Lo spaventapasseri

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Lo spaventapasseri

Dopo aver scontato sei anni di prigione per rissa Max (Gene Hackman) diventa amico di Lyon (Al Pacino) che ha piantato la moglie cinque anni prima: il primo sogna di aprire una stazione di servizio il secondo vuole conoscere finalmente suo figlio. Insieme attraversano l’ America nel disperato inseguimento dei loro sogni. Palma d’oro a Cannes. Il film sembra proseguire il discorso iniziato da “Un uomo da marciapiedi”, dal quale riprende sia la tipologia dei personaggi, persone che vivono ai margini e non riescono a integrarsi, che la tematica dell’amicizia virile. In questo caso, quest’ultima, è il vero motore del film che diventa praticamente una grande storia d’amore, in crescendo, tra due uomini “eterosessuali”. Un’amicizia che alla fine li farà diventare due persone migliori, capaci di sacrificare anche il loro sogno di una vita pur di aiutare l’amico. Regista e sceneggiatore si premurano di farci capire, che questa storia non c’entra nulla con l’omosessualità, che invece è una cosa cattiva e malvagia. A questo scopo viene inserito un personaggio omosessuale, Jack Riley (Richard Lynch), che cercherà un rapporto con Lyon, finito in carcere con l’amico Max per una zuffa. L’approccio verrà respinto con decisione ma scatenerà la violenza di Jack, chiamato mostro, finocchio, ecc., che verrà poi castigato da Max. Resta comunque aperta, la possibile inclinazione gay di Lyon, che è fuggito dalla moglie che aveva ingravidato; che durante tutto il film, al contrario del compagno, non lo vediamo mai coinvolto in rapporti con l’altro sesso, mentre viene sottolineata una sua predisposizione al voyeurismo quando l’amico si unisce a una donna (cosa evidenziata anche nella sua prima apparizione nel film, quando spia l’amico da dietro l’albero); che dimostra verso Max un attaccamento e dedizione totali (anche quando respinge le avances di Jack potrebbe farlo perchè innamorato di Max), un amore che alla fine l’amico avrà imparato a restituirgli.

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Max (Hackman, faccia rubiconda e modi burberi da iracondo irlandese) è un ex galeotto in viaggio per Pittsburg, all’inseguimento di un sogno tanto strampalato (aprire un auto lavaggio) quanto irrealizzabile. Lyonel (Pacino, allora semi-sconosciuto, ma già grande nei panni di un personaggio fatto di dolcezza, ingenuità e follia) è anch’egli “sulla strada”, diretto a Detroit per incontrare un figlio che non ha mai visto. Il loro è un incontro di due “perdenti”, entrambi ai margini della società, ma per ragioni diverse: uno è attaccabrighe e diffidente, l’altro fantasioso e naif. La loro inadeguatezza alla vita li tiene lontani dalla metropoli, dove i loro sogni si infrangono contro il cinismo e le incomprensioni degli “altri”. Il loro habitat naturale, infatti, è anch’esso “marginale”, periferico e isolato. Il loro idillio è negli spazi aperti, nelle grandi high-ways americane, che si perdono tra i campi (e nei tempi dilatati e stantii di Shatzberg). E come degli spaventapasseri reagiscono a modo loro (Lyonel sostiene che lo spaventapasseri faccia ridere gli uccelli, il cinico Max è scettico) agli attacchi della vita: aggredendo i corvi, o allontanandoli con una risata. (Darius – Fim.tv.it)

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