Rabioso sol, rabioso cielo

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Rabioso sol, rabioso cielo

Nel suo ultimo film, Julián Hernández ritrae l’amore come un atto epico di martirio in cui redenzione e completezza possono essere raggiunte soltanto nell’aldilà. Questo nuovo lavoro racconta la storia di due uomini, Kieri e Ryo, e del loro amore incondizionato. L’assolutezza di questo amore è ciò che dà senso alle loro vite. Ma la loro devozione reciproca non dura a lungo – Ryo viene portato via e, di conseguenza, Kieri si ritrova a doversi imbarcare per un viaggio misterioso. Senza che lui lo sappia, è “Corazón del cielo”, o Cuore del Cielo in persona che guida e protegge i due amanti nella loro ricerca e sprona Kieri nella sua bramosia.
Fuga, ricerca e attesa sono le tappe del viaggio solitario di Ryo, che si conclude con la sua morte, mentre Kieri, nella disperata ricerca del suo amato, acconsente a sacrificare il suo corpo per ridare vita a Ryo. Quando muoiono, “Corazón del cielo” guida la terra perchè li copra, cosicchè una nuova vita possa sbocciare dal loro decesso. Uniti nella morte, Ryo e Kieri ritornano alla vita attraverso il mito – perchè il Cielo non si dimentica di coloro che sono capaci di amare incondizionatamente. (Berlinale 2009, tr. G.B.)

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Un commento

  1. istintosegreto

    Bianco e nero. Lenti movimenti della cinepresa che inquadra paesaggi, muri sporchi, edifici… Primi piani insistiti su espressioni vacue di attori ebeti. Niente dialoghi, ma tanti pensieri “intellettuali” formulati ad alta voce. Corpi nudi esibiti in modo da alleviare l’effetto soporifero. Scene di sesso spinte ma non troppo perché (non dimentichiamolo) è arte. Il tutto infilato più o meno a casaccio dentro quella che dovrebbe sembrare una trama. Ecco gli ingredienti del perfetto film da festival. Gli spettatori si spaccano i coglioni per tutta la durata della proiezione. Sperano invano di vedere qualche cazzo duro (o passera spalancata a seconda dei gusti) per andare un momento al cesso farsi una pippa. Si sentono perfino in colpa quando, dopo la proiezione, i critici gareggiano a suon di paroloni per descrivere il presunto capolavoro accessibile a pochi. Basta leggere la presentazione scritta sopra per rendersene conto. Ma per favore…

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