Raccionepeccui

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Raccionepeccui

Tratto dall’omonima pièce scritta dallo stesso Bertolucci. In quarantacinque minuti di monologo comico, tragico, nero, rosa, lugubre, poetico, Marina Confalone vomita in scena l’incredibile vicenda di una povera disperata del meridione d’Italia: l’orfanotrofio, il lavoro di maestra elementare in una scuola di paese, il calvario dell’emarginazione omosessuale, il primo grande amore, l’inferno dell’omicidio, la maternità, l’ospedale psichiatrico… La deflagrazione mentale del personaggio si traduce in deflagrazione espressiva. Ne nasce un idioma completamente inventato che, sulla base di un contorto meridionalese, si struttura in una babele di prestiti e calchi linguistici: dal fumetto, dalla pubblicità, dai verbali di polizia. (TGLFF)

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Un commento

  1. Qaulcuno ce l’ha? O anche l’ha visto e sa dirmi com’è? Mi piace molto G. Bertolucci, ho visto quasi tutti i suoi film (compreso l’introvabile ”Amori in corso”), ma questo non si riesce a reperire..

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Scandaglia un altro tipo di presa di coscienza, invece, la corrosiva performance di Marina Confalone nel bel monologo Raccionepeccui orchestrato da Giuseppe Bertolucci e presentato nella «competizione video» del festival [Locarno]. Una confessione di radice teatrale, filmata in una nudità scenografica portata all’estremo, proprio per lasciar debordare un cortocircuito linguistico dove si centrifugano parlate meridionali, stilemi dialettali, slogan pubblicitari e frammenti di burocratese. Come testimonia il «raccionepeccui» con cui la protagonista puntella le svolte «logiche» del suo racconto. Un racconto singhiozzato e «deviato» che ripercorre le tappe bruciate di una vita a colpi di trauma, passando dalle goffaggini delle prime battute fino ai risvolti più drammatici del finale «psichiatrico» da cui filtra un omaggio a Franco Basaglia. (Unità 7/8/05)

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