Cinema

LA SECONDA EDIZIONE DI L'AQUILA LGBT FILM FESTIVAL

Parte oggi la seconda edizione di L’Aquila Lgbt film festival, una iniziativa che vuole aprire un confronto culturale, artistico ed educativo sull’omosessualità, partendo da significative opere cinematografiche e con la partecipazione, tra gli altri, di docenti dell’università dell’Aquila.

Il festival è organizzato da L’Aquila Young, dal circolo aquilano Arcigay “Massimo Consoli” e da Film Commission L’Aquila Gran Sasso. Il direttore artistico del Festival, Federico Vittorini, spiega che tra le motivazioni di questo festival, ci sono i diritti degli omosessuali, “Io credo che si tratti di diritti in fase di consolidamento su cui non si deve abbassare l’attenzione“. Patrizia Passi, segretaria dell’Arcigay dell’Aquila, aggiunge: “Diritti sulla cui acquisizione c’è ancora molto da fare. Nonostante l’approvazione della legge sulle unioni civili, che per noi attivisti è assolutamente incompleta, bisogna continuare a fare cultura, a spiegare, a raccontare chi siamo. E il cinema è uno degli strumenti migliori“.

Tra gli ospiti abbiamo il regista Giovanni Minerba (sarà il presidente della Giuria), fondatore del Festival internazionale di film con tematiche omosessuali di Torino; la presidente del Movimento identità transessuale Porpora Marcasciano; l’attivista, scrittrice, conduttrice televisiva transgender Vladimir Luxuria; lo scrittore, sceneggiatore e regista Ivan Cotroneo e il regista e fotografo Giovanni Coda, che incontreranno pubblico e studenti.

Il prezzo del biglietto d’ingresso è a discrezione dello spettatore (sarà quindi proporzionale al suo gradimento dell’iniziativa)
Tutte le proiezioni si svolgono all’auditorium del Castello.

La cerimonia d’apertura è alle 17.30 di oggi 22 febbraio con Porpora Marcasciano che presenterà la sua biografia “AntoloGaia. Vivere sognando e non sognare di vivere: i miei anni Settanta”; al suo fianco ci sarà il prorettore alla Cultura e docente dell’ateneo aquilano Massimo Fusillo. Saranno ripercorse le tappe della storia del movimento Lgbt.

Giovedì mattina Ivan Cotroneo, icona della cultura gay, incontrerà i ragazzi delle scuole superiori. Nel suo “Un bacio”, film dedicato all’adolescenza, il regista partenopeo racconta il bullismo, anche di natura omofobica, che esiste nella scuola e che può fare molto male alle giovani vittime. Il film ha vinto il Globo d’oro 2016, migliore sceneggiatura (Cotroneo e Monica Rametta).

Nella giornata conclusiva del festival, con la premiazione, sabato 25, è atteso uno dei volti più noti del mondo Lgbt italiano: Vladimir Luxuria, la prima persona transgender a essere stata eletta al Parlamento di uno Stato europeo, l’Italia.

PROGRAMMA DEGLI INCONTRI E DELLE PROIEZIONI

MERCOLEDÌ 22 FEBBRAIO

Ore 17:30 CERIMONIA DI APERTURA DEL FESTIVAL
AntoloGaia. Vivere sognando e non sognare di vivere: i miei anni Settanta

Porpora Marcasciano parte da sé e, attraverso la propria biografia, ci racconta gli anni Settanta da uno speciale punto di osservazione. La sua è un’esperienza deviante e scandalosa, una “cotta continua”, fatta di manifestazioni, passioni, paure, sogni e sessualità, in cui incrocia tanti piccoli e grandi personaggi, costruisce i primi collettivi Glt, i primi “pride” e il nascente movimento gay, che entra in relazione con il movimento rivoluzionario di quegli anni spingendolo a prendere coscienza di sé e del proprio corpo. Una realtà in cui trans, gay, lesbiche, donne e non solo rivoluzionano la propria vita e di riflesso quella del mondo. Una storia “favolosa”, finchè non viene tragicamente travolta dall’Aids e dalla narrazione strumentale di chi descrive il virus come la “peste gay”. Da gioiosa, l’atmosfera diventa cupa, e la sensazione triste dell’impotenza prende il sopravvento tra i protagonisti di quella stagione, cancellando la memoria di un decennio. Fino ai giorni nostri, in cui tutto sembra esser stato “normalizzato” dalle leggi del mercato. Porpora reagisce a questa rimozione ricostruendo quella storia e i nessi tra moderno e postmoderno, necessari a rielaborare un pensiero e una cultura in grado di non farsi neutralizzare.

