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CINEMA

I TITOLI IN CONCORSO PER LA QUEER PALM 2017

La “Queer Palm“, creata nel 2010 dal giornalista Franck Finance-Madureira, completa la sezione del premio queer dei tre più grandi festival cinematografici europei (Berlino, Venezia, Cannes). Il manifesto di questa edizione della Queer Palm, disegnato da Maud Lammens (riprende l’originale poster di “Tacchi a spillo” del 1991) è un omaggio a Pedro Almodovar, Presidente della Giuria del concorso principale di Cannes 2017.
Quest’anno la Giuria della Queer Palm è diretta da Travis Mathews, giovane regista della serie hot “In Their Room” arrivato al successo col film “Interior. Leather Bar” e del quale stiamo aspettando l’ultimo lavoro, “Discreet” (la storia di un uomo che scopre essere ancora vivo colui che lo abusò nell’infanzia). Gli altri membri della Giuria sono il giornalista Didier Roth-Bettoni, la regista Lidia Leber Terki (The Sex Toy Project, Paris la blanche), il regista e direttore del festival LGBT di Tel Aviv, Yair Hochner, e il responsabile della programmazione della sezione Panorama della Berlinale, Paz Lazaro.

Per la Queer Palm del lungometraggio sono stati selezionati sette titoli, tra i quali tre titoli molto attesi, quelli dei registi Robin Campillo, John Cameron Mitchell, e André Téchiné. A quest’ultimo il Festival dedica un omaggio speciale, in passato riservato solo ad altri due nomi, Martin Scorsese e Alain Delon.

Di seguito i sette lungometraggi in concorso per la Queer Palm 2017

“How to talk to girls at parties” di John Cameron Mitchell

John Cameron Mitchell, amatissimo dal pubblico LGBT per i dirompenti “Hedwig and the Angry Inch” e “Shortbus”, ci presenta una commedia romantica fantascientifica, una storia esotica ed insolita, ambientata negli anni ’70, alla periferia di Londra. In quegli anni, sotto l’incantesimo dei Sex Pistols, ogni adolescente nel Paese vuole essere un punk, tra cui il nostro eroe senza speranza Enn (Alex Sharp).
Enn è un giovane ragazzo timido che s’intruffola in un party underground insieme ad un amico assai più sveglio ed abile con l’altro sesso. Enn rimane affascinato da un gruppo di giovani donne misteriose, tra le quali Zan (Elle Fanning) che attira subito la sua attenzione (è amore a prima vista). Anche dopo che scopre che le ragazze sono delle aliene in gita turistica (una specie di rito di iniziazione), provenienti da un altro mondo, Enn non riesce a staccarsi dal pensiero della splendida Zan. A questo punto Enn chiede aiuto a Boadicea (Nicole Kidman) ed ai suoi seguaci al fine di salvare da morte certa la ragazza che ama. Quando i punk incorporano gli alieni, nulla sarà più come prima, sia per Enn che per l’universo di Zan… Il film prende spunto da un racconto di Neil Gaiman pubblicato nel 2006.
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“Nos années folles” di André Téchiné

André Téchiné è sicuramente uno dei maestri mondiali del cinema queer, acclamatissimo per opere come “L’età acerba”, “I testimoni”, “Quando hai 17 anni”, è stato sei volte in concorso a Cannes (dove ha vinto come miglior regista con “Rendez-vous” e quest’anno viene celebrato dal Festival, terzo personaggio a rivere questo onore dopo Martin Scorsese e Alain Delon), tre volte alla Berlinale e una volta a Venezia. Questo film, sceneggiato insieme a Cédric Anger, si basa su una storia vera, che racconta le vicende di Paul e Louise, negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale. Paul, dopo due anni di battaglie sul fronte bellico, decide di disertare travestendosi da donna. Diventa quindi Suzanne, e, aiutato dalla moglie Louise, conquista in poco tempo una celebrità nella Parigi libertina degli anni ’20 (gli anni folli). Nel 1925,dopo la proclamazione dell’amnistia per i disertori, Louis chiede a Suzanne di ridiventare Paul…

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“120 battements par minute” di Robin Campillo

