Cinema

"Il padre d'Italia" di Fabio Mollo dal 9 marzo al cinema

A noi questo film è sembrato un po’ l’aggiornamento di “Sapore di miele” di Tony Richardson del lontanissimo 1961, sebbene abbia personaggi e storia assai differenti, affronta la stessa tematica, quella di un omosessuale chiuso ed isolato in se stesso che trova per caso la possibilità di riagganciarsi alla vita, seppure in un ruolo che non gli spetterebbe. Noi odiamo quelle storie che vorrebbero farci credere che dall’omosessualità si guarisce incontrando la persona giusta dell’altro sesso. Non è fortunatamente la storia raccontata da questo film. Paolo non ha incertezze sulla sua omosessualità, ha incertezze sul suo futuro in una società omofobica. Ha avuto una storia di otto anni con un compagno che amava, ricambiato. Lo abbandona solo perchè ha paura di un futuro che offre solo discriminazioni, privazioni ed emarginazioni: lui vorrebbe una vita normale, come tutti, con una famiglia normale, con dei figli, ecc.

La discussione sollevata in questi giorni nel nostro Paese per una sentenza che riconosce per la prima volta la paternità ad una coppia di omosessuali, dimostra quanto possano essere reali le angoscie di Paolo. Paolo non è immaturo (e lo dice chiaramente alla sua nuova amica Mia), non si vergogna della sua sessualità (lo vediamo navigare bene all’interno di cruising e discoteche gay), è soltanto consapevole che per lui non c’è ancora la possibilità di un futuro sereno e felice come per tutti gli altri. Quando incontra Mia, una ragazza in cinta di sei mesi (una bravissima Aragonese, ma noi avremmo visto meglio una figura un po’ più giovane), in cinta quasi senza accorgersene, come probabilmente senza accorgersene si è ritrovata all’interno di un cruising gay, Paolo ne rimane incantato, per la sua vitalità, per la sua forza di vivere nonostante tutto, perchè ha tutto quello che lui vorrebbe avere, una libertà ed una spensieratezza che a lui mancano. Sono complementari, insieme potrebbero essere qualcosa di perfetto o quasi.

Mia è inizialmente attratta da Paolo, anche sessualmente, ma Paolo le dice subito come stanno le cose. Mia a quel punto se ne sarebbe andata, consapevole di stare imboccando l’ennesima strada sbagliata, ma Paolo non vuole perderla, intuisce che potrebbe essere la sua ancora di salvezza, così decide di aiutarla in tutte le sue richieste, ed iniziano un viaggio da Torino verso la Calabria, un viaggio che ripercorre anche le tappe fondamentali delle loro vite, prima alla ricerca del padre del nascituro, poi una visita all’orfanatrofio dove Paolo è cresciuto, poi il tentativo di ripartire da capo nella famiglia originaria di Mia. Sono tutti momenti estremamente significativi, legati insieme da un’ottima sceneggiatura, che ci porta sempre di più all’interno dei due protagonisti e delle loro storie.

Paolo e Mia si amano, come spiega il regista Mollo: “Noi volevamo raccontare una storia d’amore, tra loro due, che ha a che fare poco con la sessualità, una storia d’amore con un genitore, che non necessariamente ha a che fare con la genetica. Una storia con un amore così puro e forte che supera queste barriere. A me piace pensare che sia l’incontro di due angeli custodi. Quando si dice ‘da qualche parte ci sarà l’angelo custode che mi protegge’. L’amore che hanno fra di loro è questo: l’amore inteso come il prendersi cura di qualcuno”. Paolo non ama sessualmente Mia, ma ama la possibilità di formare una famiglia e di avere un figlio. La storia di Paolo è stata la storia di tantissimi omosessuali che negli scorsi decenni non avevano altra possibilità che questa per formarsi una famiglia ed avere dei figli. Mollo spiega: “E’ importante cominciare a parlare, anche in una maniera così, con grazia e con amore, anche di questo tema, senza puntare il dito contro nessuno”.

Paolo sogna quindi di avere una famiglia ed un figlio, e per questo sogno è disposto a sacrificare tutto il resto. Quando visitano la famiglia di Mia, così unita, così numerosa, così tradizionale ed apparentemente felice, Paolo ne rimane soggiogato. Mia lo capisce ma capisce anche che la vita non può essere costruita artificiosamente, che deve essere vissuta per quello che è, buona o cattiva che sia, senza false illusioni, senza allontanarsi da se stessi. Il film finisce nel migliore dei modi.

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