The Terence Davies Trilogy

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The Terence Davies Trilogy

“The Terence Davies Trilogy”, pietra miliare del cinema gay inglese, raccoglie i primi tre cortometraggi autobiografici di Terence Davies: ‘Children’, ‘Madonna and Child’ e ‘Death and transfiguration’, che insieme ripercorrono la vita di Robert Tucker, un alter ego del regista stesso, dall’infanzia alla vita adulta, fino alla morte. La biografia di Davis corrisponde abbastanza al contenuto dei primi due episodi (a parte il fatto che egli era in realtà l’ultimo di dieci figli), mentre riguardo al terzo, dove il protagonista muore vecchio e malato, Davis ha affermato che si trattava di ciò che egli allora temeva sarebbe stato il suo futuro. I tre episodi sono stati realizzati nell’arco di otto anni. Il primo “Children” è stato girato nel 1976 grazie al contributo finanziario del British Film Institute (BFI), quando Davies, aveva già superato la trentina e seguiva i corsi della scuola di arte drammatica di Coventry, dopo molti anni passati come impiegato contabile a Liverpool. La trilogia è ambientata a Liverpool a partire dagli anni 50’ dove il regista è nato nel 1945, da una famiglia povera e cattolica… (segue sulla scheda) R.M.

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Segue da sopra:
CHILDREN
Nel primo cortometraggio conosciamo Robert Tucker, un ragazzino timido e sensibile che frequenta una rigida scuola maschile cattolica dove l’ordine, le nozioni e i precetti cristiani vengono imposti con le bacchettate sulle mani. I compagni di scuola lo perseguitano e Robert stesso si sente diverso dagli altri, come vediamo nella splendida scena della visita medica, in cui lui se ne sta in disparte dai compagni, vergognandosi di mostrare il suo corpo. L’innocenza e la tranquillità interiore di Robert cessa poi del tutto alla vista di un ragazzo più grande che fa la doccia in piscina.
A casa, a momenti di serenità passati con la madre, si alternano scene di violenza da parte del padre, paranoico e gravemente malato. Il film termina con la morte del padre, evento da un lato liberatorio ma ovviamente anche drammatico. La storia di Robert bambino è intervallata da flash in cui egli è già ventenne, ancora infelice e depresso e alle prese con le sue prime esperienze di sesso promiscuo. .
MADONNA AND CHILD
Robert Tucker è ora un uomo di mezza età, un grigio impiegato, che ancora convive con la amata vecchia madre. La sera però egli si trasforma, mette il giubbotto in pelle e di nascosto dalla mamma esce di casa alla ricerca di sesso ‘proibito’, cosa che gli procura però anche devastanti sensi di colpa.
Come ha dichiarato il regista stesso, sino ai 21 anni egli sperava di trovare nella religione un sollievo e delle risposte al disorientamento causato dalle sue pulsioni omosessuali; invece la religione non fece che peggiorare le cose, aumentando i suoi sensi di colpa (‘Cristo è morto per i tuoi peccati’), cosicché ad un certo punto Davies ha perso la fede.
“Madonna and Child” è l’episodio più esplicito e anti-religioso della trilogia. Due scene in particolare sono indimenticabili. In una Tucker implora al telefono un artista del tatuaggio per convincerlo a fargli un tatuaggio sui genitali, mentre intanto scorrono immagini di una Via Crucis all’interno di una chiesa. In un’altra Tucker confessa al prete dei peccati veniali mentre pensa ai rapporti orali che ha compiuto nei gabinetti pubblici.
Andando contro-corrente rispetto ai movimenti per i diritti degli omosessuali, già attivi a quei tempi, Davies offre un’immagine dell’omosessualità deprimente: solitudine, sensi di colpa, sesso promiscuo e di tipo sado-masochista. Egli ha più volte dichiarato di non andare particolarmente fiero della propria omosessualità. Durante una proiezione della Trilogia a San Francisco uno spettatore aveva messo in dubbio che ci potesse ancora essere tutta quella sofferenza legata all’essere gay e Davies gli ha risposto ricordandogli che negli ambienti gay se uno è di bell’aspetto si ritrova tutte le porte aperte, ma se invece è bruttino, come il regista è sempre stato, non ha molto di che essere allegro. Dobbiamo comunque anche ricordare che quando Davies era adolescente nel suo Paese l’omosessualità oltre che essere un peccato grave era anche un reato penalmente perseguibile.
DEATH AND TRANSFIGURATION
Qui Tucker ormai vecchio si ritrova nel letto di un ospizio, lo stesso luogo dove era stata ricoverata sua madre, immobilizzato e impossibilitato a parlare per un infarto. Poco prima di morire nella sua mente scorrono senza logica immagini della sua vita: la sua infanzia con la sua mamma, il sesso sado-maso, sua madre anziana e poi morta e proprio per ultimo gli appare un bellissimo ragazzo.
In questo ultimo episodio, lo stile di Davies è ormai ben definito e non si ritrovano le occasionali sbavature presenti nei primi due. Sebbene tra un episodio e l’altro cambino sia lo stile che gli attori, la trilogia ha una sua unità dovuta anche ai continui rimandi alle varie fasi della vita del protagonista. La trilogia è girata in uno splendido bianco e nero che accentua il senso di alienazione e straniamento del protagonista. Come sarà ancora più evidente nei film successivi, la musica, sia popolare che classica, oltre alle immagini, ha un ruolo predominante rispetto al parlato.
La Trilogia può essere vista come la prima parte di una più larga trilogia autobiografica in cui Davies continua a raccontare episodi della sua vita, che comprende i suoi due lungometraggi successivi “Voci lontane, sempre presenti” e “Il lungo giorno finisce”, film che segnano la maturità stilistica del regista, perdendo però gran parte della spontaneità e sincerità della prima opera. (R. Mariella)

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