Terzo lungometraggio dopo “Les Revenants” (dal quale è stata ricavata la famosa serie tv) ed “Eastern Boys” (drammatica e bellissima storia gay) dello sceneggiatore e regista francese di origine marocchina Robin Campillo. In questo film ci offre un affresco sulla Parigi degli anni ’90, prima che fosse trovata una tri-terapia per l’Aids. Il regista ha definito questo suo lavoro come “l’autoritratto intimo di un gruppo di attivisti di Act Up”, primo film di finzione, scritto insieme a Philippe Mangeot, ex presidente di Act Up, un’organizzazione che ha combattuto l’Aids dal suo emergere, lottando contro le società farmaceutiche che speculavano sulla mattia, contro i governi che latitavano sull’argomento e contro l’indifferenza generale. L’azione del film parte all’inizio degli anni ’90, dopo quasi un decennio di stragi dell’Aids, con l’arrivo di Nathan nel gruppo Act-Up di Parigi, dove rimane sconvolto dal radicalismo di Sean che consuma tutte le sue forze in atti di protesta e azione radicale, con iniziative shoc come le morti per strada a significare silenzio=morte, ecc…
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“Coby” di Christian Sonderegger

Nel villaggio di Chagrin Falls, nell’Ohio, la 21 enne Suzanna, cambia di genere e diventa un ragazzo, iniziando ad assumere il nome di Cody. Il film è una incisiva, tenera ed ironica storia che segue le vicende di un transgender e della sua famiglia in cerca di libertà, un viaggio intimo verso la virilità che ci mostra anche l’impegno delle persone e dell’ambiente che lo circondano.

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“They” di Anahita Ghazvinizadeh – USA | Qatar

A J è stato diagnosticato un disturbo dell’Identità di genere che va sotto il nome di “They”. Per questo è costretto ad assumere ormoni bloccanti che sospendano lo sviluppo in pubertà. Nei primi anni dell’adolescenza, aiutato dalla sorella maggiore Lauren e dal suo fidanzato Araz, J imparerà a conoscere la propria identità attraverso la crescita e l’esplorazione all’interno di precarie dinamiche familiari. Un bambino che si fa adulto, nella poetica definizione degli stati che separano l’infanzia dall’età adulta. Una riflessione sulla transizione, attraverso l’intuizione e le percezioni incoscienti dei bambini.
La regista Anahita Ghazvinizadeh spiega così il suo lavoro: “Ho cercato di mostrare un bambino che diventa adulto. Invece di definire gli stati di infanzia e dell’età adulta, rifletto sulla transizione. Il verbo “diventare” è lo stimolo per il mio lavoro. Il bambino in transizione o l’adulto che sta per diventare, con la loro forte intuizione, sensibilità e percezioni incoscienti, sono al centro della finzione. Cerco di immaginare i momenti che mettono in risalto il bisogno di autodeterminazione, quello che determina la personalità, che guida il pensiero e lo spirito nella crescita.”
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“Marlina the Murderer in Four Acts” di Mouly Surya – Indonesia

La 35enne Marlina è in lutto e lavora duramente tutto l’anno per risparmiare i soldi necessari per la cerimonia di sepoltura tradizionale del suo ultimo marito, che ora siede come una mummia nel salotto di casa. Il 50enne Markus bussa alla sua porta per informarla che la sua banda sta arrivando per derubarla. Infatti i ladri arrivano ma Marlina li avvelena e seduce Markus. Durante il rapporto sessuale, Marlina lo decapita e mette la testa insanguinata in un sacchetto di plastica. Dopo aver perso il leader Marcus, il 25enne Franz, suo favorito, prende il comando della banda e medita vendetta, ma prima di tutto vuole indietro la testa di Marcus in modo da poter dare una sepoltura integrale al cadavere. Alla fine Marlina si consegna alla polizia e trova pace e redenzione dietro le sbarre. Il regista indonesiano Mouly Surya, premiato al Festival Internazionale del Film di Rotterdam, ci presenta un originale dramma thriller centrato sulla tematica della vendetta. I riferimenti LGBT sono tutti da scoprire.

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“Nothingwood” di Sonia Kronlund

Un documentario che ruota intorno al regista afghano Salim Shaheen, molto famoso nel suo Paese ma praticamente sconosciuto all’estero. A un centinaio di chilometri da Kabul, Salim Shaheen si appresta a proiettare qualcuno dei suoi 110 film e ad iniziare le riprese dell’ 111mo. Questo viaggio, con la sua banda di attori, ognuno più eccentrico ed incontrollabile dell’altro, è l’occasione per conoscere questi amanti del cinema, creatori instancabili di film di serie Z in un Paese in guerra da oltre 30 anni. Salim ci racconta la sua storia e come ha potuto realizzare il suo sogno di una vita.
Presentato nella Quinzaine.

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In concorso ci sono anche sei cortometraggi, l’israeliano “Heritage“, il croato “Cherries“, il franco-portoghese “Mauvais Lapin“, il polacco “The best fireworks ever“, il nord americano “Moebius“, e “Les Iles” di Yann Gonzales, già autore di “Rencontres d’après-minuit”, un corto che si preannuncia molto hot.

I vincitori saranno annunciati il 27 maggio.