Vestito per uccidere

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Vestito per uccidere

Dal Mereghetti: – Visione e seduzione, sangue e pelle sono gli ingredienti di un cinema ipermanierista. Molte sequenza da antologia per uno dei film che hanno segnato, nel bene e nel male, gli anni Ottanta e il mito del “cinema-cinema”. – In effetti il film ebbe un clamoroso successo ed ebbe il merito di portare all’attenzione del grande pubblico il problema dell’identità sessuale, anche se visto ancora in un’ottica degenerativa (stile Psyco). Oggi il film appare un po’ datato e le ultime scene, quelle che vogliono dare una spiegazione teorica della transessualità, cercando di recuperare una posizione politically correct, risultano invece assai puerili e patetiche.

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3 commenti

  1. Grande thriller, atmosfere torride anni 80′, bellissima la scena si Angie Dickinson nella galleria d’arte. Il desiderio del Dott. Thomas Elliott di cambiare sesso non viene a mio avviso sufficientemente elaborato. E’ un film che ha fatto epoca assieme a Blow Out altro grande film di De Palma.

  2. zonavenerdi

    Trovo il film davvero troppo criptico e caotico. Non sono riuscito ne a capire la trama, ne tanto meno a godermelo. E poi da una spiegazione della transessualità alquanto fantasiosa …

  3. Skippy'90

    Appena visto! Thriller di vecchia annata ma teso! Devo dire che le tematiche(seduzione, morte, doppio e compensazione nonché la psichiatria) sono rese efficaci e congeniali alla trama, che ha molti scene madri. L’unico aspetto che mi lascia perplessa è come viene rappresentata l’identità sessuale. Comunque il finale non è per niente consolatorio, anzi è quasi da film horror… Voto 7.

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Una bionda misteriosa uccisa a rasoiate, in ascensore, una donna di mezza età, Kate Miller, sessualmente insoddisfatta e, per questa ragione, assidua paziente di uno psicanalista, il dottor Robert Elliott. Al delitto assiste una giovane squillo, Liz Blake, che, per aver raccolto il rasoio insanguinato, è fortemente sospettata dal tenente di polizia Marino, che dirige le indagini. Mentre un altro dei suoi pazienti – un transessuale che si fa chiamare Bobby – telefona ad Elliott per dirgli di essere lui l’assassino di Kate e di voler uccidere, come pericolosa testimone del suo delitto, anche Liz. La ragazza e il figlio della morta, Peter, si danno da fare per scoprire chi sia il maniaco omicida. Quando Peter giunge alla conclusione che egli debba essere cercato fra i pazienti di Elliott, Liz, che per farlo ha bisogno di frugare nello schedario dello psicanalista, va da lui fingendo di aver bisogno delle sue cure. Poiché Bobby non è che l’alter ego di Elliott – è questi il transessuale la ragazza, consegnatasi da sola nelle mani del suo probabile assassino, sta per seguire la stessa sorte di Kate. Una valente collaboratrice di Marino, però, che per ordine del tenente aveva pedinato Liz, blocca tempestivamente la mano di Elliott, che finisce in manicomio. La giovane donna resterà per sempre segnata nell’animo dalla sua terribile esperienza.

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