I racconti del cuscino

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I racconti del cuscino

Nagiko, figlia di uno scrittore, impara ad associare l’eros alla scrittura sulle tracce di Sei Shonagon, la cortigiana del X secolo autrice del libro omonimo. Dopo aver usato la propria pelle come pergamena, diventa lei calligrafa e utilizzerà tredici corpi maschili come altrettanti libri, per vendicarsi di un bieco editore, già amante del padre e responsabile della morte del suo amante. Questo film si fa apprezzare oltre che per la favola classica cinese, anche per le ostentate e bellissime nudità di Ewan McGregor. La storia omosessuale inizia con l’editore che si accoppia col padre della protagonista e prosegue, allo stesso livello di quella eterosessuale, col suo amante bisessuale (McGregor) che è anche l’amante dello stesso editore. Calligrafico anche il film, oltre che la storia, ma visivamente meraviglioso.

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6 commenti

  1. Non è vero che fa schifo!
    Di solito è considerato un film fallito di Greenaway, ma secondo me è straordinario! Del tutto fuori dagli schemi, propone un’idea di cinema coraggiosa e tutta sui generis – la storia c’è, ma la trama è molto esile: è tutto emozioni e sensazioni. Ha una fotografia bellissima e una colonna sonora azzeccatissima. Forse un po’ estetizzante nelle scene di nudo… Il protagonista è Ewan McGregor, che da solo basta la visione; ma anche la protagonista, Vivian Wu, è molto affascinante! E poi, c’è un Giappone che non si riduce al sushi!

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A Kyoto nel 1970, Nagiko Kiohara, una bambina giapponese, nel giorno del suo compleanno dal padre, scrittore calligrafico, le viene scritto sul viso un augurio, mentre la zia le legge alcuni brani tratti dal libro “I racconti del cuscino”. Sull’esempio dell’autrice del libro, la zia convince Nagiko a tenere un diario personale. Frattanto il padre di Nagiko, pur di vedere pubblicati i suoi scritti, intrattiene rapporti “omosessuali” con un editore. Il giorno del 18º compleanno di Nagiko il padre le scrive per l’ultima volta sul viso un augurio e la costringe a sposare il nipote dell’editore. Lo sposo non comprende l’interesse letterario di Nagiko: i due litigano spesso e l’uomo brucia i diari di Nagiko e dà fuoco alla casa. Nagiko fugge ad Hong Kong e per vivere accetta umili lavori nelle cucine dei ristoranti. Appreso l’inglese, viene assunta come impiegata presso uno stilista; poi si afferma come modella e, per vivere l’esperienza del padre che le scriveva sul viso cerca e trova giovani amanti disposti a scrivere liberamente sul suo corpo. Succesivamente, al Cafè-Typo conosce Jerome, un traduttore inglese, che la convince ad essere lei “la scrittrice” e non “la carta”. L’amico Hoki, fotografo, nel frattempo porta le fotografie scattate sugli uomini usati da Nagiko all’editore, un tempo amante del padre di Nagiko, anche lui trasferitosi ad Hong Kong. Scoperto che Jerome è l’attuale amante dell’editore, Nagiko lo invita in casa e, conquistatolo, scrive sul corpo di Jerome poesie, preghiere in varie lingue e infine un messaggio pubblicitario per un progetto di 13 poemi erotici. Il progetto piace all’editore che lo fa trascrivere e lo diffonde. Ma l’uscita del 5º poema coincide con una tragedia: pur di riconquistare l’amore di Nagiko che lo aveva abbandonato, Jerome si droga per fingersi morto ma muore e Nagiko, disperata, scrive sul corpo esanime dell’amato il suo poema dell’amore. L’editore, sperando di trovare sul corpo di Jerome un altro poema, ne fa riesumare il corpo, da cui asporta e conserva la “pelle”. Il giorno del suo 28º compleanno Nagiko riceve da Hong Kong il “libro di pelle umana”, dopo che un lottatore aveva strangolato l’editore. Poi, per continuare la tradizione, scrive un augurio di buon compleanno sul volto della bimba che le è nata dal suo amore con Jerome.

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