Stirpe di sangue

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Stirpe di sangue

Le associazioni studentesche americane – con i loro riti di iniziazione, le loro ferree regole e i vincoli gerarchici hanno sempre costituito un terreno fertile per gli horror. Non c’è nulla come un obbligo di fedeltà a garantire la copertura dei delitti e a provocare vendette di ogni tipo e situazioni molto pericolose.
In questo filone, un regista che si è distinto in modo particolare per quantità , se non per qualità, è David DeCoteau che con la serie di The Brotherhood (sei episodi, al momento, a partire da Stirpe di sangue del 2000) ha sguazzato in mezzo a patti segreti tra studenti, confraternite e omicidi seriali. Il suo tocco originale è stato quello di aver realizzato una sua particolare versione omoerotica soft del genere college horror. (R. Mariella)

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CRITICA:

Chris è un giovane studente di una piccola comunità universitaria, appassionato sportivo e per nulla interessato ad entrare a far parte di una delle numerose ‘Fratellanze’ che si dividono il campus. Ma Devon, capo carismatico della Delta Tau Omega, ha messo gli occhi su di lui e lo vuole nel suo gruppo a tutti i costi.
Purtroppo per Chris, la fratellanza è solo una copertura per una stirpe di vampiri centenari.

Mettiamo che, una volta tanto, venite colti da un attimo di debolezza e decidete di acquistare una di quelle compilation su CD che ogni tanto vendono in TV a prezzi stracciati. Mettiamo che, una volta inserito il CD nel lettore, vi accorgete che l’opera non contempla le versioni originali ma solo delle patetiche cover su base midi.
Come definireste il responsabile di una tale operazione?
Un vigliacco imbroglione.
Signore e signori, vi presento David DeCoteau. Un pover’uomo che riesce, Dio solo sa come, a racimolare i soldi per girare finti horror straight-to-video che si reggono sul nulla (questo è stato girato in soli 4 giorni), solo per soddisfare la sua ossessione verso giovani adoni sbarbati e dal fisico apollineo, costretti a recitare perennemente in boxer attillati e calzini.
Chiunque si avvicinasse a ‘Stirpe di sangue’, credendo di assistere beato al solito teen-horror a base di cheap-thrills, rock fighetto e un po’ di sangue qua e là, rimarrebbe basito nell’accorgersi che nel film non c’è nulla di tutto questo. Solo un’ora e mezza di inquadrature ben strette su granitiche chiappe maschili, interminabili sequenze in cui i protagonisti incedono a torso nudo e al rallentatore e svariate allusioni omosessuali.
Chiariamo subito: nessun preconcetto verso l’omosessualità in quanto tale, ci mancherebbe. Quello che trovo inaccettabile, nel film di DeCoteau, è la vigliaccheria con cui tutto viene messo in scena, senza prendere il coraggio delle proprie posizioni.
Niente infatti, per tutto il film, lascia intendere che i protagonisti siano gay, anzi.
Chris, all’inizio del film è tutto teso nel tentativo di conoscere Megan, la ragazza dei suoi sogni (praticamente l’unica presenza femminile del film che – per inciso – è pure un mezzo cesso buzzicone e recita da fare schifo).
Però… mentre Chris si allena, Devon lo osserva rapito, abbassando lentamente gli occhiali da sole. Certo, l’interesse verso il ragazzo è solo perché gli serve un nuovo corpo per la sua anima immortale di vampiro, ma allora perché la ripresa che dovrebbe suggerire la sua soggettiva indugia su un dettaglio in ralenty delle chiappe di Chris, ben tese durante lo stretching?
E ancora: nella scena ‘clou’ (si fa per dire…) della pellicola, in cui si compie il rito del passaggio definitivo di Chris alla fratellanza, Devon costringe il nuovo adepto a succhiare il sangue di una ragazza. Data la reticenza di Chris, il vampiro si trova costretto ad artigliare la nuca del ragazzo e a spingerlo con decisione verso il braccio della giovane. Solo che, chissà perché, l’inquadratura scelta da DeCoteau fa in modo che, per un sottile gioco di prospettive, sembri che Devon spinga la testa di Chris contro il suo inguine (ah, ovviamente i due sono in boxer attillati…).
Tutto procede su questo tono, senza che DeCoteau abbia mai il coraggio di prendere decisamente posizione.
Sono sicuro, insomma, che a sentirsi offeso da ‘Stirpe di sangue’ dovrebbe essere per primo proprio un omosessuale convinto e fiero di esserlo.
Al di là di tutto questo, poi, ‘Stirpe di sangue’ è un horror che fa acqua da tutte le parti: i dialoghi che costellano la vicenda sono inutilmente prolissi ed estenuanti, la messa in scena è di una sciatteria senza pari e tutto si trascina stancamente senza che la storia conosca il benché minimo sussulto o colpo di scena.
Non. Succede. Nulla.
Il finale poi, è talmente incredibile da ridefinire il concetto di ‘improvvisato lì per lì perché nessuno sapeva come cazzo finire il film’, e merita di essere riportato con dovizia di particolari… (Tiziano, www.morellismovieguide.com)

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