Incontro con PORPORA MARCASCIANO, modera il Prof. Massimo Fusillo, Prorettore alla Cultura e docente dell’Università degli Studi dell’Aquila.

Ore 21:00 Retrospettiva dedicata a Xavier Dolan
Proiezione del film
È solo la fine del mondo di Xavier Dolan (2016, Canada, Francia, 95 min., Drammatico)

Sesto lungometraggio del 27enne Xavier Dolan (il primo quando non aveva ancora 20 anni), tratto da un’opera teatrale autobiografica di Jean-Luc Lagarce (morto di Aids ad appena 28 anni, nel 1995), presentato in concorso a Cannes 2016, dove, come accade spesso ai suoi film, ha diviso critica (fischiato da alcuni alla proiezione stampa di Cannes) e pubblico, con i favorevoli che lo danno invece tra i papabili alla Palma d’Oro. Il film ha un sottofondo triste, sottolineato da ininterrotti e drammatici primi piani (fotografia e montaggio sono perfetti), giustificato da una storia di amore e morte, tutta in ambito famigliare, con parenti che sembrano azzannarsi e quasi insultarsi, mentre in realtà stanno dando sfogo al loro inconfessabile reciproco amore. E’ la storia di uno scrittore omosessuale che fa ritorno alla sua famiglia d’origine, dopo 12 anni di assenza, per annunciare la sua imminente morte per Aids. Impresa ardua perchè, vogliono farci capire gli autori, le persone di questa società contemporanea non hanno coltivato quella capacità di ascoltarsi o di rivelare con semplicità i loro veri sentimenti, perchè in fondo non credono più in se stessi, preferiscono dare un’altra e spesso falsa immagine di se stessi, supponendola più interessante. Il protagonista cerca inutilmente di trovare una strada per arrivare al cuore delle persone che ama, ma sono queste che non gli danno spazio, quasi non lo fanno nemmeno parlare, mettendo sempre se stessi in primo piano, sia come persone amorevoli (la madre), o arrabbiate (come la sorella minore che lo incolpa di averla abbandonata, interpretata da una sempre affascinante Léa Seydoux), o furiose (come il fratello maggiore Antoine, arrabbiato con se stesso perchè sente di non aver ancora realizzato nulla, interpretato da un iconico Vincent Cassel). Un drammatico affresco familiare che probabilmente non aggiunge molto a quanto già visto in altri film, ma che riesce a catturare la nostra attenzione e partecipazione dall’inizio alla fine, sia grazie ad un insieme di straordinari attori (che sono stati chiamati sul set quando Dolan aveva già organizzato e preparato tutto con controfigure, ma che ugualmente sono state lasciate libere di esprimersi come meglio credevano) sia grazie ad una perfetta messa in scena, giocata con luci ed inquadrature che ci raccontavano molto del non detto, con solo qualche caduta di stile in alcuni flashback.

 

GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO

Ore 10:00 LGBT MATINÉE
Proiezione del film
Un bacio di Ivan Cotroneo (2016, Italia, 101 min., Drammatico)

