  è riluttante a farsi coinvolgere con una donna che ha problemi di accettazione, per cui le due ragazze nonostante la forte attrazione fisica non si trovano bene insieme.  La parte meglio sviluppata del film è la  relazione di Zaynab con sua madre, problematica all’inizio, che andrà ad aggiustarsi nel finale, grazie al forte legame di amore tra le due. Debutto cinematografico della giovane Jennifer Reeder, Signature Move è una divertente e colorata commedia, con tanta bella musica, che racconta una bella storia che mette assieme   mussulmani,  gay, femministe e  immigrati per raccontare un percorso verso l’ emancipazione, un viaggio verso la maturità e il coming out.   Questo tipo di commedia soffre di una certa prevedibilità, questo però non toglie  nulla al divertimento.

Jewel’s Catch One

Regia di C. Fitz

VOTO: 

Il film parla di un noto locale di Los Angeles, il primo dedicato alle lesbiche di colore, il Catch One  e della sua proprietaria, Jewel Thais-Williams una pioniera lesbica.  Il Catch One, è stato un nightclub/discoteca principalmente gay di Los Angeles, soprannominato “lo Studio 54 non ufficiale della West Coast”, che per 40 anni ha attratto una folta comunità di persone lontano dalle scene più trendy della West Hollywood. Nel 1973  Jewel Thais-Williams acquistò un edificio in un quartiere prevalentemente nero e creò un club che puntava ad una clientela non particolarmente selezionata. Il Catch One ben presto diventò un’oasi di divertimento  per una popolazione doppiamente emarginata, che subiva l’omofobia all’interno della comunità nera, aggiunta alla più diffusa omofobia dell’epoca, e che non era  ben accolta neanche nei locali frequentati dalla comunità gay bianca. Col tempo molti vip  hanno scoperto il Catch, apprezzando molto la novità della scena e sono diventati frequentatori abituali, tra cui Sharon Stone, Madonna e Sandra Bernhard intervistate nel film, che in questo locale lontano dalle zone più trandy, potevano divertirsi lontano da paparazzi e fan molesti. Nel film è intervistata anche la compagna di Jewel Thais-Williams, insieme alle intrattenitrici Bonnie Pointer, Thelma Houston e Evelyn “Champagne” King. Il club ha dovuto affrontare nel tempo una serie di battute d’arresto, tra cui incursioni della polizia e un incendio nel 1985,  probabilmente doloso, ci vollero due anni per ricostruirlo e durante quel periodo, la comunità gay era anche decimata dall’epidemia dell’AIDS. Jewel parla anche dei suoi trascorsi problemi di alcolismo e di droga. Quando Catch One ha chiuso nel 2015, molte persone lo hanno celebrato.  Il film è attraversato da una piacevolissima colonna sonora che copre i 40 anni di vita del locale.

 

(Roberto Mariella e Antonio Schiavone)

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