Wo willst du hin, Habibi?

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Wo willst du hin, Habibi?

Tor Iben è uno dei registi tedeschi che nei suoi film affronta con cognizione di causa il tema dell’omosessualità e dell’emarginazione, come testimoniano i suoi due titoli precedenti “The Passenger” (2011) e “Cibrâil” (2010). Succede anche in questo bel film, realizzato anch’esso grazie ad un progetto di crowfunding, che mette al centro un gay di origine turca (i suoi nonni immigrarono in Germania), Ibrahim (Cem Alkan) e un etero donnaiolo e criminale, Alexander (Martin Walde). Qui il tema dell’omosessualità non è più quello dell’accettazione, in quanto Ibrahim, chiamato Ibo, è sicuro di se stesso e di quello che vuole, nonostante una famiglia tradizionalista. Si è laureato con ottimi voti in amministrazione aziendale, riesce a risolvere i vari problemi che i genitori incontrano con le autorità tedesche, afferma con convinzione: “Io sono berlinese e voglio continuare a vivere in Germania”, ma non riesce a trovare un lavoro. Così deve accettare qualsiasi tipo di occupazione che gli permetta di guadagnare qualcosa, come ad esempio lavorare in un film porno. Il suo obiettivo resta quello dell’affermazione di se stesso, anche come gay, persona che come tutte ha diritto alla sua felicità. Incontra lo svedese Lars (Anton Korppi-Tommola) col quale ha un rapporto che rimane occasionale perchè Lars deve ritornare in patria. Incontra poi il ladruncolo Alexander, chiamato ‘Ali’, che è etero ma del quale s’innamora pazzamente. Ibo riesce a gestire molto bene questo difficile rapporto (che lo obbligherà anche ad un fantastico coming out). Quando Ali viene pestato da due malviventi e ricoverato in clinica con le ossa rotte scoprirà la forza della sua devozione verso Ali… Ottima la chimica tra i due protagonisti, bravissimo Cem Alkan a rivelarci il carattere furbo e intellligente, a volte anche divertente, del suo personaggio Ibo. Forse un po’ stereotipati alcuni famigliari di Ibo e magari poco credibili gli zii che lo sostengono con troppa convinzione, ma la rappresentazione di situazioni e ambienti ai margini della società è efficace e riesce ad unire tematiche differenti in un interessante quadro complessivo assai accattivante. Bravo il regista e gli sceneggatori ad inserire i toni della commedia in un film essenzialmente drammatico. Un film che si prepara a diventare un caposaldo del cinema queer europeo.

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3 commenti

  1. solokiefer

    Neanche male la prima parte, con uno sviluppo interessante dell’amicizia tra gay e etero, poi entra in scena la scoperta della famiglia turca di avere un figlio gay ed inizia una spirale di ovvietà, con tanto di happy ending patetico. Un film che comunque potrebbe girare nelle sale e avere successo di pubblico.

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