DOMENICA E LUNEDI SU RAI UNO IL "CARAVAGGIO" DI ALESSIO BONI

Siamo ansiosi di verificare, oltre alla qualità dell’opera, già da molti giudicata notevole, anche l’onestà storica sulla sessualità di Caravaggio che ormai quasi tutti gli studiosi definiscono bisessuale

Chissà se la Rai ha perso la grande occasione di fare una miniserie, Caravaggio, al passo coi tempi, cioè senza censure e moralismi ma attenta alla realtà dei fatti e della storia. Circa 40 anni fa (1967) aveva prodotto uno sceneggiato, sempre sulla vita del grande pittore, interpretato dall’indimenticabile Gian Maria Volontè, che non aveva osato affrontare il tabù dell’omosessualità, ma erano altri tempi, nonostante il 68 fosse alle porte.
Nel 1986 abbiamo avuto la splendida versione cinematografica di Derek Jarman che ha saputo affrontare la complessa vita dell’artista mettendo al centro della storia proprio le sue tensioni sessuali (soprattutto omosessuali) generatrici d’ispirazione e di conflitti interpersonali che caratterizzarono tutta la sua vita.
Domenica e lunedì, 17 e 18 febbraio, quasi all’improvviso, Rai Uno manderà in onda in prima serata (col bollino giallo, bambini in compagnia di adulti), la miniserie su Caravaggio interpretato da Alessio Boni, diretta da Angelo Longoni e realizzata dalla Titania di Ida Di Benedetto insieme a Rai Fiction. Presto dovrebbe arrivare anche la versione cinematografica (probabilmente attendono di valutare il successo tv dell’opera).
Nella conferenza stampa di presentazione della serie, a pochissimi giorni dal debutto, grande parte ha avuto il dibattito sull’omosessualità di Caravaggio e su come venga rappresentata (o nascosta) nella serie tv. Molti titoli sui media focalizzano questo argomento, a iniziare dalla Stampa del 14 febbraio che titola “Il Caravaggio della Rai fa arrabbiare i gay”. Le polemiche in merito sono state aizzate nei mesi scorsi da diversi interventi del protagonista Alessio Boni, che sottolineavano l’eterosessualità di Caravaggio, dandogli così il via libera per una identificazione quasi completa col personaggio (“Io sono di Sarnico, vicino al paese di Caravaggio; sono venuto a Roma a 21 anni, come lui. Entrambi abbiamo un fratello sacerdote. C´è una data cruciale nella sua vita, il 4 luglio – quando espone due tele sulla vita di Matteo nella chiesa di San Luigi dei Francesi – e io sono nato quel giorno. Tutti e due dobbiamo molto a un Costa: io al mio maestro di recitazione, Orazio Costa, Caravaggio al banchiere che acquistò il suo primo quadro”).

Le risposte dello sceneggiatore Andrea Purgatori hanno cercato , per quanto possibile, di difendere una rappresentazione oggettiva della sessualità del pittore: «Quando si vede lui che veste il suo modello-amante da Bacco si capisce perfettamente che l’atmosfera è quella di un rapporto tra gay. Per di più si vede chiarissimo che il Cardinale del Monte teneva a palazzo una corte di omosessuali»… «L’artista ebbe varie amanti ma poi, sicuramente, anche delle storie gay. C’è un’altra scena in cui una di queste prostitute si spoglia davanti a un alto prelato e gli si concede per cercare di salvarlo» aggiungendo che «Ci siamo solo presi la libertà di azzardare l’ipotesi che abbia subito da ragazzino un abuso sessuale da Simone Peterzano di cui era apprendista».

Il regista Angelo Longoni cerca invece di trovare un equilibrio nella sua rappresentazione affermando che: «La sua vita, e quindi la sua pittura, è un conflitto continuo tra ombre e luce, tra gli opposti: conscio e inconscio, santità e peccato, amore e violenza, creatività e distruttività, vita e morte. Il mito lo vuole artista maledetto e assassino, amante onnivoro e promiscuo ma era anche un profondo conoscitore delle Sacre Scritture, un credente legato ai valori di povertà della Chiesa delle origini e per questo attratto dagli emarginati, un addolorato nemico delle ingiustizie commesse dal Vaticano e dalla Santa Inquisizione».

Alessio Boni ha respinto le accuse di un Caravaggio eterosessuale affermando che «Non ci siamo posti il problema, raccontiamo l´artista nella sua complessità. Derek Jarman ne fece una versione gay, noi restituiamo la sua ansia di vivere. Sì, c´è anche una scena intima con Minniti, una carezza, un bacio… erano compagni di avventure».

La fiction su Caravaggio è già stata venduta in diversi paesi: Giappone, Cina (è al vaglio della censura), Portogallo, Russia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Slovenia, Croazia, Bulgaria e America Latina (intera). Grazie anche al notevole cast tecnico e artistico che oltre al regista Angelo Longoni ha nei crediti il maestro della fotografia Vittorio Storaro, vincitore di tre premi Oscar e il musicista Luis Bacalov, premio Oscar per le musiche del film “Il postino”. Tra i protagonisti abbiamo Elena Sofia Ricci (Costanza Colonna), Jordi Mollà (il Cardinal Del Monte), Paolo Briguglia (Mario Minniti), Luigi Diberti (Scipione Borghese), Roberto Bisacco (il Rettore), Marta Bifano (Lucia Merisi), Arnaud Giovaninetti (Vincenzo Giustiniani), Ruben Rigillo (Fabrizio Colonna), Blas Roca Rey (Giovanni Baglione), Francesco Siciliano (Strozzi), Maurizio Donadoni (Ranuccio Tomassoni).

