The Trip

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The Trip

Alan Oakley, un giovane scrittore di orientamento politico repubblicano, conosce ad una festa Tommy Ballenger, un giovane militante dei diritti omosessuali. Alan chiede il suo aiuto per scrivere un libro sulla realtà omosessuale, ma subito nasce un ambiguo rapporto tra i due. La pubblicazione del libro li separerà ma i due si ritroveranno molti anni dopo, in Messico: un ultimo viaggio per ritornare in America.

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2 commenti

  1. istintosegreto

    Ben riuscito mix di commedia e tragedia. Con un tocco di road movie che non guasta mai. Storia d’amore appassionante, supportata da dialoghi scorrevoli, affidati ad attori adeguati. Ho riso, ho pianto, ho bestemmiato contro la crudeltà della vita. Ma ho anche fatto il tifo per un amore impossibile che in effetti… impossibile non era. Dategli un’occhiata e non ve ne pentirete.

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trailer: The Trip

https://youtube.com/watch?v=3GDpaz8PSaA%26hl%3Den%26fs%3D1

Varie

Questa commedia che potremmo definire “agro-dolce”, ci guida in un riuscito mix di impegno militante e sentimenti. Attraverso gli anni ’70 e ’80 lo spettatore vedrà evolversi la società americana e la comunità omosessuale, la vedrà raggiungere visibilità e riconoscimento sociale. Il tutto intrecciato con la vicenda di Alan (Larry Sullivan), insicuro, anche ipocrita diremmo, che finisce con il rovinare il suo rapporto con il bel Tommy, finendo tra le braccia proprio dell’uomo che ha contribuito, facendo pubblicare il libro di Alan, a rovinare la loro relazione. Solo anni più tardi Alan e Tommy potranno riunirsi, ma sarà un riunirsi breve e amaro.
In effetti il finale lascia perplessi: ci pare inutilmente tragico, ma soprattutto eccessivamente tragico, tale da venare di una nota patetica una pellicola che nelle scene precedenti aveva avuto un andamento molto più da commedia, con spunti assai brillanti (memorabile la scena in cui la madre di Allan si mette a rubare l’argenteria in casa dell’amante del figlio). Peccato che il film non continui sul binario della commedia, che ci pare più congeniale al regista e all’insieme del film: ci duole ammettere che in questo caso un finale anche troppo mieloso sarebbe stato ben più sensato del tragico finale che ci troviamo di fronte, il cui senso ci sfugge.
Tuttavia è inutile negare che nell’insieme si tratti di una pellicola di buon valore, con elementi più carichi di pathos alternati a tratti allegri, brillanti e vivaci. Comunque ottima la capacità del regista, al suo primo lungometraggio, di coniugare questi due momenti (sempre se si eccettua il finale, decisamente fuori posto). Buona la prova degli attori, in particolare di Steve Braun (Tommy). Molto belle le scene finali, con l’auto che corre nel deserto, e un cenno merita anche la colonna sonora con famosi brani degli anni ’70 e ’80. (www.boy-toy.org)

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