Uomini & donne

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Uomini & donne

Coppie in crisi a New York. Rebecca e Tom sono sposati e hanno due bambini. Lei è una celebre attrice e si sta preparando per uno spettacolo a Broadway, mentre lui si occupa della casa e dei bambini ed è ossessionato dal sesso. Tobey, il fratello di Rebecca, scrive per una testata sportiva ed è fidanzato con Elaine da diversi anni. La loro relazione è giunta però ad un critico bivio: Tobey non ha nessuna intenzione di affrontare la vita adulta, mentre Elaine vorrebbe mettere su famiglia. A minare le già fragili fondamenta delle due coppie intervengono Faith, l’ex ragazza di Tobey, e Pamela, la mamma single di una amica d’asilo del figlio di Tom e Rebecca… Tra i personaggi secondari anche un’editrice di libri lesbica che si spruzza acqua sul viso e si aggira nei paraggi in cerca di una conversazione amichevole (bel bacio lesbico).

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“Quanti modi conoscete per far passare ogni fantasia al vostro sposo, amante o fidanzato? Questa commedia modaiola ambientata nell’immancabile Manhattan ne presenta alcuni inconsueti tipo insistere sui dettagli sgradevoli delle attrici se Lui infila una cassetta porno nel registratore, si benda e vi chiede di descrivergli cosa succede… Ma è la cosa più divertente del film. Che per il resto naviga a vista fra nevrosi di coppia, terapie di gruppo (per sessodipendenti, c’è bisogno di dirlo?) e infelicità singole. Perché naturalmente in amore siamo tutti molto vulnerabili. E fra un tradimento e una riconciliazione i nostri vitelloni postmoderni ma benestanti trovano modo per farsi piantare dalle loro signore e soffrire anche un po’, giusto il minimo indispensabile. Mentre il massimo lo danno in vezzi, smorfie, mossette, battutine, battutacce, che disegnano un quadro aggiornato del peggior birignao made in Usa. Va bene farsi dirigere dal proprio marito (Freundlich è sposato a Julianne Moore), e coinvolgere anche altri colleghi eccellenti. Ma la prossima volta, pietà, che qualcuno si prenda sul serio almeno un minuto. Altrimenti è dura far ridere, figuriamoci pensare.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 3 novembre 2006)

“Una cascata di parole, di concetti appena accennati, di battute a vuoto e qualcuna memorabile è il contenuto della commedia americana, o meglio newyorchese, di Bart Freundlich ‘Uomini & donne’. (…) Non succede molto in questa situation comedy di stampo televisivo e gli interpreti, ben sintonizzati, sembrano capitati in un film di Woody Allen senza che lui sia al corrente della cosa. Una trappola per topi, un inganno della sceneggiatura che scimmiotta ‘Sex & the City’, che è già a sua volta una visita guidata nel mondo di Woody Allen. Ed il regista è il marito della protagonista Julienne Moore.” (Adriano De Carlo, ‘Il Giornale’, 3 novembre 2006)

“Chi non è più giovanissimo ricorda che a suo tempo per bollare certi soggetti di genere melò veniva usato l’aggettivo ottocentesco. Ebbene, il futuro è già cominciato: fra i commenti su internet intorno al film ‘Uomini & donne’ spunta come negativa connotazione di anzianità il termine novecentesco. Evidentemente il riferimento al ‘900, già vessillo delle avanguardie, appartiene ormai a un passato che invecchia a vista d’occhio. E fuori moda risulta dunque la cinecommedia di Bart Freundlich dove troviamo due coppie impelagate in problemi di sesso e sentimenti che gli shrinks (psicoanalisti) non riescono a sbrogliare. Di fronte a un plot fra amarognolo e dolciastro ambientato a Manhattan il pensiero corre a ‘Io & Annie’ ed è giocoforza constatare che dal giorno in cui quel classico vinse quattro Oscar sono trascorsi quasi trent’anni. Accertato che la commedia freudiana di ambiente newyorkese è obsoleta viene da chiedersi se è invecchiata anche la psicoanalisi. (…) Tornando al film, se ‘Io & Annie’ adombrava il vero innamoramento dell’autore per l’effervescente Diane Keaton, anche ‘Uomini & donne’ svela un’ispirazione autobiografica. Infatti Julianne Moore, incarnante la diva hollywoodiana Rebecca ansiosa di affermarsi sulle scene della Grande Mela, è nella vita la consorte di Freundlich regista del film. Qualcuno ne ha tratto la conclusione che il bizzarro matrimonio con Tom (David Duchovny), il quale babysittereggia i figlioli a casa mentre lei va alle prove, rispecchi la realtà di un rapporto altalenante come sempre quando si mescolano sentimenti, sesso e carriere. (…) Non indugio sugli sviluppi del copione, che pur garantendo qua e là qualche sorriso, dovuto soprattutto alla bravura degli interpreti, non riservano particolari sorprese. (…) Ma come mai i coniugi Freundlich, Bart e Julianne, non hanno previsto che fare un film alla Woody Allen senza Woody Allen sarebbe stato come fare la lepre in salmì senza la lepre?” (Tullio Kezich, ‘Corriere della Sera’, 3 novembre 2006)

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