Roma, città aperta

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Roma, città aperta

Durante i nove mesi dell’occupazione nazista di Roma, la polizia tedesca è sulle tracce di un ingegnere che è a capo di un movimento della resistenza. Il giovanotto, sfuggito in tempo alla perquisizione nel suo appartamento, trova rifugio nella casa di un parroco della periferia, benemerito della lotta contro l’oppressore. Ma la delazione di un’attricetta che ha avuto una relazione con l’ingegnere, attratta dal miraggio di lauti guadagni, porta all’arresto dell’ingegnere e del parroco. Sottoposti a crudeli sevizie perché rivelino i nomi dei loro compagni, i due resistono eroicamente e, mentre il giovane perde la vita sotto la tortura, il prete, contro il quale si sfoga inutilmente la bestiale ira dei poliziotti, viene condannato alla fucilazione. Anche in questo film, come usava in quegli anni, l’omosessualità viene usata per connotare meglio dove stà il male, in questo caso per sottolineare la differenza tra gli italiani e gli oppressori. Abbiamo così che il Maggiore Fritz Bergmann ha delle movenze effeminate (l’attore Harry Feist era un coreografo omosessuale, scelto apposta per questo) e chiaramente lesbica è la tortutarice kapò nazista Ingrid (Giovanna Galletti), vedi la scena di seduzione con Marina Mari (Maria Michi) che poco prima era stata mostrata mentre si specchiava, anche questo secondo il clichè che identifica l’omosessualità con il narcisismo.

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4 commenti

  1. thediamondwink

    IL FILM per eccellenza, tra i “diamanti” del cinema d’autore italiano, tra cui spicca anche “Ossessione”, capolavori di cui non si può fare a meno di non parlare e soprattutto impossibile da non amare. La Magnani è eccelsa, l’adoro! Non avevo notato nemmeno io i “personaggi” all’interno del film, quindi lo riguarderò con piacere appena posso!!! BELLISSIMO!

  2. istintosegreto

    L’amico Nick88, ricordandomi la Magnani, mi ha fatto venire voglia di rivedere questo capolavoro. Non avevo mai fatto caso all’omosessualità presente in un paio di personaggi, preso com’ero dal senso di oppressione e persecuzione perfettamente reso dai protagonisti. Sono sempre felice di avere nuovi spunti di riflessione e, riflettendo, non trovo offensivo il fatto che, in questo film, i personaggi omosessuali siano i più spietati. Credo infatti che l’ambiguità sessuale aggiunga profondità alla caratterizzazione psicologica. Se i due tedeschi (un uomo e una donna) non fossero palesemente ambigui, oltre che luciferini, chi si sarebbe accorto di loro, tra le grida “Francesco!” della mitica Anna e le maledizioni rotte dal pianto dell’altrettanto mitico Aldo? E pensare che qualche volta ho sentito definire Verdone un degno erede dei migliori attori romani del passato. Ma scherziamo?? Verdone?? Siamo passati dai burini super talentuosi ai… burini e basta. Velo pietoso.

  3. zonavenerdi

    Film simbolo, non solo della sua epoca, ma di tutto il cinema italiano di ogni tempo. Memorabile la scena in cui la Magnani corre per la strada quando scopre che il marito Francesco (Fabrizi) è stato arrestato dai tedeschi e per questo viene fucilata sul posto. Ma anche quando, ad esempio, guardando un palazzo distrutto dice che quella è opera degli americani, i presunti liberatori …

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trailer: Roma, città aperta

https://youtube.com/watch?v=f_OesvC9M1A%26hl%3Dit_IT%26fs%3D1

Varie

A Roma il regime fascista è caduto, gli Alleati hanno invaso l’Italia ma ancora non sono giunti nella capitale, dove la resistenza è più attiva che mai. Manfredi, militante comunista e uomo di spicco della resistenza, sfugge a una retata della polizia e si rifugia presso un tipografo antifascista, Francesco. Il giorno seguente, Francesco dovrebbe sposare Pina, una vedova madre di un bambino. La sorella di Pina, Lauretta, fa la prostituta in un locale insieme a un’altra giovane, Marina, legata sentimentalmente in passato a Manfredi. Don Pietro, il parroco locale, è anticomunista, tuttavia non nega aiuto ai perseguitati politici e fa da portavoce dei partigiani. Rispettato da tutti, compreso Marcello e la sua banda di piccoli sabotatori, riesce a passare facilmente attraverso le linee nemiche, senza destare sospetti. Manfredi sfugge a un’altra retata tedesca mentre Francesco viene arrestato. Pina grida tutta la sua protesta e cade sotto il fuoco dei mitra. Più tardi Francesco riesce a scappare e si nasconde, con Manfredi, nell’abitazione di Marina. Scoppiano i dissapori e cresce il risentimento della ragazza per Manfredi, tanto che Marina, per ottenere della droga, tradisce l’uomo denunciandolo a Ingrid, agente della Gestapo, al servizio dei comandante Bergmann. Manfredi viene così arrestato durante un incontro con don Pietro ed entrambi vengono fatti prigionieri. Manfredi subisce terribili torture e muore. Don Pietro viene fucilato. Mentre Marina e Lauretta cadono sempre più nell’abiezione morale, Francesco, Marcello e i suoi ragazzi continuano la lotta.

CRITICA:

« È un film che rievoca il tragico periodo dell’occupazione tedesca di Roma e ne dà un quadro e un giudizio così giusto da suscitare immediatamente in tutto il pubblico il più vivo consenso e per il ricordo della recente tragedia, anche commozione profonda. Lo squallore delle vie cittadine nelle notti di coprifuoco e gli arresti, le torture, i delitti, le bieche figure di Caruso e di Dollmann, tutto qui è ricordato, con oggettività priva di retorica e con implicita valutazione politica così assennata ed equa che il film merita indubbiamente il plauso di tutti gli onesti. Valendosi intelligentemente dell’abilità di due attori popolari come la Magnani e Fabrizi, il regista ha sorretto la semplicità della trama drammatica su sequenze alternanti abilmente note comiche e addirittura grottesche alle scene più forti e strazianti. » (Umberto Barbaro, l’Unità, 26-11-1945 )

« La Magnani è immensa. Attrice sensibile, intelligentissima. E non venitemi a parlare di volgarità. La Magnani va collocata, studiata e criticata sul piano del romanesco. Allora si vedrà che, nella sua virulenza plebea, l’attrice deriva proprio dalla tradizione popolare più pura e quindi più nobile. Giovacchino Belli scenderebbe dal suo piedistallo e s’inchinerebbe, con la tuba in mano davanti a lei. C’è un momento nel film in cui il Vammoriammazzato! di Anna Magnani, rivolta a un tedesco, toglie il respiro e rimane nell’aria, tragicamente come una condanna definitiva.» (Silvano Castellani, Star, 6-10-1945 )

« Rappresenta la grande sorpresa italiana del dopoguerra, l’inaugurazione (o meglio, la consacrazione) del neorealismo. Rossellini si propone come il suo corifeo. Non ha alle spalle una ideologia salda o nuova, al massimo si richiama ai valori del cattolicesimo, e forse neppure a quelli. La forza del film risiede nella trasgressione di ogni regola, di ogni consuetudine, di ogni luogo comune culturale. » (Fernaldo Di Giammatteo, ‘Dizionario del cinema)

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