Stop a Greenwich Village

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Stop a Greenwich Village

Film molto bello che ricrea perfettamente l’atmosfera degli anni ’50 con i suoi bohémienne, omosessuali, socialisti, vegetariani, ecc. Lenny Baker interpreta un giovane che vuole diventare attore e cerca di liberarsi da una madre dominatrice (una divertentissima Shelly Winters).Tra i suoi amici c’è un gay nero che si fa chiamare Bernstein, e che dichiara di essere figlio di un principe africano. Molto toccante la scena che lo vede terribilmente depresso (cerca di scomparire sotto le coperte) e rivela quello che lo spettatore già conosce.

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Figlio di ebrei polacchi, il ventiquattrenne Larry Lapinski, che vuol fare l’attore, lascia i genitori – la madre, soprattutto, possessiva, opprimente – e si trasferisce da Brooklin al Greenwich Village, il quartiere newyorkese degli artisti, dove già frequenta una scuola di recitazione, ed ha una ragazza, Sarah. Trovato un impiego come commesso in una sorta di ristorante per vegetariani, Larry si lega, nel tempo libero, a un pittoresco gruppo di amici: il nero Bernstein Chandler, omosessuale; Anita Cunningham, che ha manie suicide; il giovane commediografo Robert Fuller; e Connie, che gli vuole segretamente bene, pur frequentando Robert. Tra una visita e l’altra della madre, che si ostina a trattarlo come un bambino, gli capitano varie disavventure: l’aborto di Sarah; la morte di Anita; l’improvvisa decisione di Sarah, che l’ha tradito con Robert, di piantarlo per andarsene in Messico con Connie e Bernstein. A fargli superare il dolore provocatogli dalla ragazza, gli giunge una chiamata da Hollywood: trovata finalmente la sua strada, Larry accetta sorridendo la torta che gli ha preparato sua madre.

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