Riportiamo di seguito la trama della miniserie tratta dal sito di Rai Uno:

Michelangelo Merisi nasce a Caravaggio, in una famiglia che lavora per i Colonna, potentissima famiglia milanese. Già a sei anni Michele promette eterno amore e fedeltà a Costanza Colonna, di poco più grande di lui, che a sua volta non mancherà di proteggerlo e favorirlo per il resto dei suoi giorni. A dodici anni Michele viene mandato a studiare nella bottega di Peterzano, a Milano, dove impara la tecnica del colore e l’amore per le sacre scritture in un regime di disciplina ferrea e punitiva.

Crescendo Michele entrerà in contatto con Martelli, il Cavaliere dirimpettaio, con cui sviluppa la familiarità nell’uso delle armi. A venti anni, dopo la morte della madre, niente più lo lega a Milano e, dopo essersi finalmente rifatto di tutti i soprusi e le violenze subite da Peterzano, parte alla volta di Roma. Dopo una lunga serie di rifiuti dai vari mastri bottegai e un periodo di stenti e malattia – dove sviluppa un’amicizia che durerà per tutta la vita con Mario Minniti, riesce finalmente ad entrare nella bottega di D’Arpino. Nel frattempo inizia anche a crearsi i primi nemici nelle osterie per il suo temperamento esuberante.

Nelle sue notti turbolente rimane folgorato dalla bellezza di Fillide Melandroni, una rinomata curiales, provocando la gelosia profonda del suo protettore Ranuccio Tomassoni. Le sue opere iniziano finalmente a circolare fra i mercanti e attirano l’attenzione del Cardinal Del Monte, vicino a Costanza Colonna, che lo invita a Palazzo Firenze, sotto la sua protezione, e gli offre la possibilità di dedicarsi senza distrazioni alla sua arte. Nonostante le condizioni di agio e tranquillità in cui è messo, l’inquietudine di Michele non tarda a prendere il sopravvento.

L’amore pericoloso per Fillide viene immortalato in una serie di capolavori, ma aumenta l’astio del suo protettore Ranuccio e porta Michele a frequentare più volte le patrie galere. Il successo delle opere di Caravaggio lievita di giorno in giorno, nonostante i membri dell’Accademia facciano di tutto per ostacolarlo. Michele entra in contatto in questo periodo con l’altra sua musa per eccellenza, Lena. Caravaggio è all’apice del suo successo, incontra il Papa e ne fa il ritratto, quando le sue intemperanze raggiungono il limite: uccide in un duello Ranuccio Tomassoni ed è costretto a scappare a Napoli per non farsi uccidere a sua volta o arrestare. Qui, sempre sotto la protezione di Costanza Colonna, non ha difficoltà a trovare delle commissioni importanti, ormai la sua fama lo precede, tanto che viene invitato a Malta, dove l’ordine dei Cavalieri può forse intercedere col Papa e fargli ottenere la grazia.

Sull’isola Caravaggio entra subito nelle grazie del Gran Maestro dei Cavalieri di Malta De Wignancourt, e viene presto investito Cavaliere, ma la sua stella nera continua a brillare. Per difendere l’onore di Fabrizio Colonna, figlio di Costanza, e cavaliere a sua volta, Michele viene coinvolto in una rissa che stavolta aveva fatto di tutto per evitare. Viene immediatamente arrestato ed estromesso dall’ordine nel quale era appena entrato. Michele è spaventato come non lo è mai stato, braccato dai Cavalieri di Malta, dalle guardie papali e dai vendicativi fratelli di Ranuccio Tomassoni.

Intanto a Roma il Cardinal Del Monte e Costanza Colonna, con l’aiuto di Scipione Borghese, plenipotenziario di giustizia e nipote del Papa, stanno cercando di intercedere presso il Santo Padre per ottenere la grazia del loro protetto. Michele riesce a raggiungere Napoli, dove insieme alla bella notizia della grazia imminente, l’attende anche l’agguato vendicativo dei fratelli Tomassoni, che lo feriscono gravemente. Stavolta le cure di Costanza Colonna sfociano finalmente in un rapporto amoroso che era rimasto sospeso e desiderato fin dalla loro infanzia.

Michele deve ora soltanto raggiungere Roma, consegnare dei quadri in regalo al Papa e ottenere la grazia, ma lo scalo funesto nel porto di Palo diventa il capolinea della sua esistenza. Un semplice comandante della guardia portuale ferma il grande Caravaggio e ne ordina l’arresto. La detenzione in condizioni pessime debilita fortemente Michele che verrà scarcerato troppo tardi. Morirà sulla spiaggia di Porto Ercole, senza riuscire a raggiungere Roma, fra le braccia di Costanza Colonna arrivata giusto in tempo per coglierne l’ultimo respiro.

Qui sotto una immagine dal film

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