Televisione

American Horror Story: Cult – Quando l’orrore diventa reale

La settima stagione di American Horror Story – intitolata Cult – si apre all’insegna delle elezioni presidenziali americane che hanno visto la vittoria di Donald Trump. Dopo varie immagini di repertorio, assistiamo alle reazioni contrastanti dei due protagonisti principali, nonché poli oppositivi delle vicende: da una parte abbiamo Kai (Evan Peters), tifoso estremista di Trump intento a gioire per la vittoria del suo beniamino (fino addirittura a colorarsi la faccia d’arancio con delle cheetos frullate), e dall’altra Ally (una straordinaria Sarah Paulson), madre e lesbica, il cui grido esasperato ben accompagna il cordoglio per la sconfitta di Hilary Clinton.

Tracciando una linea un po’ naive, possiamo rispettivamente rivedere nei ruoli di Kai e Ally le due opposte fazioni politiche americane, repubblicana e liberale, le quali da sempre si mordono la coda a vicenda sui temi più disparati. Anche se la demarcazione fin troppo netta rischia di cadere nello stereotipato, Ryan Murphy, il creatore della serie, promette di confezionare un prodotto lontano dalla propaganda e decide così di focalizzare l’attenzione fin da subito sulle vite private dei suoi personaggi. Scopriamo allora che Ally ha sofferto in passato di paranoie e fobie, tra cui la coulrofobia (paura dei clown), e che adesso, in concomitanza al clima teso dovuto alle elezioni, quest’ultime sono riemerse dal suo subconscio per tormentarla, compromettendo non solo la sua integrità di persona sana, ma anche e soprattutto il suo ruolo di madre e moglie. Su Kai, invece, apprendiamo l’esistenza di una sorella, Winter, sostenitrice della Clinton, ora costretta ad accettare la sconfitta e a sopperire alle ingiurie psicologiche del fratello. Ben presto i due nuclei narrativi si intrecceranno, o per meglio dire, collideranno in uno scontro valevole di violenza e perversione.

Visionati i primi episodi, appare già evidente quali saranno i due grandi temi portanti della stagione: la paura e l’appartenenza. Il personaggio di Kai ha una forte filosofia di vita basata sulla paura, la quale a sua detta è il vero potere-motore della società, la forza che controlla ogni cosa. Questa corrente di pensiero è ben espressa in una breve ma significativa scena della premiere, in cui Kai parla del dominio e del controllo delle persone mediante il terrore – lo stesso che finora sembra esser stato lo strumento preferito da tutti quei partiti alt-right spesso vicini alla realtà repubblicana. Nello stesso contesto, però, non meno pericolosa appare l’appartenenza ossessiva a un gruppo/ideologia, nel momento in cui essa rischia di degenerare in una vera e propria auto-segregazione dalle fondamenta incoerenti (ci basti pensare, ad esempio, alla sottilissima e alquanto ridicola scena in cui Ally, confrontandosi con Kai, gli dice di voler costruire ponti e non muri, proprio mentre lei stessa si è paradossalmente barricata in casa – e qui possiamo leggere la critica ai liberali). Entrambi i temi sono strettamente legati alla realtà e trovano nella finzione seriale una nuova dimensione non meno spaventosa.

Con questi presupposti, infatti, Cult staglia una linea narrativa sospesa fra realtà e fantasia, dal simbolismo chiaro, destinata a incupirsi episodio dopo episodio, e che siamo sicuri ci riserverà belle sorprese. Fra il cast annoveriamo numerosi nomi cari al pubblico LGBT, tra cui, oltre alla già citata Sarah Paulson, ritroviamo anche Billy Eichner, Cheyenne Jackson (incontrato nelle precedenti stagioni), Colton Haynes e Chaz Bono.

AHS: Cult verrà trasmessa in Italia in prima visione assoluta sul canale satellitare Fox dal 6 ottobre 2017.

(Alec Romano)

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