Trasposizione cinematografica dell’omonimo racconto di Ivan Cotroneo, pubblicato nel 2010 (Bompiani, collana AsSaggi di Narrativa), con alcune aggiunte (e sottrazioni). Il libro aveva questa presentazione: “Lorenzo, Antonio e Elena sono i protagonisti di un romanzo a tre voci che racconta una crudele vicenda di amore, odio e violenza. Un ragazzo di sedici anni, difficile, non integrato, che arriva in una piccola cittadina di provincia. Una professoressa di italiano, quarantenne, stanca, ansiosa di spingere i suoi studenti ad affrontare la vita con un coraggio che lei stessa non possiede. Un giovane uomo cresciuto troppo in fretta, incapace di confrontarsi con l’altro e educato alla violenza. Al centro di tutto, una pistola, un colpo sparato alla tempia in un’aula scolastica, e forse un bacio. Un solo, semplice bacio, capace di scatenare la follia. Giallo psicologico, puzzle di sentimenti, drammatico racconto di un amore impossibile, costruito come un meccanismo a orologeria denso di rivelazioni.” Il film questa: ” Un bacio ha come protagonisti tre ragazzi sedicenni, Lorenzo, Blu e Antonio, che hanno molte cose in comune: frequentano la stessa classe nello stesso liceo in una piccola città del nord est, hanno ciascuno una famiglia che li ama, e tutti e tre, anche se per motivi differenti, finiscono col venire isolati dagli altri coetanei. Un bacio è un film sull’adolescenza, sulle prime volte, sulla ricerca della felicità. Ma anche sul bullismo e sull’omofobia. Sui modelli e sugli schemi che ci impediscono, e che impediscono soprattutto ai ragazzi, di essere felici, di trovare la strada della loro singola, particolare, personale felicità.” I protagonisti Rimau Grillo Ritzberger, Valentina Romani e Leonardo Pazzagli, sono tre giovanissimi attori per la prima volta sul grande schermo. Alla colonna sonora del film ha partecipato anche Mika con il brano “Hurts”. Il film è stato scelto da CityFest, il programma di eventi culturali della Fondazione Cinema per Roma e Alice nella Città, per un tour di anteprime rivolte esclusivamente ai ragazzi di Licei pedagogici, scientifici, classici, Istituti d’arte, Istituti professionali, in diverse città italiane, tutte con la presenza del regista e dei tre protagonisti, un’iniziativa sostenuta e patrocinata dal Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e da Agiscuola.

A seguire, il regista IVAN COTRONEO ed il Direttore Artistico del Torino Gay & Lesbian Film Festival GIOVANNI MINERBA incontrano le Scuole.

Ore 13:30 APERITIVO PRANZATO con Ivan Cotroneo e Giovanni Minerba presso Garibaldi Enoteca, di Davide Stratta, via Giuseppe Garibaldi 38, L’Aquila

Ore 18:00 Retrospettiva dedicata a Xavier Dolan

Proiezione del film

Laurence Anyways di Xavier Dolan (2012, Canada, Francia, 159 min., Drammatico)

“Laurence è un insegnante trentacinquenne con una grande passione per la poesia e la letteratura. Da due anni convive con Fred, una ragazza spontanea e gioiosa che lavora come assistente alla regia su importanti set cinematografici. Siamo in Canada, è il 1989 e l’esistenza felice della coppia viene travolta dalla scioccante rivelazione di Laurence: “voglio essere una donna, per più di trentanni ho mentito a me stesso e mi sono travestito da uomo, ma ora non posso più continuare così”. Fred ovviamente non sa come rispondere ad una tale rivelazione; perdendo un uomo, la figura che le dava forza e confidenza, come può il loro amore, la loro relazione sopravvivere? … In dieci anni i due protagonisti si cercano e continuano ad amarsi, spesso da lontano, perché la storia raccontata da Dolan non è tanto una riflessione sociale o personale, ma una vera e propria grande storia d’amore, che va oltre le apparenze, le regole, il sesso, ma nonostante tutto questo è un amore impossibile, in maniera non diversa poi da quelli rappresentati dai due precedenti lavori del regista. La differenza semmai è nell’universalità di questa storia contrapposta invece allo sfogo intimo, rabbioso ed adolescianziale dell’ottima opera di debutto; Dolan sembra aver raggiunto con questo Laurence Anyways una maggiore consapevolezza non solo dei propri mezzi ma anche delle infinite possibilità offerte dal suo talento e da questa sua vocazione filmica. E parte integrante di questa maturazione è anche la scelta/necessità di rimanere per una volta solo dietro la macchina da presa, affidarsi completamente ad altri attori, e il risultato sono due performance di grande impatto da parte di Melvil Poupaud e Suzanne Clément, con quest’ultima in particolare a brillare con un personaggio con cui è facile empatizzare e davvero difficile da dimenticare.” (Luca Liguori, Movieplayer.it)

Ore 21:30 Proiezione del film

Apricot Groves di Pouria Heidary Oureh (2016, Armenia, Iran, 78 min., Drammatico) [in concorso]

Aram è un giovane iraniano armeno immigrato negli USA quand’era bambino. Per la prima volta ritorna in Armenia. Durante questo breve viaggio scopre così tante differenze culturali, religiose e sociali che mettono in discussione tutti i suoi propositi.

