Yang Yang

Yang Yang
Esprimi il tuo giudizio
Aggiungi ai preferiti
  • Tendenza LGBT G
  • Media voti utenti
    • (0 voti)
  • Critica

Cast

Yang Yang

“… Un dramma sul tema dell’identità e dell’essere amati, giocato sulla pelle di una adolescente (la Yang Yang del titolo) che vive a Taipei con la madre, il patrigno e la sorellastra, in una armonia fortemente voluta, destinata però a fare i conti con il suo essere in realtà un’euroasiatica, visto che il vero padre, mai conosciuto, è un fotografo francese… La storia di questa ragazza eurasiatica diviene essenzialmente il dramma di una giovane donna destinata tradire se stessa nel segno dei suoi sentimenti, sospinta dalla vita in una dinamica di finzione assoluta. Un po’ come il miglior Assayas, il regista Yu-Chieh Cheng si spinge nel destino sentimentale della sua protagonista, la osserva a distanza ravvicinata, in piani serratissimi tutti girati con la macchina a mano, a sentire il respiro dei suoi personaggi: Yang Yang corre sulla pista di atletica assieme alla sorellastra, il patrigno come coach, in una dinamica che il destino vuole di rivalità (è lei la più veloce!); per giunta il ragazzo della sorellastra s’innamora di lei e il cedimento di una volta diviene il motivo che la costringe ad abbandonare la sua vita – corsa, famiglia, tutto – per trovare una nuova definizione di sé: si affida ad un agente [omosessuale] e diviene prima una modella poi un’attrice, grazie soprattutto al suo essere un’euroasiatica (che da quelle parti è una carta vincente mediatica). Cosa che lei rimuove (non ha mai voluto imparare il francese) per rimuovere l’abbandono da parte del suo vero padre, il cui sguardo l’ha fissata nello slancio di una corsa in pista, in una foto che il caso le ha fatto trovare in una esposizione. La finzione dunque si impossessa di lei, mentre lei cerca soprattutto di essere vera e di essere amata: né l’una né l’altra cosa le riescono, perché è costretta a fingere (per vivere, per lavorare) ed è costretta a sostenere solo un amore che non la completa davvero: facendo i conti con una serie di figure paterne (il vero padre, il patrigno, l’agente) e con innamoramenti che non puà sostenere… C’è molta verità in questo film, ed è una verità tutta cinematografica, straordinariamente filmica, assolutamente visiva ed emotiva: merce rara di questi tempi, credeteci…” (Massimo Causo su Sentieriselvaggi.it )

Condividi

Commenta


Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.