The Sea is Behind

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The Sea is Behind

Tarik non riesce a versare nemmeno una lacrima per la perdita dei suoi figli, o per la sua vita in rovina, dopo che la moglie lo ha abbandonato. Invece si avvolge i baffi sotto un velo e ondeggia le anche a suon di musica, su di un carretto trascinato da un cavallo malconcio, in mezzo ad un piccolo corteo di pubblico, che si muove inelle vuote strade marocchine. Tarik è un H’Dya, un ballerino tradizionale che si esibisce in abiti femminili. Il padre di Tarik, guida la sfilata e quando il suo amato cavallo Larbi, morente, rifiuta di andare avanti, gli pettina la criniera amorevolmente. L’amico di Tarik, Murad, è minacciato e insultato a causa della sua omosessualità. C’è davvero qualcosa che contamina l’acqua, come sostengono tutti? O è tutto nella mente di Tarik? Nel suo terzo lungometraggio, Hicham Lasri ci parla, con belle e surreali immagini in bianco e nero, di tradizioni, di intolleranza e violenza, di amicizia e legami di sangue. E di amore per gli animali , anche se forse inappropriato. Aiutato da una rauca musica rock marocchina, Lasri compone una specie di ‘stato di intossicazione’ alla David Lynch, per produrre una vera e propria moderna esperienza cinematografica maghrebina.

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trailer: The Sea is Behind

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Tarik, a cross-dressing troubadour who performs traditional dances and shunned by those around him. Crippled by inertia, he is unable to feel emotion even when faced with the man who killed his family. Larbi, the family horse who pulls the cart on which Tarik dances, won’t take another step. And word has it the drinking water has been contaminated. And Tarik’s false persecution as a homosexual where homosexuality is still palimpsest and a criminal offense.

In a world faltering between fantastic and fantasy, lives Tarik, a man who, to earn his living, danses dressed as a woman, on a cart pulled by an old horse. Tarik is a victim of society, a broken man who lost his children in an accident and whose wife left for another man. Tarik drags his life and misery, cigarette between his lips, waiting for time to pass. But one day, the horse stops and Tarik must face his future.. Against his will he is involved in a terrible quest where he must face his pain and accept his grief. He will then learn to live again and let colours take him out of insanity and of himself.

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Tarik è un uomo distrutto, che ha perso i suoi figli in un incidente, mentre la moglie l’ha lasciato per un altro uomo. In una Casablanca devastata, tra rovine e rifiuti, Tarik tiene in vita un’antica tradizione marocchina, la H’Dya: travestito da donna, balla al ritmo di una sgangherata fanfara su un carro trainato da un cavallo. Una discesa lucida e deliberata verso l’emarginazione sociale per andare alle radici del suo stesso dolore, accompagnata da una fragorosa colonna sonora a base di rock maghrebino. Da uno dei cineasti di punta del nuovo cinema marocchino, un film visionario e intenso, in bilico tra sogno e allucinazione, un’immersione in un mondo popolato da violenza e intolleranza, tradizione e disperazione, amicizia e solitudine. (Gender Bender)

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