Il Tempo ritrovato

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Il Tempo ritrovato

Nonostante sia stato accolto molto criticamente dagli esegeti proustiani, a noi il film è piaciuto di per sé, indipendentemente dalla fedeltà o meno verso il romanzo fiume da cui deriva. Non c’è una storia avvincente ma piuttosto una composizione brillante e gustosa formata da una galleria di personaggi, quasi tutti con impolicazioni omosex. Molto gustosa è la scena del bordello maschile di Jupien, con ragazzi e soldati seduti in attesa di venir scelti dai clienti, con il barone di Charlus frustato a sangue, insoddisfatto ma generoso nelle mance. Rimane comunque una delle più interessanti e riuscite trascrizioni cinematografiche del romanzo di Proust. Imperdibile per chi ama il cinema come arte figurativa.

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Parigi, 1922. Nel letto di casa, Marcel Proust, ormai malato in modo irreversibile, prende un gruppo di fotografie, comincia a guardarle e ricorda i momenti a cui ciascuna di esse è legata. Ma ben presto le persone della vita di tutti i giorni si mescolano con i personaggi della finzione. E la finzione a poco a poco prende il sopravvento sulla realtà. La vita di Marcel vive solo nella realtà dei protagonisti della sua opera letteraria, che lui incontra e con lui si aprono, rivelano se stessi, cercano di chiarire il proprio ruolo. Sfilano Gilberte con il marito Robert; la splendida Odette; Morel, disertore e ricercato; Charlus schivo nella sua omosessualità; le cene a casa dei Verdurin; Albertine, la fedele domestica. Intanto arriva la guerra. Alcuni, come Robert, partono con sincero entusiasmo ma non faranno ritorno. Inoltre, alternandosi con gli altri, appare anche Marcel da piccolo, tutto preso dalle seduzioni dell’infanzia. Quando la follia bellica finisce, tutto prova a tornare come prima. Ad una nuova, grande festa i presenti si avvicinano a turno a Marcel. Lui esce sulla terrazza dell’albergo, e scende sulla spiaggia. Un bambino lo precede nell’acqua, mentre una signora legge una pagina de “Il trionfo della morte” di Gabriele D’Annunzio.

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