VENERDÌ 24 FEBBRAIO

Ore 10:00 LGBT MATINÉE
Tana, liberi tutti! Combattere il Bullismo omofobico attraverso l’educazione.

Proiezione del film

Bullied to Death di Giovanni Coda.

Il film prende spunto dalla vera storia del giovane Jamey, quattordicenne americano suicidatosi nel settembre del 2011 dopo i ripetuti atti di bullismo cui veniva sottoposto, in seguito al suo coming out, a scuola e sul web. Alla storia di Jamey si legano le storie di giovani gay, lesbiche e trans uccisi o indotti al suicidio in diverse parti del mondo. Il 17 maggio 2071 a sessant’anni dalla morte del giovane, durante la giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia, un gruppo di artisti si ritrova unito in una performance commemorativa che attraversa l’arco dell’intera giornata. Dal bel trailer pubblicato rileviamo che il regista Coda prosegue nella commistione di poesia e immaginazione per svelarci l’anima profonda della natura umana troppo spesso oppressa e calpestata.
L’azione del film si svolge durante un’arco di 24 ore, unendo storie vere di adolescenti che in tutto il mondo devono sopportare amare esperienze di bullismo, a partire dalla scuola, dalla famiglia, dal web, soprattutto dopo aver fatto coming out. Il film , anche se è centrato sulla storia del giovane americano James, vittima di una società che si esprime ancora con la violenza, una violenza patologica in certi ambienti retrivi che non riescono a comprendere e nemmeno a conoscere le diversità di genere, il film, dicevamo, ha un’ambientazione indefinita, come a sottolineare che tutto il mondo può essere teatro di queste tragedie. Abilissima la regia nel miscelare armonicamente immagini cinematografiche e rappresentazioni sceniche, tutte capaci di colpire le corde emozionali del pubblico. Il protagonista del film è il giovane Tendal Mann, promettente attore americano di solo sedici anni, nato ad Atlanta, con al suo attivo già diversi lungometraggi e una nutrita serie di cortometraggi di cui è anche autore. Figlio d’arte, sua madre è Sheri Mann Stewart nota attrice nonche famosa Acting and Vocal Coach, che nel film dà voce a uno dei protagonisti.
Incontro e dibattito con il regista GIOVANNI CODA; intervengono:
Prof . Alessandro Vaccarelli, Docente di Pedgogia Generale, Sociale ed Interculturale
Prof. ssa Maria Vittoria Isidori, Docente di Didattica Generale, Speciale e Pedagogia Speciale presso il DSU dell’università degli Studi di L’Aquila
Guppo Gener-Azione :Chiara Ciccozzi, Arianna Fiorenza, Veronica Valerio, Maria Grazie Ferretti, Nicoletta di Genova

Ore 17:00 Proiezione del film

Mapplethorpe: Look At the Pictures di Fenton Bailey, Randy Barbato (2016, USA, Germania, 108 min., Documentario ) [in concorso]

Definito dalla critica (che l’ha visto in anteprima mondiale alla Berlinale 2016) un ‘piccolo capolavoro’, definizione assegnata assai raramente ad un documentario, “Mapplethorpe” dei registi Fenton Bailey e Randy Barbato (ormai esperti in approfondimenti hard, vedi l’ottimo “Inside Deep Throat”) arriva sugli schermi italiani grazie all’encomiabile distribuzione Wanted. Come dice bene il titolo originale, “Mapplethorpe: Look at the Pictures” il film non si limita a raccontarci, attraverso interviste recentemente scoperte e la testimonianza di amici, amanti, familiari, celebrità e modelli, la storia di uno dei più originali fotografi del ‘900, ma soprattutto ci accompagna ad esplorare, attraverso le sue opere, i sentimenti e le sensazioni più intime dell’uomo Mapplethorpe. Che è stato un catalizzatore ed un illuminatore, ma anche una calamita per gli scandali. Fin da giovanissimo Mapplethorpe si è posto un obiettivo che ha costantemente perseguito: ‘costruire’ non solo come artista ma anche come personalità, persona. Per fare questo non avrebbe potuto scegliere un periodo migliore: la Manhattan della Factory di Warhol, dello Studio 54, dopo i moti di Stonewall, un’epoca di sfrenata edonistica sessualità. Mapplethorpe, nato nel 1946, era il terzo di sei figli cresciuti in una famiglia cattolica che andava a messa ogni domenica. Già al liceo era un outsider e decide presto di allontanarsi da casa per andare a vivere a New York, dove impara l’uso della polaroid comprendendone le potenzialità artistiche. Inizia il sodalizio con Patti Smith ma scopre anche le riviste porno-gay ed inizia subito una relazione omosessuale. Nella sua prima mostra del 1976 sono già presenti i suoi soggetti preferiti: raffigurazioni erotiche, fiori e ritratti. Guadagna notorietà attraverso una serie di fotografie sessualmente esplicite della scena gay sado-masochistica e con ritratti di uomini nudi neri. Possiamo vedere l’artista che parla candidamente di se stesso e nello stesso tempo comprendere come le sue fotografie non fossero solo arte, ma vita, la sua vita. Le sue immagini sono ‘pornografiche’ perché la sua vita era ‘pornografica’, cioè essenziale, a volte anche ridicola, superficiale, come può essere la vita vera, quotidiana. Così possiamo comprendere come per l’artista uomo poteva non esserci nessuna differenza tra un pene eretto ed un calice che attende di essere raccolto. I registi non hanno avuto timore nel presentarci una figura che poteva apparire eccessiva sia nella sua arte che nella sua vita, spesso anche manipolatore, implacabile, egocentrico, restituendoci alla fine un affascinante ed indimenticabile ritratto.

in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila; interviene il Prof. Stefano Cesaroni, Docente di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila.

Ore 19:15 Proiezione del film

Bullied to Death di Giovanni Coda (2016, Italia, USA, 72 min., Biografico/Drammatico/Sperimentale) [in concorso]

 

A seguire incontro con l’autore Giovanni Coda

Ore 21:15 Proiezione del film

Quando hai 17 anni di André Téchiné (2016, Francia, 116 min., Drammatico) [in concorso]

Alla Berlinale 2016 dove il film è stato presentato in anteprima mondiale è stato definito dai critici ‘il più bel film sull’amore omosessuale da un bel po’ di tempo in qua’. “La storia di due ragazzi che durante il film (che segue dall’autunno all’estate il loro anno del diploma) imparano a conoscersi e ad amarsi (amare se stessi, ma anche amarsi l’un l’altro). È davvero bello questo Thomas (Corentin Fila), un ragazzo meticcio adottato, con occhi a mandorla e un corpo atletico, che ogni giorno fa un’ora e mezza di strada, passando per la collina, per andare a scuola e si occupa della madre e degli animali della fattoria di famiglia, ma mangia sempre da solo, con il suo tupperware sulle ginocchia, dopo essersi accuratamente lavato le mani. È Marianne che lo fa notare a Damien (interpretata con sensibilità e intelligenza dalla Shooting Star svizzera dell’anno, Kacey Mottet Klein), ma anche suo figlio ha notato qualcosa, perché non smette di fissare in silenzio il suo compagno, con un’aria di sfida mista a curiosità, a cui Thomas risponde con timide occhiate, un lampo di animosità nelle sue pupille, mentre intorno a loro è come se i compagni di classe non esistessero. Si tratta di sguardi ora furtivi, ora insistenti, che provocheranno i loro primi scontri, senza che ne conoscano realmente il motivo. Quando Marianne, il terzo vertice del triangolo che si disegna davanti ai nostri occhi, decide di accogliere Thomas fino alla fine dell’anno scolastico, questi sguardi, sempre più complessi, poiché tinti di complicità reticente del segreto condiviso, continuano a nutrire, aggiungendo nuove sfaccettature, questa tensione fisica tra i due ragazzi che rappresenta il motore del film, poiché inserisce un’indefinibile sensazione di desiderio talmente forte e irresistibile, che lo spettatore, così come Marianne, si fa trascinare. La furtiva sensualità che percorre la filmografia di Téchiné associata alla sensibilità di Sciamma fa di Quand on a 17 ans un ritratto sottile e pieno di vitalità di questa folle età, in cui non si sa quello che si fa e dove, tuttavia si impara di più in qualche mese che in tutta la vita. Perché in due quadrimestri, al di là di questa emozione perturbatrice che nasce tra Damien e Thomas, succedono molte cose, causate dagli adulti o da loro stessi: la madre di Thomas rimane miracolosamente incinta, il che causa un maggior irrigidimento del ragazzo, sia per proteggerla, sia per l’ansia dell’arrivo in famiglia di un “vero figlio”, Damien affronta l’assenza del padre militare, entrambi devono ripassare per l’esame di maturità e pensare al loro futuro e ai loro sogni, devono riuscire a trovare un equilibrio tra il resistere alla tentazione di abbandonarsi alle cure degli altri e il bisogno che ci si occupi di loro e ogni avvenimento importante è come un nuovo livello nell’educazione, sentimentale e non, dei nostri giovani protagonisti, che vanno verso una maggiore fiducia e serenità nell’amore. Ed è anche questo il sentimento con cui ci lascia questo film.” (Bénédicte Prot, cineuropa.org)

SABATO 25 FEBBRAIO

Ore 15:00 Maratona Cortometraggi in concorso:
Valzer di G. Mastromauro e A. Porzio
Buddy di Niels Bourgonje
Los cuerpos flotantes di Michelle Guarda
Smuack di Alejandra Sanchez
La ricetta di Luigi Pironaci
Animal Kingdom di Simone Chiappinelli
Misteriosophical fall to hell di Giuseppe Bucci

Ore 17:00 Retrospettiva dedicata a Xavier Dolan
Proiezione del film

Tom à la ferme di Xavier Dolan (2013, Canada, Francia, 105 min., Drammatico)

Tom à la ferme (Tom nella fattoria) è la quarta pellicola dell’enfant prodige Xavier Dolan, 24enne, per la prima volta nel concorso ufficiale di un grande festival, Venezia 2013. I suoi precedenti film erano stati presentati a Cannes in sezioni collaterali. La storia del film è l’adattamento di un’opera teatrale di Michel Marc Bouchard, centrata sulle tematiche del coming out, dell’omofobia, del rapporto genitori e figli e della spaccatura tra città e campagna. Tom (Xavier Dolan) è un giovane pubblicitario di una grande città, distrutto dal dolore per l’improvvisa morte del suo amante in un incidente stradale. Decide di andare ai suoi funerali e incontrare per la prima volta i parenti del suo compagno, che vivono in una fattoria isolata di un piccolo paese. Arrivato scopre con amarezza che i genitori non sanno nulla dell’omosessualità del figlio, che anzi credono innamorato e fidanzato con una ragazza che si chiama Ellen. Francis (Pierre-Yves Cardinal), il fratello maggiore del defunto costringe Tom, con botte e minacce, a non dire nulla ai genitori, per non spezzare il cuore della madre e salvare l’onorabilità della famiglia. Tom si trova costretto a partecipare alla finzione, instaurando col fratello del compagno una relazione perversa che potrà risolversi solo con l’affiorare della verità, qualunque sarà il prezzo da pagare… Il regista, intervistato dal Corriere della Sera, ha detto: “Per questo film ho preso spunto da una pièce di Michel Marc Bouchard. L’ho vista a teatro due anni fa e mi ha impressionato il monologo della madre che scoppia in lacrime. Le madri mi attirano e mi commuovono sempre. Ma quello che più mi ha sedotto era qualcosa assente nel testo teatrale: la paura, l’angoscia. Elementi forti che il mio film mette in risalto esacerbandoli. Il protagonista, per non creare traumi alla madre del suo amante, accetta di mentire, di stare al gioco, un gioco macabro e pericoloso. Assumere un ruolo che non è il tuo può influenzare o sconvolgere il tuo “io”. La menzogna ripetuta renderà Tom completamente pazzo. Questo è un film che parla del lutto, dell’essere fagocitato dagli altri, della nevrosi, del transfert emotivo. Tutti mentono in questa storia, a se stessi e agli altri. E alla fine tutti perdono».

Ore 19:00 Proiezione del film

Rara – Una strana Famiglia di Pepa San Martín (2016, Cile, Argentina, 90 min., Commedia drammatica) [in concorso]

Il film si basa sulla storia vera della battaglia legale condotta in Cile per la custodia di tre figlie (nel film sono due) di genitori separati. La madre, lesbica, dopo la separazione convive con una donna e questa cosa scandalizza ancora molti, padre compreso. La battaglia si concluse con le raccomandazioni della Corte Interamericana dei diritti umani (IACHR) contro la stato del Cile.
Nel film la storia è raccontata attraverso gli occhi di Sara, 13enne, introversa e riflessiva (forse fin troppo per la sua età), che si vede contesa tra due famiglie differenti, quella della madre, giudice, che convive con la donna che ama, e quella del padre che si è risposato. Sara e la sorella di otto anni vivono al momento con la madre e la sua compagna, ma all’avvicinarsi del 13mo compleanno, Sara inizia a sentirsi a disagio. Molte, troppe cose le stanno succedendo: un corpo che cambia, la sua prima cotta, la sorellina che vuole adottare un gatto, ma soprattutto i conflitti tra i suoi genitori, con il padre che non sopporta di vedere crescere le sue figlie in una famiglia di lesbiche. Per questo inizierà una battaglia legale per riavere la custodia delle figlie. “Quindi … Tua mamma e Lia si baciano in pubblico?” · “A volte. Non più di tanto”. Ma il film non è la storia di un processo, è soprattutto la storia di una famiglia lesbica e della sua normalità, ma anche di sentimenti e situazioni che vorrebbere estromettere dal consesso mondiale una parte dell’umanità. Il film, dopo essere stato presentato in anteprima alla Berlinale 2016 (dove ha vinto il Grand Prix of the Generation Kplus), arriva in concorso al Giffoni Film Festival 2016, vantando anche il Premio Sebastiane Latino che riceverà al prossimo Festival di San Sebastiano. La regista, già premiata per corti, qui al suo primo lungometraggio, ha dichiarato: “Oggi noi abbiamo il riconoscimento dei diritti sulle unioni civili [in Cile è stata approvata la legge, ndr] ma non quelli dei figli nati da genitori omosessuali. Mi sono ispirata a un fatto di cronaca eclatante in Cile che mi ha dato spunto di grande riflessione, ho capito che la società civile è più rapida nella sua evoluzione della politica e ci possiamo trovare con situazioni dove c’è un genitore che resta senza diritti e così i figli sono privati di un genitore quindi di un diritto. Questo è quello che ho cercato di mostrare nel film. Il film è pensato per gli omofobici, perché dobbiamo abituarci alle famiglie in cui ci possono essere genitori dello stesso sesso e dobbiamo accettare, e rispettare, l’idea secondo cui un bambino possa crescere serenamente e bene, senza essere soggetto al giudizio altrui, in una famiglia in cui due omosessuali si amano, si rispettano e condividono la visione di come si possa impostare una vita insieme nel presente e nel futuro”.

Ore 21:00 CERIMONIA DI PREMIAZIONE, modera VLADIMIR LUXURIA
Anteprima Web Serie Lista di nozze di Gaetano Maffia
Anteprima Spot Nike e incontro con il regista Luca Finotti
Premiazione Concorso Letterario “Oltre L’arcobaleno” a cura di Amarganta
Premiazione Cortometraggio vincitore
Premiazione Lungometraggio vincitore

Ore 24:00 Party finale Lipstick Show presso Pinacoteca, Via Rocco Carabba 26, L’Aquila (ingresso riservato ai soli tesserati Arci e Arcigay)


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